Decreto sullo sviluppo, le misure per la crescita fanno partire la fase due

L’atteso decreto sullo sviluppo è arrivato all’esame del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo è quello di stimolare la crescita economica ed in combinazione con la spending review diminuire la spesa pubblica dello Stato. Tra le novità più importanti ci sarebbero alcuni limiti imposti dalla legge di stabilità che blocca i fondi dei comuni virtuosi. In questo modo potranno essere reinvestiti i profitti derivati dalle società di cui i comuni detengono delle quote.

Sono notevoli anche le iniziative nell’ambito della gestione degli immobili. Innanzitutto c’è il famoso bonus per le ristrutturazioni. Si potrà ottenere una detrazione irpef fino al 50% nel caso di ristrutturazioni per un valore massimo di 96.000 euro. Sempre nell’ambito degli immobili i costruttori potranno evitare di pagare l’Imu per tre anni dal momento in cui vengono ultimati i lavori. Il risparmio per le imprese è stato quantificato intorno ai 35 milioni di euro.

Il decreto per lo sviluppo ha previsto anche l’istituzione di una sorta di fondo per i poveri. Verrà istituita un’agenzia che gestirà un fondo per la realizzazione di un programma nazionale di distribuzione di derrate alimentari per persone indigenti. La distribuzione verrà fatta attraverso le organizzazioni caritatevoli.

Per quanto riguarda la parte direttamente relativa alla crescita verranno sbloccati circa 600 milioni di euro di finanziamenti alle imprese ed altri due miliardi di euro arriveranno dal Fondo rotativo per le imprese e dalla revoca della legge 488 del 1992 che regolamentava gli incentivi alle imprese che si trovano nelle aree depresse.

Insieme al decreto sullo sviluppo ci saranno anche alcuni argomenti che riguardano la spending review. La giustizia è stata tra i settori più sottoposti ad innovazioni. La durata dei processi è stata fissata a sei anni con un risparmio notevole per le casse dello Stato.  Dai tagli alla spesa pubblica è previsto un introito di cinque miliardi di euro.

La spending review prevede anche una riorganizzazione generale del personale delle società e delle agenzie pubbliche. Saranno ridotti i direttori, il numero di dipartimenti dei ministeri ed un generale ridimensionamento della burocrazia che comprende anche l’abolizione delle province. Il risparmio totale in tal senso sarà di 30 miliardi di euro.


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