Riforme Renzi M5S, l’incontro alla Camera: tutti i punti dell’accordo

Riforme Renzi M5S, l’incontro alla Camera: tutti i punti dell’accordo
da in Luigi di Maio, Matteo Renzi, Movimento 5 Stelle, PD – Partito Democratico, Politica, Riforme
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    Si è svolto in diretta streaming l’incontro sulle riforme proposte da Renzi e il Movimento 5 Stelle. Sono state discusse soprattutto le questioni delle preferenze e del doppio turno e da parte del Premier c’è stata un’apertura verso il ballottaggio fra le liste più votate. Ci sarebbe, quindi, la possibilità di un primo turno proporzionale senza sbarramento e un eventuale secondo turno tra i partiti che hanno preso il maggior numero di voti, con un premio di maggioranza al 52%. I pentastellati vorrebbero reintrodurre le preferenze, ma evitare che i condannati possano essere eletti in Parlamento.

    Luigi Di Maio ha affermato che ai grillini interessa la stabilità. Renzi ha fatto notare che sulle riforme le loro posizioni non sono poi così lontane e ha spiegato di riconoscere ai 5 Stelle che sul ballottaggio c’è apertura, anche se resta forte lo scoglio delle preferenze. La nuova verifica sarà per l’1 agosto, prima che l’Aula del Senato discuta di legge elettorale e dopo aver consultato tutte le altre forze politiche.

    I grillini hanno detto di volersi concentrare sui problemi dell’economia e del lavoro e di avere intenzione di arrivare ad una soluzione soddisfacente riguardo alla legge elettorale. L’obiettivo è quello di trovare un equilibrio fra i problemi della governabilità e quelli della rappresentanza.

    Renzi scettico sui grillini

    Da questo punto centrale i grillini si sono detti disponibili a trovare le migliori soluzioni tecniche. Nello specifico si aspettano dal PD anche delle risposte concrete sulla questione delle preferenze, delle soglie di sbarramento e del superamento delle coalizioni. Renzi, con un’apposita lettera, ha risposto ai grillini di essere disponibile a rivedere alcuni punti delle riforme, come, ad esempio, quello che riguarda l’immunità. Dopo gli interventi di Di Maio e di Grillo, sembra che adesso ci sia un vero e proprio avvicinamento fra i due partiti, anche perché Renzi si è dichiarato pronto a discutere anche sul premio di maggioranza, constatando le diverse posizioni che ci sono su questo principio.

    I grillini hanno dichiarato di aver risposto in maniera ufficiale alle 10 domande, attraverso le parole di Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera. Il tutto serviva da situazione preliminare, per effettuare un incontro che potesse essere risolutivo, ma, secondo Grillo, il PD ha voluto delle risposte scritte e non soltanto rilasciate tramite intervista.

    Renzi, da parte propria, si dichiara convinto che i numeri della riforma al Senato ci sono e assicura sulla retromarcia effettuata dal Movimento 5 Stelle, che dovrebbe levare molto spazio anche ai dissidenti del PD e a quelli di Forza Italia. Per Renzi, all’interno del M5S si può riscontrare un’alternanza di umori e di posizioni, ma il risultato politico sembrerebbe essere scontato, almeno a suo parere. Secondo il Premier, fra i 10 sì pronunciati dai grillini il più importante è quello sul ballottaggio, anche se il tutto andrebbe verificato sulla base degli sbarramenti e del premio di maggioranza. Chiaramente rimangono molti dettagli da chiarire sulla legge elettorale, anche se si ritiene che le riforme istituzionali abbiano la precedenza.

    Il PD ha detto che un vincitore ci vuole sempre e che l’unico modello di legge elettorale che corrisponda a questo obiettivo è quello che assegna un premio di maggioranza al primo turno o al secondo. Il Movimento 5 Stelle ha risposto che il cosiddetto “vincitore” non garantisce la governabilità. Come esempio porta ciò che è successo nella precedente legislatura.

    In ogni caso il movimento di Beppe Grillo si è dichiarato disponibile a prevedere un ballottaggio, che possa dare ad una forza politica la maggioranza dei seggi. Si prevedono un primo turno proporzionale privo di soglie di sbarramento e, in caso di superamento del 50% più uno, un premio di governabilità minimo, che darebbe al vincitore un 52% dei seggi.

    Il PD ha chiesto di assicurare un premio di maggioranza non superiore al 15%, per dare a chi vince un minimo margine di governabilità. Il Movimento 5 Stelle è stato disponibile alla previsione di un turno di ballottaggio, per attribuire un numero di seggi tale da avere un minimo margine di maggioranza, anche se la governabilità per i grillini è un’altra cosa.

    I grillini hanno detto di essere disponibili a ridurre l’estensione dei collegi, anche se tutto ciò dipende dall’impianto complessivo della legge e dai risvolti concreti che essa avrà.

    Il PD ha chiesto al Movimento 5 Stelle se sia disponibile a far verificare preventivamente la legge elettorale alla Corte Costituzionale, per evitare ogni ulteriore conflitto. I grillini si sono dichiarati disponibili.

    Il PD ha cercato il consenso dei grillini nella possibilità di ridurre il potere delle regioni, modificando il titolo V e riportando allo Stato alcune funzioni fondamentali, come le grandi infrastrutture, l’energia e la promozione turistica. Il Movimento 5 Stelle ha risposto in maniera affermativa, però ha fatto emergere alcuni possibili contenziosi che potrebbero derivarne, perché, secondo il movimento di Beppe Grillo, la nuova definizione di competenze non risolverebbe definitivamente il problema.

    Alla richiesta di abbassare l’indennità dei consiglieri regionali, quella dei sindaci dei Comuni capoluoghi e di eliminare ogni forma di rimborso ai gruppi consiliari delle regioni i grillini hanno risposto affermativamente, chiarendo come già il Movimento 5 Stelle si sia adoperato in questo senso, non solo a livello regionale, ma anche nazionale.

    I grillini si sono detti disposti ad abolire il Cnel, ma anche a far andare avanti il resto del progetto di riforma, scorporando l’abolizione del Cnel dal resto delle riforme costituzionali, affinché il tutto sia approvato in tempi più veloci.

    Il PD ha chiesto al Movimento 5 Stelle se sia disponibile a superare il bicameralismo perfetto, impostando il Senato come una Camera che non si esprime sulla fiducia e non vota il bilancio. I grillini si sono dichiarati d’accordo.

    Da parte del PD è arrivata la richiesta che il ruolo dei senatori non sia più un incarico a tempo pieno e retribuito, ma che possa diventare semplicemente espressione delle autonomie territoriali. Il Movimento 5 Stelle si è dichiarato d’accordo.

    I democratici hanno chiesto di trovare una soluzione sul punto delle guarentigie costituzionali per chi fa parte della Camera e del Senato, individuando un rimedio al tema delle immunità, che spesso diventa occasione per le impunità. A questo proposito il Movimento 5 Stelle ha detto che sarebbe meglio cancellare le immunità attualmente previste, tranne che la garanzia dell’insindacabilità per l’espressione delle opinioni e dei voti.

    In sostanza i grillini alla fine hanno accettato tutte e 10 le richieste avanzate dal Partito Democratico, nonostante quest’ultimo avesse deciso di non concedere un incontro specifico. Considerata la loro forma di democrazia messa a punto sul web, come mai non hanno messo ai voti sul blog di Beppe Grillo la possibilità di accettare o meno i 10 punti proposti dai democratici? Il dubbio, da questo punto di vista, resta.

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