Ignazio Marino non paga le multe e non si dimette

Ignazio Marino non paga le multe e non si dimette
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    Ignazio Marino non paga le multe e non si dimette


    Ignazio Marino si difende dalle accuse che gli vengono rivolte e afferma di aver pagato le multe, anche se non sarebbe toccato a lui. Spiega di essere una vittima di errori di altre persone ed è intenzionato, comunque, a chiedere scusa. Il sindaco di Roma si è difeso in Campidoglio e ha detto di non volersi dimettere, mentre molti urlavano in aula, chiedendo le dimissioni. Il sindaco ha spiegato che l’errore, da cui è derivata tutta la vicenda, consiste in un ritardo nel rinnovo del permesso. Ci tiene a sottolineare che la sua automobile è stata sempre autorizzata a circolare, grazie alla presenza di un’autorizzazione temporanea elettronica, in attesa dell’emissione del contrassegno valido.

    Tutto ciò sta a significare che le multe, di cui tanto si è parlato in questi ultimi tempi, sono automaticamente annullate. Marino ha affermato che ci sono delle disattenzioni da parte degli uffici competenti nell’eseguire in maniera corretta la procedura, ma ritiene che si tratti di errori di gravità limitata. In totale ha pagato 1.021,52 euro, che sono finiti direttamente nelle casse del Comune. Non ritiene che tutto il clamore che si è creato intorno alla vicenda sia giustificato.

    Prima che venisse fuori la storia di Ignazio Marino che non paga le multe, nessuno conosceva di preciso la Panda rossa del sindaco. Anzi, di solito il primo cittadino della capitale si vedeva andare in giro in bicicletta. Si ignorava perfino il fatto che avesse la patente. Adesso però il destino del sindaco di Roma sembra essere proprio attaccato con un filo a quello di questa automobile, che gli ha creato molti problemi. Prima la Panda è stata vista per un anno e mezzo, notte e giorno, nel parking privato e anche gratuito del Senato, in pieno centro. Poi sono iniziati i guai con le multe. Ma chi usa questa macchina? Considerando le abitudini di Marino, lui stesso non è solito prenderla, forse la usa di più la moglie, la signora Rossana. Quest’ultima ha smentito. In ogni caso questa Panda rossa ha raggiunto una popolarità incredibile. Si sa che Marino l’ha acquistata pagandola circa 14.000 euro ed è l’unica auto di famiglia. Ormai le sue foto spopolano perfino su internet.

    Marino ha deciso di non rilasciare più dichiarazioni sulle multe non pagate. E’ stato raggiunto dall’inviato de Le Iene, in un servizio di Dino Giarrusso.

    Quest’ultimo è riuscito a riprendere la Panda rossa del sindaco sotto la sua abitazione in divieto di sosta. La iena Giarrusso ha provato a chiedere spiegazioni al sindaco, il quale però ha preferito non rispondere. Per sfuggire alle domande dell’inviato, Marino è caduto dalla bicicletta.

    Ignazio Marino non paga le multe? Si deve dimettere? Sono queste le domande che risuonano in questi giorni negli ambienti dell’amministrazione comunale della capitale, in seguito alla vicenda delle multe che il sindaco non avrebbe pagato in merito ad un presunto accesso non autorizzato alla Ztl della città. Il primo cittadino, attraverso un video, ha spiegato che un hacker avrebbe violato i sistemi del comune e creato un “fascicolo informatico” contro di lui. Per questo motivo il capo pm Giuseppe Pignatone ha aperto un fascicolo contro ignoti “per accesso abusivo ad un sistema informatico”.

    Un dossier informatico che, però, secondo la versione del senatore Andrea Augello (che ha presentato un’interrogazione parlamentare sull’argomento), non esisterebbe affatto. Augello ha dichiarato: “Si è trattato di un colossale sbaglio, di un’ingenuità crediamo dolosa e per questo, per il ridicolo di cui il sindaco ha coperto Roma, gli diamo 48 ore per dimettersi”. In Campidoglio la situazione sarebbe di tensione, tanto che sarebbe stato convocato un vertice di maggioranza per discutere delle prossime mosse da effettuare.


    Il giallo è iniziato quando si è scoperto che Marino sarebbe entrato all’interno della Ztl, la zona a traffico limitato del centro cittadino, con un pass scaduto. Pare che il sindaco, con la sua Panda, dal 23 giugno al 21 agosto 2014 abbia preso delle multe perché proprio in quel periodo il suo pass non sarebbe stato rinnovato. Tutto per un totale di 640 euro, esclusi interessi, che corrispondono a 80 euro per multa. Il caso ha portato all’analisi dei dati che sono registrati dal Dipartimento Risorse economiche, che mostrano come Ignazio Marino non abbia pagato tutte le multe che avrebbe preso: due contravvenzioni risultano pagate, mentre per altre otto non sarebbe stato corrisposto il prezzo previsto. Si tratterebbe di multe che il sindaco avrebbe preso il 26 e il 28 giugno, il 3, 4, 11, 21 e 25 luglio.

    Le prime polemiche sono sorte in merito alla presenza di una sigla di accertamento che accompagna proprio queste otto multe che non sarebbero state pagate. Sarebbe presente un codice che indica che colui che ha ricevuto la contravvenzione avrebbe fatto ricorso al giudice di pace o al prefetto. Ma il Testo unico degli enti locali prevede che un primo cittadino non può avere una “lite pendente” con lo stesso Comune che amministra. Il risultato dovrebbe essere la decadenza del sindaco dal suo ruolo.

    Le cose, però, potrebbero essere andate diversamente. Una prima versione dei fatti che andava a favore del sindaco parla della presenza di una lettera effettuata da un dirigente del Dipartimento, che sostiene che l’automobile del primo cittadino sia stata inserita, a partire dal 25 giugno 2014, in una cosiddetta lista bianca. Per questo motivo l’amministrazione comunale parla di notifiche delle multe mai effettuate e, di conseguenza, il presunto ricorso altro non sarebbe che “l’attivazione del meccanismo di autotutela da parte dell’amministrazione”. Sorgono, però, altri dubbi e altre polemiche sulla questione. Se l’auto di Ignazio Marino è all’interno di questa lista bianca, in realtà le multe non dovrebbero essere state notificate. L’entrata nella lista dovrebbe avvenire, intatti, solo quando viene effettuata la richiesta di rinnovo del pass. A questo punto ci si chiede: a che cosa servirebbe l’autotutela, se le contravvenzioni non sono state notificate?

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