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Dimissioni Napolitano, Renzi: “Nomi e polemiche? Capisco e non commento”

Dimissioni Napolitano, Renzi: “Nomi e polemiche? Capisco e non commento”

    Un grazie a Giorgio Napolitano e un no comment su chi sarà il prossimo Capo dello Stato. Matteo Renzi interviene nel dibattito politico, con le dimissioni di Napolitano ormai imminenti, per eliminare ogni polemica relativa al delicato passaggio istituzionale. Per questo ha voluto cambiare la norma della delega fiscale che aveva innescato sospetti e irritazione, facendo slittare il decreto al 20 febbraio. Del resto non si parla. L’elezione del Presidente della Repubblica è un momento molto importante per la vita politica nazionale, soprattutto pensando a quanto fatto da Napolitano in questi anni, scrive il premier nella sua Enews.

    Il Presidente della Repubblica. Chi sarà? Cosa farà? Ma sarà politico o tecnico? Uomo o donna? Di maggioranza o di opposizione? Domande legittime che rimbalzano nelle stanze romane. Ormai è il passatempo preferito degli addetti ai lavori. Capisco e non commento”, precisa Renzi che rivolge un pensiero e un saluto a Napolitano.

    Posso però dire che se l’Italia ha attraversato indenne un momento molto delicato gran parte del merito va a Giorgio Napolitano. E che prima di discutere del futuro un sommesso grazie va all’attuale Presidente della Repubblica. Che si accinge a lasciare il Quirinale dopo nove anni di servizio alla Patria di cui tutti – nessuno escluso – dovrebbe essergli riconoscente”.

    La politica nazionale si sta muovendo con circospezione per affrontare l’elezione del Presidente della Repubblica. Nel discorso di Capodanno, Giorgio Napolitano ha confermato che lascerà a breve e che è rimasto al Colle per dare stabilità all’Italia in un momento complicato per la vita politica nazionale.

    Le trattative sui nomi ufficialmente non sono partite: nessun esponente ha voluto fare un nome, ma le formazioni sono al lavoro per trovare un percorso comune e arrivare al momento dell’elezione con un quadro chiaro, evitando quanto accaduto con la rielezione dello stesso Napolitano.

    Per questo Silvio Berlusconi ha aperto a un candidato del PD per la corsa al Quirinale. Con le dimissioni di Giorgio Napolitano “imminenti”, il leader di Forza Italia vuole essere un protagonista per l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Una grande novità nel panorama politico nazionale dopo le recenti polemiche tra maggioranza e opposizione e dopo anni di scontro su un candidato che “non fosse di sinistra”. A dirlo è stato lo stesso Berlusconi in un’intervista a Repubblica. “Noi guardiamo alla persona”, dice, chiarendo come “non ci saranno veti per un candidato del PD”.

    Non ha importanza se è di quella parte o di quell’altra. Non va giudicata dal fatto se ha radici in un’area o in un’altra. Si deve trattare di una persona seria, accettata da tutti. Deve essere un garante per tutti quanti, che svolga il suo ruolo di garanzia nei confronti di ognuno e non di una sola parte”, spiega l’ex Cavaliere. L’accordo per il Quirinale, continua, non fa parte del Patto del Nazareno, ma FI sta partecipando attivamente alle riforme e questo è un motivo in più perché sia protagonista anche nella scelta del prossimo inquilino del Colle come “logica conseguenza” di quanto si sta facendo insieme alla maggioranza.

    Vedo che il Presidente del Consiglio continua a dire che il successore di Napolitano va scelto con il concorso di tutti: nostro, della Lega, del Movimento 5 Stelle. È giusto così, siamo d’accordo. Noi in Parlamento abbiamo circa 150 ‘grandi elettori’ e vogliamo concorrere”, sottolinea.

    Se Forza Italia apre al dialogo, il NCD di Angelino Alfano mette dei paletti chiari e netti. Lo fa sempre dalle pagine di Repubblica da cui lancia un monito al premier. “Il Capo dello Stato però non può essere eletto dal congresso di una formazione politica ma da un’assemblea di mille grandi elettori che rappresentano il Paese”, chiarisce il ministro dell’Interno. Il nome del suo candidato non c’è ancora, ma non ha mai nascosto che vorrebbe un cattolico al Colle. Ora la palla passa a Renzi.

    Il premier aveva già aperto al MoVimento 5 Stelle in vista dell’elezione al Quirinale, allacciando un dialogo con il movimento di Beppe Grillo.

    Con loro possiamo parlare del Presidente della Repubblica”, ha spiegato nell’intervista di Enrico Mentana a Bersagli Mobile su La7. Un’apertura dunque per un nome che sia il più condiviso possibile. “Il presidente della Repubblica bisogna sceglierlo tutti insieme, dovrà avere il massimo consenso possibile”, prosegue, confermando che “con i Cinque stelle sarà possibile discutere sul sostituto di Napolitano, quando deciderà di fare un passo indietro”.

    L’apertura del premier arriva a seguito dell’intervento in prima persona di Napolitano in merito alle voci sulle sue dimissioni date per imminenti. Non c’è ancora una data, ma in ogni caso avverrà non prima della fine del semestre italiano in Europa, come aveva chiarito anche una nota del Quirinale prima della conferma del discorso di Capodanno. “Io sono concentrato sull’oggi: e ho innanzitutto ritenuto opportuno e necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato nella fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza europea”, si legge nella nota. “Quell’impegno non è mai stato smentito ed è dunque assolutamente gratuito ipotizzare sue dimissioni prima della conclusione del semestre italiano, al termine del quale il Presidente compirà le sue valutazioni”.

    La scelta, prosegue la nota, sarà presa in totale autonomia, senza fare alcuna pressione sul governo o sul Parlamento per l’approvazione delle riforme (legge elettorale e Costituzione) che erano state al centro della decisione per la sua rielezione. Tutte le decisioni quindi “devono essere tenute completamente separate dall’attività di governo e dall’esercizio della funzione legislativa. Il Presidente della Repubblica è e continua a essere impegnato in una serie già programmata di incontri e attività istituzionali sul piano interno e internazionale”, conclude.

    Le parole di Napolitano suonano come un avvertimento a chi vuole usare le sue dimissioni come leva per frenare o accelerare le riforme. Lo scontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi ha messo in allarme anche il Capo dello Stato: per questo ha voluto ribadire che è inutile che siano le forze politiche a scegliere quando eleggere il suo successore, l’addio al Colle spetta solo ed esclusivamente a lui, è nelle sue prerogative.

    Si apre così un periodo di aspettative anche da parte del Quirinale. Il percorso dell’Italicum è incamerato e dovrebbe arrivare a breve alle Camere per l’approvazione. Da qui in poi sarà Napolitano a trarre le sue conclusioni, senza perdere di vista il vero scopo di questa seconda Presidenza: calmare le acque tormentate della politica nazionale e dare al Paese le riforme necessarie.

    Da tempo, sulla stampa si rincorrevano le voci del suo addio al Colle per metà dicembre, tanto che la nomina del successore era stata al centro anche di un dibattito acceso tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi. Entrambi sono d’accordo nel credere che l’Italia abbia bisogno di un presidente della Repubblica che rappresenti tutti gli italiani, ma sul nome non c’è ancora condivisione piena. Berlusconi ha detto apertamente di volere prima l’elezione del presidente della Repubblica e poi le riforme. A tal proposito ha fatto anche il nome di Amato. Ma è la Lega a dire no con Matteo Salvini: ‘È l’ultimo uomo sulla faccia della Terra che voterei come presidente della Repubblica. Anzi, se fosse l’ultimo non lo voterei‘. Anche Giorgia Meloni prende le distanze: ‘Ma un presidente che non abbia passato la vita dentro i palazzi, no?‘. Chiacchiericcio a parte, Renzi ha fermamente escluso una tale ipotesi, cioè che si voti prima per il Quirinale e poi per l’Italicum.

    Berlusconi ci ha provato, a far precedere l’approvazione della legge elettorale dall’elezione del Presidente dela repubblica, proponendo anche una figura di garanzia come Giuliano Amato, esplicitamente citato dal Cavaliere. Ma Renzi ha arginato immediatamente il tentativo di ricatto istituzionale dell’ex Cavaliere: ‘Siamo di fronte a un canovaccio che francamente sta diventando ripetitivo, incomprensibile, l’ennesima uscita ondivaga. Solo pochi giorni fa Berlusconi ha firmato un comunicato che accettava di stare dentro i tempi stabiliti‘, ricordano a Palazzo Chigi. Da non dimenticare che a destra e soprattutto a Matteo Salvini, il nome di Amato proprio non è andato giù: ‘Il “dottor Sottile, quello del prelievo forzoso dai conti correnti nel 1992, il padre dell’euro, di quest’Europa‘. Allo stato attuale partiti hanno quindi poco tempo per affrontare la scelta del successore di Napolitano. Non esiste ancora un’ipotesi reale di accordo su un nuovo nome. Ci sono in campo i tre soliti partiti, Pd, Forza Italia e M5S, con i leghisti a fare da contrappeso.

    Molti dicono che in un cassetto della scrivania di Renzi a Palazzo Chigi ci sono già tre dossier sui futuri potenziali presidente della Repubblica. Pinotti, Prodi, Veltroni e Finocchiaro sarebbero in pole position.

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