Bossi pensa al ritiro. Salvini: "La Lega Nord va avanti"

Si respira la fine di un’epoca a via Bellerio. La sede della Lega Nord ha visto forse l’ultimo atto dell’epopea di Umberto Bossi che ha trasformato un partitino regionale in una forza politica capace di reggere un governo ed esprimere diversi ministri. Una storia finita per i forti dissidi interni, per l’appiattimento sul governo di Silvio Berlusconi e per lo scandalo dell’ex tesoriere Francesco Belsito che ha scoperchiato le modalità di utilizzo dei rimborsi elettorali da parte della dirigenza del carroccio.

Al Senatur è stato notificato un avviso di garanzia per truffa ai danni dello Stato. Come segretario del partito ha firmato tutti i documenti relativi agli esborsi di denaro. Con lui sono indagati i suoi due figli maggiori. Riccardo e Renzo Bossi, entrambi per appropriazione indebita. Le vicende giudiziarie faranno il loro corso, ma la vicenda politica di Umberto Bossi è arrivata al capolinea.

Solo qualche giorno fa era ancora in piena corsa per una possibile ricandidatura a segretario federale, poi è arrivato l’accordo con Roberto Maroni. Candidatura unica di quest’ultimo e ruolo da presidente del partito per il leader storico. La situazione è nuovamente cambiata dopo l’arrivo dell’avviso di garanzia. Voci interne al partito riferiscono di un Bossi in lacrime, “A mezzogiorno l'ha chiamato uno dei triumviri ed è scoppiato a piangere... E' distrutto”.

Non è la prima volta che Umberto Bossi viene colpito. In precedenza ha sempre reagito tirando fuori gli assalti dello stato centrale, di Roma ladrona e di nemici più o meno immaginari. Questa volta non ci sono nemmeno questi appigli e lo conferma la solita voce interna, “In venticinque anni l'Umberto non è mai stato così giù. E' finito nell'angolo, ha intorno terra bruciata e, fuor di retorica, stavolta non so se e come riuscirà a reagire”.

Finisce nelle lacrime l’epoca di Bossi. Quelle lacrime che non è riuscito a trattenere quando uno dei reggenti del partito lo ha chiamato al telefono, “Sto male, malissimo...” e giù lacrime.

L’epitaffio tocca a Matteo Salvini uno dei fedelissimi di Roberto Maroni, “Bossi ci ha portato fino a qua, detto questo la Lega va avanti e prescinde dai nomi”. Una chiusura definitiva. Come tutti gli uomini di potere anche Umberto Bossi nel momento del bisogno si è ritrovato solo con pochi fedelissimi.

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