Acquisto caccia F35 per l’Italia: Renzi vuole ridurre di metà

Acquisto caccia F35 per l’Italia: Renzi vuole ridurre di metà
da in Matteo Renzi, Politica
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    Sull’acquisto dei caccia F35 è intervenuto il Premier Renzi, che vuole dimezzare i programmi dell’Italia, passando da 90 a 45 per ciò che riguarda gli apparecchi da ordinare. Il tutto sarebbe dettato dall’esigenza del risparmio economico, perché in questo modo l’esecutivo potrebbe spendere 2 miliardi di euro in meno, che certo fanno la differenza. Con tutte le pressioni, però, l’acquisto dei 6 aeroplani per il 2014 non verrà modificato. Nel frattempo il Governo ha intenzione di rivisitare la questione anche a livello politico. Infatti prima dell’estate sarà messo a punto il cosiddetto libro bianco della difesa, che avrà tutte le linee guida del nuovo modello italiano. In sostanza si vengono a porre delle nuove necessità geopolitiche, in base alle quali viene giustificata la riduzione degli F35.

    L’acquisto dei caccia continua a suscitare dei dubbi e delle polemiche. Con la visita del presidente degli Stati Uniti Barack Obama in Italia si è riaperto il dibattito sulla necessità di acquistare nuovi caccia. Anche se il Governo si è detto disponibile a pensare ad una revisione del progetto, il Ministero della Difesa in realtà non ha ancora deciso di annullare tutto e starebbe firmando ancora dei contratti di acquisizione. In particolare sembra che in questo periodo vengano acquistati dei pezzi di ricambio degli F35 per 57 aerei del 9° lotto. Per l’Italia si tratta del settimo mezzo per l’Aeronautica e del primo F35 con decollo verticale per la portaerei Cavour.

    L’ultimo contratto di acquisizione sarebbe stato confermato direttamente dal Pentagono. Una decisione che, se confermata, finirebbe con l’andare contro le affermazioni recenti del ministro della Difesa e di Matteo Renzi.

    Eppure, nonostante le recenti affermazioni del Governo, qualche tempo fa l’Italia ha confermato l’acquisto degli F-35. Il Senato ha infatti approvato la mozione della maggioranza sugli aerei militari con 202 sì, 55 no e 15 astenuti. Bocciate le mozioni delle opposizioni che chiedevano al governo di bloccare gli acquisti dei nuovi cacciabombardieri: è passata la mozione che vuole “dare impulso, a partire dal Consiglio europeo di dicembre, a concrete iniziative per la crescita della dimensione di difesa comune europea in una prospettiva di condivisa razionalizzazione della spesa”. Le polemiche sull’inutilità di una spesa militare da 13 miliardi in un periodo di crisi come sui tanti problemi tecnici degli F35 non hanno fermato l’iter.

    Il programma F-35 Lightening II, noto anche come Joint strike fighter , è stato lanciato dagli USA con otto paesi alleati, tra cui l’Italia, nei primi anni Novanta: lo scopo era costruire i cacciabombardieri ipertecnologici di quinta generazione per sostituire i vecchi aerei. Il programma militare è nato già come il più costoso di tutti i tempi: per 3.173 velivoli si parlava di 396 miliardi di dollari, saliti a 400 secondo i calcoli del Time, ancora in forse visto che “i costi sono già lievitati del 70% da quando il Pentagono ha firmato il primo accordo nel 2001 per realizzare i primi 2.500 aerei”.

    La libertà non è gratis”: è questo il messaggio di Obama rivolto al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, nel corso dell’incontro avvenuto giovedì 27 marzo, durante la visita in Italia del presidente americano, che secondo alcuni potrebbe essere avvenuta proprio per questo motivo. Il ripensamento di cui tanto si è parlato negli ultimi tempi non è piaciuto certamente ad Obama, che ha, nei fatti, rivolto un invito al rispetto dei patti prestabiliti. La risposta di Renzi, comunque, non si è fatta attendere, anche se non ha riguardato in particolare i caccia. Il Premier ha spiegato che, “nel rispetto della collaborazione con i nostri partner”, saranno verificati i budget per evitare gli sprechi. Renzi ha ribadito che bisognerà ridurre le spese dello Stato, anche quelle militari.

    Sull’acquisto degli F35 in Italia è intervenuto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che ha detto che è lecito pensare ad una riduzione. Il programma relativo all’acquisto dei caccia, secondo il ministro, può essere rivisto, per pensare ad una vera e propria razionalizzazione della spesa. Il ministro ha parlato dell’argomento nel corso del programma televisivo “L’intervista” di Maria Latella, in onda su SkyTg24. Secondo il ministro, comunque, devono esserci le condizioni necessarie per procedere ad un intervento di questo tipo. La Pinotti ha, infatti, detto che prima “bisogna chiedersi che difesa vogliamo, quale tipo di protezione ci può servire”.

    Il ministro ha ricordato che “c’è un impegno assunto dal Governo, aspettiamo la fine dell’indagine conoscitiva per prendere la decisione”. Secondo Matteo Renzi, intervistato dal Tg5, il ministro avrebbe ragione nel dire che verranno risparmiati molti soldi dalla Difesa. Si tratta, in particolare, di 3 miliardi di euro, che, comunque, secondo Renzi, non saranno risparmiati tutti dagli F35, ma anche dal recupero delle caserme e dalla riorganizzazione delle strutture militari.

    Sui caccia, comunque, Renzi sottolinea che il programma sarà rivisto.

    L’acquisto degli F35 rischia di scatenare ancora polemiche. In particolare un intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sta facendo discutere molto. Nei giorni scorsi si era parlato di un taglio relativo proprio all’acquisto dei caccia, un modo per recuperare dei fondi da dedicare al piano economico presentato da Renzi. Ma Napolitano ha deciso di convocare il Consiglio supremo di difesa, per discutere anche delle criticità relative all’attuazione della legge 244. In pratica, il Capo dello Stato con questa azione potrebbe far notare che il Parlamento non dovrebbe decidere in questo modo sulle spese relative alla difesa.

    Si prospetta, quindi, un vero e proprio scontro istituzionale, dal momento che la relazione finale relativa al dimezzamento del programma degli F35 è già tra i provvedimenti urgenti di Matteo Renzi. Lo stesso ministro della Difesa, Roberta Pinotti, nei giorni scorsi aveva parlato, anche se in modo generico, della possibilità di rivedere dei progetti ipotizzati fino a questo momento.

    Il ministro della Difesa Mario Mauro in aula prima del voto aveva ribadito la necessità di proseguire con il progetto perché “non ci sono alternative credibili agli F35. Abbiamo il dovere di andare avanti con coerenza con le nostre scelte e sostenere la nostra industria a livello tecnologico, il tutto con la giusta attenzione ai costi”.

    Il PdL non ha esitato ad appoggiare la mozione della maggioranza (Partito democratico-Popolo delle libertà- Scelta Civica), cofirmata da Zanda (PdD e Schifani (PdL). Per il PD anche il voto sugli F35 è però stato oggetto di divisioni. Oltre alle mozioni contrarie all’acquisto di Sel e M5S che chiedevano lo stop dell’acquisto e l’uscita dell’Italia dal progetto, c’è stata anche quella del senatore Felice Casson del PD che ha trovato l’appoggio di 17 colleghi di partito come Laura Puppato e Corrado Mineo.

    La mozione chiedeva lo stop immediato della partecipazione italiana al progetto per la realizzazione degli JSF/F-35, procedendo “in prospettiva europea, ad una visione strategica della politica di difesa” e destinando “le somme risparmiate ad investimenti pubblici riguardanti la tutela del territorio nazionale dal rischio idrogeologico, la tutela dei posti di lavoro, la sicurezza dei lavoratori”.

    Quello che Casson e i colleghi di partito hanno sottolineato sono le storture di un progetto che, secondo la maggioranza, dovrebbe essere vantaggioso dal punto di vista strategico e industriale. L’Italia, sotengono dalla Difesa, necessita di un ammodernamento dell’aeronautica con gli F35 sostituirebbero tre modelli, i Tornado, gli AM-X e gli AV8B. Con l’ingresso nel progetto, l’Italia si assicura un prezzo più basso e la produzione in loco di pezzi degli aerei, l’ala e il cassone. Insomma, tutto deve procedere come previsto, non ci si può tirare indietro.

    La mozione di Casson ha molti punti in comune con quelle presentate da Sel e M5S. In primo luogo non c’è nessun obbligo da parte dell’Italia di comprare gli aerei, non esiste alcun contratto né una penale. Al massimo, facciamo notare noi, dovrebbero essere gli Stati Uniti a pagare una penale visti i ritardi nella consegna. Nella mozione si nota come sia altamente improbabile che il nostro Paese si trovi in un conflitto tale da richiedere un “cacciabombardiere di superiorità aerea”. Rimangono poi i dubbi tecnici sugli F-35 tanto che molti paesi della Nato hanno deciso di non acquistarli.

    L’Italia si trova così di fronte a una spesa per l’acquisto di 90 aerei (fu l’ex ministro della Difesa Di Paola a “tagliare” gli acquisti dai 130 iniziali previsti), che va dai 13 ai 17 miliardi: le previsioni del 2012 parlavano di 12,2 miliardi entro il 2047, mentre per i promotori della mozione e l’associazione Archivio disarmo l’investimento sarà di almeno 14 miliardi di euro.

    La Bbc ha indicato nel 2018 il primo termine di consegna, con ben otto anni di ritardo. Nel frattempo i problemi tecnici dovranno essere risolti e c’è già chi, come il Guardian, si chiede se i droni di nuova generazione saranno in grado di abbatterli, visto che gli F-35 possono essere abbattuti, tra gli altri, anche dai missili a lunga gittata posseduti dalla Cina.

    Poco importa, il Parlamento appoggerà la spesa militare, mentre ancora si annaspa per trovare i soldi da destinare alle scuole, al lavoro, alla sanità, alla cultura: meglio investire in armi che speriamo di non dover mai usare, piuttosto che investire in un futuro sempre più incerto.

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