Grillini dissidenti: tutti gli eletti che hanno lasciato il Movimento 5 Stelle

I grillini dissidenti sono anche i fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle. Alcuni hanno preferito lasciare il gruppo di Beppe Grillo, giudicato come troppo strutturato e rigido.

da , il

    I grillini dissidenti sono anche i fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle. In effetti è proprio la loro “dissidenza” ad avere portato alcuni dei rappresentanti del gruppo di Beppe Grillo a lasciare il Movimento, perché, in alcuni casi, non si sono trovati d’accordo con le posizioni del leader. Sarà perché la linea politica portata avanti da Beppe Grillo è particolarmente rigida; sarà perché all’interno del Movimento ci sono state idee differenti, come può accadere in un gruppo. In ogni caso, i fuoriusciti ci sono stati, è impossibile negarlo.

    Se poi le differenze di opinione e, quindi, l’abbandono del Movimento debbano essere interpretati come una crisi o, comunque, come un indebolimento del Movimento stesso, non è facile dire. Il parere va sicuramente rimandato ad una diversità di punti di vista. Non tutti si sono trovati in sintonia con le posizioni del movimento espresse a livello generale. In molti hanno fatto notare, rivendicando le proprie posizioni, che all’interno del movimento di Beppe Grillo non sono ammesse idee diverse.

    Sta di fatto che, comunque, il gruppo segue una linea generale, che non ammette eccezioni. Tutto ciò può portare a delle contraddizioni più o meno apparenti, di fronte alle quali le reazioni non sono state sempre molto positive, proprio per questo alcuni, pur essendo stati eletti, piuttosto che uniformarsi hanno deciso di abbandonare. Per alcuni, come è accaduto, ad esempio, nel caso di Fabiola Anitori, ad un certo punto non è apparsa più chiara l’impostazione iniziale e altri hanno visto il movimento come un sistema chiuso, che respinge chi decide di non allinearsi.

    Molti sono stati chiari su questo punto. Ad esempio, Paola De Pin ha fatto notare che il dissenso è l’essenza del dibattito democratico. Alcuni grillini, comunque, sono stati anche (contro la loro volontà) espulsi dal Movimento 5 Stelle. E’ il caso di dire che ad alcuni le posizioni di Grillo e di Casaleggio sono sembrate troppo forti, per poter portare avanti una linea che possa fare affidamento su delle idee contrastanti con le posizioni generali.

    Proprio per questo hanno preferito rinunciare, anche per un fatto prettamente ideologico. Si sono ritrovati nell’impossibilità di far valere il loro dissenso, di fronte al quale l’unica opportunità è stata quella di dare le dimissioni. Ecco perché possiamo parlare di grillini dissidenti, nel senso che hanno deciso di dimettersi di propria volontà. Spesso si è minimizzato su questi grillini che si sono dimessi. Eppure questi casi sono continuati nel tempo.

    SCORRI LE PAGINE PER LEGGERE TUTTI I CASI

    Altri 10 parlamentari abbandonano Grillo

    10 parlamentari, in particolare 9 deputati e un senatore, il 27 gennaio hanno deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle. Si tratta di Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Aris Prodani, Samuele Segoni, Mara Mucci, Eleonora Bechis, Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato e Francesco Molinari. Le motivazioni sono state annunciate attraverso una conferenza stampa. I parlamentari pentastellati hanno detto di essere davanti ad un bivio, di voler cambiare l’Italia e di volerlo fare con coerenza e responsabilità. Per questo avrebbero scelto di “ribellarsi”. Secondo ciò che ha detto Rostellato, all’interno del movimento sarebbero negati il dibattito e il pluralismo e, con la loro azione, i parlamentari dissidenti vogliono dire no ad un direttorio nominato dall’alto e che spesso deciderebbe per tutti. I 10 parlamentari fuoriusciti si aggregheranno in una componente del gruppo misto, perché sono pochi per formare un gruppo autonomo.

    Vacciano, Simeoni e Iannuzzi

    Tre eletti lasciano il M5S in un solo giorno dopo una bagarre in Aula durante i lavori per la legge di Stabilità il 22 dicembre 2014. I senatori Giuseppe Vacciano e Ivana Simeoni e il deputato Cristian Iannuzzi, figlio della senatrice dimissionaria, hanno confermato il loro addio per il dissenso con la linea politica del movimento. Vacciano, che era anche tesoriere, ha consegnato la lettera di dimissioni al presidente del Senato Pietro Grasso e ha spiegato su Facebook che l’addio al momento riguarda solo il Parlamento e non il gruppo del M5S. “Le decisioni prese e le scelte organizzative fatte nelle scorse settimane a mio avviso sono distanti da quanto ho sostenuto e per il quale ho combattuto in questi anni“, ha scritto il senatore. Iannuzzi, che si era espresso contro la manovra del governo (“State mettendo la fiducia su un giornaletto, come se fosse Topolino“, aveva detto in occasione della fiducia) era in dissenso da tempo con il movimento di Beppe Grillo.

    Tommaso Currò

    Tommaso Currò a dicembre 2014 lascia il M5S dopo il voto alla Camera sulle politiche europee. Il deputato pentastellato ha votato a favore dell’esecutivo e ha annunciato la fuoriuscita dal gruppo in aperta polemica con le politiche del movimento. “Voglio sentirmi sereno e orgoglioso di lavorare per un progetto politico nel quale riconoscermi e attraverso il quale operare. Oggi questa condizione in M5S non c’è più”, ha dichiarato nella dichiarazione successiva al voto. “Da un lato – ha continuato – c’è chi si assume la responsabilità di governare il Paese e dall’altro chi tenta di risolvere la crisi esclusivamente con atteggiamenti pregiudizievoli per la stabilità delle Istituzioni della Repubblica”. Infine, un affondo alle alleanze del M5S in Europa. “C’è chi intende migliorare le regole per un Europa più equa e più giusta e chi propone alleanze con la destra populista di Farage, predicando una deleteria uscita dall’Euro e minando quel processo di integrazione degli Stati che ha permesso all’Europa di godere del più lungo periodo storico di pace”.

    Ivan Catalano

    Ivan Catalano ha avuto un contrasto con Grillo, perché non avrebbe voluto restituire la diaria. Inizialmente viene perdonato, però non avrebbe fatto niente per redimersi. Alla fine non avrebbe restituito il denaro e lascia il movimento di sua iniziativa nel febbraio del 2014.

    Cristina De Pietro

    Cristina De Pietro è stata eletta in Liguria e nell’ottobre del 2014 ha deciso di passare al Gruppo Misto. All’interno del Movimento 5 Stelle alcuni hanno additato i suoi rendiconti, affermando che ha sempre restituito pochissimo. Secondo altri, la De Pietro avrebbe avuto anche delle forti divergenze d’opinione. La De Pietro risponde che le sue restituzioni sono state sempre regolari.

    Bartolomeo Pepe

    Bartolomeo Pepe è stato il protagonista di uno scontro con Roberto Fico. Secondo Pepe, proprio Fico era il responsabile della sfiducia del meetup di Napoli. Inoltre non era stato nominato dai suoi colleghi alla commissione rifiuti ed ecomafie. Inizialmente i colleghi lo avevano indicato come papabile, ma poi al suo posto sono arrivate altre nomine. In seguito a tutti questi fatti, il senatore ha deciso di presentare le proprie dimissioni e di passare al Gruppo Misto.

    Fabiola Anitori

    La senatrice Fabiola Anitori ha deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle e di passare al Gruppo Misto. La senatrice ha spiegato che non riconosce più l’impostazione del movimento che era stata proposta inizialmente. Le sembra più un partito personale. A confermare il tutto è stato Daniele Martinelli, capo della comunicazione del M5S alla Camera, che ha detto come l’abbandono sia stata una sorpresa. Fabiola Anitori ha dichiarato che ogni tentativo di costruzione viene visto come un tradimento o come un inciucio e tutto ciò porta ad una stagnazione sterile.

    La senatrice ha fatto notare: “Non riconosco più l’impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel ‘partito personale’ dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea“. La Anitori ha affermato di aver creduto e di continuare a credere nel messaggio politico del cambiamento da attuare. Tutto ciò secondo lei deve essere fatto per mezzo del confronto democratico, che ritiene un valore, una virtù repubblicana, e che in questo momento non ritrova più all’interno del Movimento 5 Stelle.

    Alessandro Furnari

    Alessandro Furnari ha deciso di passare al Gruppo Misto, perché ha chiarito di non essere interessato al denaro e di rinunciare, quindi, anche alla pensione che invece prenderanno gli altri parlamentari del Movimento 5 Stelle. Le sue parole sono state dirette nei confronti dell’ufficio stampa del M5S. Secondo Furnari, esso attuerebbe “una gogna mediatica studiata ad hoc per tutte le menti pensanti che scappano”. Inoltre ha fatto presente: “Mi sembra sempre più evidente che ormai del M5S sia rimasta solamente l’istituzione”.

    Vincenza Labriola

    Vincenza Labriola ha rinunciato al Movimento 5 Stelle per entrare a far parte delle fila del Gruppo Misto. Attraverso la sua pagina Facebook, ha fatto presente che ha inteso rimanere fedele alle idee fondanti del gruppo di Beppe Grillo, ma allo stesso tempo ha deciso di lasciare quella che si può considerare un’istituzione. Labriola ha detto: “Siamo i primi Liberi Cittadini a compiere questo passo. Tra le cause di questa scelta meditata a lungo e, comunque, dolorosa, c’è una questione di cuore: l’Ilva, i suoi drammi e il coinvolgimento della nostra Taranto a cui il Movimento ha voltato le spalle”.

    Paola De Pin

    Paola De Pin ha dato le dimissioni dal Movimento 5 Stelle. Ha detto di essere arrivata a questa decisione dopo una lunga riflessione, in seguito al caso che ha coinvolto Adele Gambaro. Ha fatto riferimento a quella che le sembra una gogna mediatica e ha chiarito che non bisogna avere paura di esprimere le proprie opinioni, perché altrimenti non vivremmo in una democrazia. Ha aggiunto: “Ritengo che il dissenso, e la possibilità di esprimerlo, siano necessari e rappresentino l’essenza del dibattito democratico . Il pericolo adesso è che nessuno voglia esprimere il proprio disaccordo per la paura delle conseguenze. Temo pertanto che questo episodio porti all’autocensura dei parlamentari M5S”. Su Beppe Grillo ha chiarito che, dopo aver conquistato gli italiani, ha rischiato di distruggere, con la sua linea di condotta, il lavoro di 5 anni.

    Adriano Zaccagnini

    Adriano Zaccagnini ha detto addio al Movimento 5 Stelle. Ha fatto riferimento ad un “movimento aziendalista” e ha parlato di “Berlusconi 2.0”. Ha fatto notare di non avere più la forza di continuare a combattere da dentro una guerra che non ha senso. Zaccagnini ha dichiarato: “A me non piace stare nella ruota del criceto”. Qualcuno ha anche ipotizzato che potesse esserci un suo avvicinamento a SEL, però l’onorevole ha voluto puntualizzare che non è affatto così.