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Cos’è il Bicameralismo? Definizione e tipologia

Cos’è il Bicameralismo? Definizione e tipologia
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    Cos’è il Bicameralismo? Definizione e tipologia

    Che cos’è il Bicameralismo? Per semplificare possiamo dare questa definizione: è un sistema parlamentare che si fonda sull’esistenza di due Camere che formano l’organo legislativo (ovvero il Parlamento). Tale termine è nato e si è diffuso nel XIX secolo in contrapposizione al Monocameralismo; sua particolare declinazione é il sistema del Bicameralismo perfetto. La funzione del Bicameralismo è principalmente quella di assicurare il pluralismo e l’equilibrio fra i poteri. Il moderato compromesso che esso soddisfa ha permesso la larga diffusione del sistema sia in Europa che negli USA, dove il Senato rappresenta il principio dell’autonomia, dell’uguaglianza e dei diritti dei singoli Stati, mentre la Camera dei rappresentanti esprime il principio della sovranità popolare e della maggioranza numerica. Esistono però vari tipi di Bicameralismo, e quindi, in base alle caratteristiche del rapporto tra le Camere possiamo parlare di Bicameralismo perfetto, imperfetto, asimmetrico.

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    Il Bicameralismo perfetto o paritario è il procedimento legislativo che assegna identici poteri ad ambedue le Camere che formano il Parlamento. I due organi sono posti in posizione di assoluta parità, cosicché, pur costituendo soggettivamente gruppi reciprocamente distinti ed autonomi, possono dar luogo a manifestazioni di volontà imputabili allo Stato soltanto se consentano entrambe sullo stesso testo di deliberazione.

    Il procedimento legislativo con il sistema del bicameralismo perfetto è più complicato e lento del bicameralismo imperfetto. In questo sistema infatti i disegni di legge vengono discussi, emendati ed approvati da uno dei due rami del parlamento, quindi passano all’altro che può approvarli in via definitiva esclusivamente senza modificare in nulla la legge; in caso contrario il testo dovrà ritornare nuovamente al ramo del parlamento che lo ha esaminato per la prima volta. In linea teorica, quindi, uno dei due rami del Parlamento, o entrambi, possono continuare ad apportare modifiche al testo votato dall’altro ramo, allungando indefinitamente i tempi dell’approvazione della legge. Gli Stati europei in cui vige il Bicameralismo perfetto sono Svizzera, Belgio e Italia.

    Nel Bicameralismo imperfetto sono sempre presenti due Camere, ma non hanno gli stessi compiti, e non essendo poste sullo stesso livello (una è sempre più rilevante nelle decisioni prese per l’attività parlamentare, e possiede funzioni maggiori e di maggior importanza) ve ne è sempre una che ha maggiore potere decisionale.

    Una camera – di solito quella eletta a suffragio universale e diretto – rappresenta l’insieme dei cittadini ed è dotata di maggiori poteri (es. potere legislativo, fiducia al governo). La seconda camera – eletta in genere indirettamente dal popolo – ha funzioni diverse e integrative rispetto alla prima. Ad esempio per quanto riguarda l’approvazione di leggi costituzionali, poteri consultivi per l’approvazione di una legge ordinaria, etc. Il bicameralismo imperfetto, nella società moderna ha il merito sia di permettere agli enti territoriali di essere rappresentati a livello nazionale, sia di accelerare l’iter legislativo snellendone la procedura.

    Camera e Senato: il bicameralismo asimmetrico.

    Nel sistema parlamentare italiano esiste un diverso meccanismo per la conta dei voti delle due Camere (Deputati e Senatori) che differisce per un particolare rilevante: il computo dei rispettivi quorum di maggioranza. Alla Camera dei Deputati è previsto un diverso sistema di votazione rispetto al Senato. Le decisioni – salvo maggioranze speciali – vengono prese a maggioranza (la metà + 1) dei presenti.

    Il dato su cui riflettere è che i “presenti” alla Camera non sono omologhi ai “presenti” al Senato. Alla Camera, per presenti si intendono coloro che votano sì o no, escludendo gli astenuti, mentre al Senato per presenti si intendono coloro che partecipano alla votazione, cioè coloro che si esprimono in qualche modo: a favore, a sfavore o astenendosi. Per non essere computati nel calcolo del quorum di maggioranza al Senato, i parlamentari dovrebbero proprio uscire fuori dall’aula. Ma cosa implica il fatto che gli astenuti vengano conteggiati o meno nella votazione? Semplice, nel caso in cui sono conteggiati, il quorum sufficiente a far passare il “sì” inevitabilmente si alza. Il Bicameralismo in questo caso è detto asimmetrico.

    Tra le non poche alternative al Bicameralismo, in sede teorica e politica, la più importante è costituita dall’Unicameralismo (o Monocameralismo), i cui fautori criticano, nel Bicameralismo, la lentezza del procedimento legislativo, la frequenza di conflitti di competenza e, di fatto, tra le due camere, che sempre di più provocano, nella loro azione contraddittoria, una paralisi della vita parlamentare. Un altro motivo portato a sostegno del monocameralismo è che facilmente esso sarà seguito da una riduzione del numero di parlamentari e collaboratori, con conseguente riduzione dei costi della politica, collegi elettorali più grandi, con meno parlamentari per migliaio di abitanti, e soprattutto una maggiore concentrazione di poteri.

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