Primo maggio 2014, i sindacati: serve creare lavoro

Primo maggio 2014, i sindacati: serve creare lavoro
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    Primo maggio 2014, i sindacati: serve creare lavoro

    La leader della Cgil, Susanna Camusso, lancia un messagio al governo dal corteo del 1° Maggio a PordenoneIl governo non pensi che si possa continuare, come è stato fatto in questi anni, con una politica che scarica i costi sui lavoratori e sui pensionati, che non ha creato posti di lavoro e che continua a impoverire il Paese“. Il messaggio principale, dice Camusso, che la Cgil lancia da questa Festa del lavoro – che ieri la stessa leader definito ‘festa della disoccupazione’ – “è quello che bisogna avere il coraggio di passare a una stagione vera di investimenti per il lavoro“. “Chiedere più lavoro vuol dire che le risorse devono essere investite per questo obiettivo. Invece continuiamo a sentir parlare di tagli e non di investimenti per creare occupazione“, afferma Camusso dal palco di piazza XX Settembre.

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    L’evento che ogni anno riunisce in piazza a festeggiare i lavoratori italiani, è stato spostato, quest’anno, a Pordenone per testimoniare la vicinanza dei sindacati ai lavoratori dell’Electrolux, impegnati in una delle battaglie simbolo degli ultimi anni per la difesa del lavoro. Electrolux, per Camusso, è simbolo della crisi della produzione in Italia: “Electrolux ha detto che bisogna tagliare i salari dimostrando che non conosce le condizioni di lavoro degli operai italiani, con retribuzioni tra le più basse d’Europa. Questa vertenza è un simbolo, non si esce dalla crisi se non c’è giustizia sociale, senza capire che chi ha di più deve dare a chi ha di meno“.

    E ancora “Smettiamola di creare leggi. Una legge non crea lavoro. Ci serve la certezza che le politiche ci saranno“. Serve, ha aggiunto, “un governo a difesa dei lavoratori e del lavoro, un governo che dice che, senza lavoro, questo Paese corre un grandissimo rischio“, “mette a rischio la democrazia“.

    Camusso prosegue: “Servono un governo e una politica di fatti, non solo di annunci ma di riforme che cambino a fondo il Paese”. Servono “qualche sorriso in meno e qualche speranza in più per il mondo del lavoro“.

    Positivo il giudizio sul bonus Irpef: “Pensiamo che sia una risposta giusta quella che il governo ha dato con un po’ di redistribuzione fiscale ai lavoratori dipendenti“. Ma, avverte la leader Cgil “c’è un’ampia fascia del mondo del lavoro più debole, e il precariato, anche a loro bisogna guardare se si vuole dare una risposta. E bisogna pensare ai pensionati.

    Non c’è solo un problema di economia, c’è un problema di giustizia sociale“. Poi ha concluso citando un vecchio slogan sindacale: “Resisteremo un minuto in più di quel padrone che vuol portare via il lavoro“.

    Il leader della Cisl, è ottimista: “È un Primo maggio di speranza che l’Italia possa andare avanti cambiando e ripartendo dalla produzione - dice invece Raffaele Bonanni -. Il lavoro si crea con buona occupazione“. “È un Primo Maggio senza lavoro, ma noi oggi sottolineiamo la volontà di reagire alla produzione che è calata, al tasso dei disoccupati. Qual è la discussione che c’è oggi nel Paese, c’è un’idea vera, c’è un’iniziativa per rendere la vita più facile per le nostre produzioni? Chi vuol rinnovare il Paese o fa questo o ci sta prendendo in giro. Il lavoro non si fa con le norme, ma con la buona economia “.

    Quanto alla riforma della pubblica amministrazione avviata ieri dal Consiglio dei ministri, è necessario “rendere trasparente la discussione e non continuare con teatrini che non aiutano l’Italia” avverte il leader della Cisl. La riforma si può fare in 45 giorni, dice, “se tutti tirano dalla stessa parte“. Ma aggiunge che il confronto è necessario: “Non si può pensare che una persona sola risolva i problemi di tutti, in passato è stato così, mi meraviglio che si faccia ancora“.

    Sullo stesso tema, Luigi Angeletti boccia come “una stupidaggine” l’ipotesi del governo di un confronto online e via email sulla riforma: “Cambiare il Paese si deve e si può, ma insieme ai cittadini italiani, ai sindacati“. “Governare questo paese è necessario e la riforma della P.a non si può fare contro i lavoratori“.

    Angeletti poi torna sulla necessità di una politica industriale: “Gli italiani hanno perso l’illusione che possano esserci crescita e sviluppo senza fabbriche”, dice: “Ridurre le tasse, la burocrazia, le leggi e fare infrastrutture, ma non è pensabile che possa esserci una vera ripresa senza il lavoro delle fabbriche“.

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