Giorgio Napolitano dimissioni, i saluti allo staff: ‘Scusate se ho sorriso poco’

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    Giorgio Napolitano dimissioni, i saluti allo staff: ‘Scusate se ho sorriso poco’

    Scusatemi se ho sorriso poco”. Le parole di Giorgio Napolitano ai suoi più stretti collaboratori nel giorno delle dimissioni, raccolte dal quirinalista del Corriere della Sera Marzio Breda, dipingono un ritratto quasi inedito dell’ormai Presidente emerito della Repubblica. “Scusatemi se vi sono sembrato, o se proprio non sono stato, abbastanza sorridente con voi. Sappiate però che vi sono davvero grato, e che vi avrò sempre cari per l’aiuto che mi avete dato in questi anni straordinari e che mi hanno cambiato molto, in profondità”, dice Napolitano agli uomini e alle donne che sono stati al suo fianco per 9 anni. Decide di salutarli uno per uno, nel cortile del Quirinale, dopo aver ricevuto gli onori militari: in quel momento, l’autocontrollo e la sobrietà a cui ha abituato gli italiani, si sciolgono. Pacche affettuose, qualche carezza e gli occhi velati dall’emozione per i “suoi” uomini e donne, prima di tornare a essere “solo” Giorgio Napolitano.

    Uno degli aspetti che ha caratterizzato la sua doppia presidenza è proprio quel rigore e quella disciplina istituzionale che non ha mai mostrato cedimenti in nove anni. Napolitano è sempre stato mosso da una passione politica mai spenta in quasi 70 anni di attività: ha attraversato la storia d’Italia, ne ha scritta una larga parte e non solo da Capo dello Stato. Ha sempre però tenuto a freno la sua passione, il “fuoco”, in particolare quando è entrato al Quirinale. Fin dal suo primo discorso d’insediamento ha chiarito di essere garante “di tutti, anche di quelli che non mi hanno votato”. Non a caso, due anni fa, alla rielezione lo stesso Silvio Berlusconi si lasciò scappare un “Meno male che c’è Napolitano”.

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    In nove anni ha saputo dosare autorità e sobrietà a gesti di grande slancio anche affettivo, ma sempre nei confronti delle istituzioni. L’attaccamento al Tricolore, all’Italia e alle istituzioni repubblicane, alla Politica e soprattutto alla Costituzione e ai principi su cui si fonda lo Stato sono stati espressi con forza, anche con calore, ma mai con termini sopra le righe.

    Nell’ultimo giorno da Presidente il suo lato più emotivo è però venuto a galla. Breda racconta dell’ultimo caffè con i collaboratori, il “saluto” al suo ufficio, dove la Costituzione è sempre stata sul leggio. Racconta anche della moglie Clio, pronta da tempo al trasloco definitivo nella loro casa in via dei Serpenti, al rione Monti. La “first lady” che non ha mai voluto farsi chiamare così, che ha scelto di occupare al Quirinale solo le stanze necessarie, tornando spesso nella sua casa, che mise nel panico la sicurezza per essere andata a piedi “a fare la spesa”, gli è accanto, ancora una volta, silenziosa e presente.

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    Sa che gli ultimi giorni del Presidente sono stati carichi di tensione emotiva che si è aggiunta al peso dell’età e alla salute che inizia a scricchiolare. Sulla scrivania ci sono ancora le tante lettere di Capi dello Stato arrivate da tutto il mondo; c’è quella del Papa che Napolitano definisce “bellissima”. C’è quella di Francois Hollande che lo ha ringraziato a nome di tutto il Paese: “Caro Giorgio, la Francia è orgogliosa di averti avuto come amico”.

    Eppure, chi lo ha seguito ha notato come negli ultimi anni, le sue emozioni abbiano fatto talvolta capolino. Uno dei momenti più emozionanti è stato quando ha incontrato il presidente della Germania Joachim Gauck e, nel ricordare le divisioni e gli orrori del passato, la voce si è rotta per l’emozione. L’ultima volta che l’abbiamo visto così è stato in occasione degli auguri di Natale con l’astronauta italiana Samantha Cristoforetti: ha scelto di non chiamarla con i gradi militari, ma per nome, perché “per tutti lei ora è Samantha”.

    Tutto è segno dell’affetto e del lavoro incessante che ha fatto in nove anni, solo per il bene del Paese, schivando le polemiche e le critiche anche pesanti arrivate da diversi partiti. Gli applausi della gente fuori dal Quirinale, quelli dei “suoi” montiani sotto casa sua, sono la dimostrazione che qualcosa, nonostante quei “pochi sorrisi” è rimasto.