Raccolta vestiti usati: un business milionario

Raccolta vestiti usati: un business milionario
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    Raccolta vestiti usati: un business milionario

    Qual è il ciclo del riuso degli abiti non più utilizzati una volta gettati nei grandi cassoni gialli che troviamo ai bordi delle strade nelle nostre citta? Esiste un’apposita normativa in materia di tali speciali rifiuti – IV parte del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. – che regolamenta la raccolta differenziata dell’abbigliamento e dei prodotti tessili. Classificato come rifiuto urbano, il materiale contenuto all’interno degli appositi cassoni ogni anno movimenta migliaia di tonnellate di materiale, alimentando un mercato in continuo sviluppo, i cui strascichi – caratteristica tipicamente italiana – trovano terreno fertile nella sfera dell’illegale. Tra tutte le grandi movimentazioni poca merce dell’intero stock nei magazzini giunge ai bisognosi. “Chi di dovere” ha iniziato a lucrare, nella prospettiva di lauti guadagni.

    La normativa prevede che tale tipo di rifiuto – classificato come rifiuto urbano – sia sottoposto al controllo diretto dei comuni o dei gestori che direttamente, o attraverso terzi, gestiscono il servizio di raccolta e conducono il rifiuto ad una sua rigenerazione. Chi dona – perchè nella sostanza si concretizza una donazione – non conosce il destinatario del gesto. Conosce lo scopo ideale e non l’intera trafila. Alle volte sugli scatoloni viene impresso il nome di una qualche associazione che percepisce, attraverso l’indotto, un esiguo contributo, alle volte il nome della onlus beneficiaria del contributo non è chiaramente indicata.

    Si tratta ovviamente di illeciti perpetrati alla luce del sole. Dunque, è necessario effettuare – precedentemente al deposito – la pesca dei cassonetti in regola: si parte dallo studio del cassonetto. C’è un numero di telefono, un’indirizzo fisico dell’azienda o del gestore del servizio, l’indirizzo web? Bisogna informarsi, esaminare il cassonetto in questione. Non è poi così semplice. Se attanagliati dai dubbi, i cittadini possono consultare il migliore tra i referenti possibili, l’amministrazione comunale. Una chiamata in Comune potrebbe salvarci dallo spreco.

    Il mercato dei “cassonetti gialli” lascia ben poco spazio ai bei propositi e alle buone azioni. Migliaia di cassonetti, 1800 distribuiti sul territorio della sola Roma, riassumono un business milionario, al cui interno una quota infinitesima – vista la destinazione ideale e sperata per questa tipologia di bene – circa il 5 o 10% è “dato ai poveri”, secondo modalità e criteri molto personali, che variano da gestore a gestore. L’INSPRA – l’Istituto Superiore per Protezione e la Ricerca Ambientale – parla di un giro d’affari legato alla raccolta degli stracci a Roma di oltre 2 milioni di euro – su ogni capo d’abbigliamento venduto all’ingrosso il ricavato è di 20 o 30 centesimi.

    La ghiotta occasione è stata colta al volo dagli uomini della cupola di Mafia Capitale e dai gregari delle cosche napoletane. La Squadra Mobile della Capitale ha appurato che stretti interessi legavano Pietro Cozzolino – boss del clan camorristico insediatosi tra Portici ed Ercolano – e Danilo Sorgente – titolare della cooperativa New Horizon, che in un mercato di vero “monopolio” gestisce le attività di recupero dei vestiti usati. Tra Napoli, Roma e Salerno sono in tutto 14 le misure cautelari eseguite, con accuse che oscillano tra il traffico di rifiuti speciali e l’associazione a delinquere.

    I reati commessi, stando all’articolo 4 del decreto legislativo n. 146/2006, sarebbero di natura aggravata: il traffico e lo spaccio illecito avrebbe avvantaggiato le operazioni – anche queste illecite – di gruppi criminali operanti in altri stati. Dalle indagini emerge il nome di Aniello Cozzolino, fratello del boss, latitante dal 2008 in seguito alle condanne per associazione a delinquere e spaccio internazionale di stupefacenti. Aniello si sarebbe comportato da garante per la rivendita degli indumenti e dei prodotti tessili nei Paesi dell’Est Europa e dell’Africa del Nord.

    Parlavamo di cooperative giusto? E chi è stato fino a qualche tempo fa il dominus indiscusso delle coperative? Si, la risposta è immediata: Salvatore Buzzi. Il passo dall’Ama Spa all’Ati “Roma Ambiente”, passando per l’ulitma sorpresa estratta dal cilindro, la New Horizon Arl, non dimenticando Lapemaia Onlus, è breve. Il giudice nell’ordinanza scrive: “L’analisi dell’accaparramento delle attività di raccolta del rifiuto tessile, accaparramento prodromico ai commerci, porta all’Ati Roma Ambiente; alla determina che ripartisce il territorio tra consorzi e cooperative; alla gestione unitaria del disegno che divide i profitti tra i consorziati, e quindi al dominus delle cooperative stesse e dei loro contatti istituzionali, ossia a Buzzi”. Appuriamo, che è per sua gentile intercessione la concessione e la conseguente spartizione del territorio per ciò che riguardasse l’intero comparto di raccolta e riutilizzo del tessile. Non chiamiamoli stracci, per piacere.

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