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Napolitano rilancia il governo Renzi e avvisa: ‘Fine del mio mandato è imminente’

Napolitano rilancia il governo Renzi e avvisa: ‘Fine del mio mandato è imminente’
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    Napolitano rilancia il governo Renzi e avvisa: ‘Fine del mio mandato è imminente’

    Nessuna alternativa al governo Renzi e le dimissioni sempre più vicine. Giorgio Napolitano torna a parlare della politica nazionale in occasione dei saluti di Natale al corpo diplomatico e rilancia l’azione del governo. Il premier si trova ad affrontare “un’opera difficile e non priva di incognite”, dice Napolitano a cui preme soprattutto ricordare come si è arrivati fino a qui. “Non c’erano alternative per chi, come noi, crede nelle potenzialità di questo Paese”, ha ricordato. L’azione dell’esecutivo deve andare avanti perché è comunque “un coraggioso sforzo per eliminare alcuni nodi e correggere mali antichi che hanno frenato lo sviluppo del Paese e sbilanciato la struttura della società italiana e del suo sistema politico”. Il percorso iniziato non si deve interrompere, chiede il Capo dello Stato, nemmeno davanti “all’imminente conclusione del mandato presidenziale” a fine anno.

    Il saluto alla diplomazia arriva a ridosso del lungo e articolato discorso tenuto in occasione dello scambio di auguri con le alte cariche dello Stato. Nell’occasione il Presidente ha blindato le riforme del governo Renzi, confermato le sue dimissioni non prima della fine del semestre europeo, richiamato i sindacati a un clima di collaborazione e svincolato la fine del suo secondo mandato da possibili elezioni anticipate. Dalle dimissioni alle riforme e la crisi economica, Napolitano loda le iniziative portate avanti dall’esecutivo e mette in guardia dai pericoli di un’interruzione nell’azione di governo che avrebbe ripercussioni in molti ambiti.

    Il discorso è stato accolto da un lungo applauso e definito dallo stesso Matteo Renzidi grande respiro e grande livello”. Il Capo dello Stato ha prima ringraziato i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso per aver impresso “intensità” ai lavori dei due rami del Parlamento.

    Sta per concludersi il 2014, anno non di ordinaria amministrazione, in cui il governo ha operato bene contro l’austerità”, ha ricordato Napolitano, collegando il successo del PD di Renzi alle Europee come passaggio importante per “il cambiamento delle politiche dell’Unione e per una sua guida che favorisse la svolta per la crescita” messa in campo dall’Italia.

    Il periodo di crisi però è ben lontano dall’essere concluso e per questo è fondamentale la tenuta della politica, perché “i segni di inversione della tendenza nel 2015-2016 ci potranno essere se non si affievolisce la linea concordata da governo e Parlamento”.

    Centrali diventano così le riforme del governo Renzi, non solo a livello nazionale ma anche e soprattutto a livello europeo dove “ci siamo presentati con le carte in regola per il rispetto dei vincoli.

    A ciò deve corrispondere, in primo luogo in Parlamento, la massima serietà e saper passare sempre più da parole a fatti per procedere con coerenza e senza battute di arresto sulle riforme”.

    Le riforme non sono più rinviabili e non si può dire che “si procede troppo in fretta” perché “il superamento del bicameralismo non è tic da rottamatori”, spiega Napolitano che ricorda come il processo sia atteso e discusso da molto tempo.

    Chi dissente dalle riforme istituzionali non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative”, ammonisce il Capo dello Stato, pensando agli oltre 17mila emendamenti presentati sulla legge elettorale.

    Promosso anche il Jobs Act da parte di Napolitano che richiama i sindacati a costruire un dialogo con l’esecutivo nel “rispetto delle prerogative delle decisioni del governo e del Parlamento” per non alimentare “un clima sociale troppo impregnato di negatività, troppo lontano da forme di dialogo e sforzi di avvicinamento parziale che hanno nel passato spesso contrassegnato le relazioni sociali e politico sociali”.

    Sulle dimissioni arrivano ancora parole chiare: il Capo dello Stato garantirà continuità istituzionale fino al termine del semestre europeo, ma il suo addio al Quirinale deve essere scisso dalla vita politica del governo e del Parlamento. Niente elezioni anticipate dunque: le ipotesi circolate sui media sono “solo tempo e inchiostro che si sottrae all’esame dei problemi reali anche politici sul tappeto. È solo un confuso agitarsi che torna ad evocare lo spettro della instabilità”.

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