Quando bisogna cambiare la marcia: guida consapevole

Quando bisogna cambiare la marcia: guida consapevole

Scegliere la marcia giusta è fondamentale per consumare e inquinare meno ma anche per sfruttare al meglio il motore

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    Quando bisogna cambiare la marcia: guida consapevole

    Cambiare marcia durante la guida è un’azione semplice ma, se eseguita nel modo sbagliato, provoca l’aumento dei consumi di carburante, quindi anche delle emissioni inquinanti; nei casi più gravi, rischia anche di danneggiare i propri organi, quelli della trasmissione e il motore stesso. Inoltre un uso inappropriato del cambio rende la guida meno piacevole ed efficace. Per chi è meno esperto o ha dubbi, sintetizziamo qui alcuni consigli pratici su come e quando bisogna cambiare marcia.

    Ricordiamo che la funzione primaria di un cambio, la sua ragione di esistenza, è adeguare la coppia motrice erogata dal propulsore alla velocità del veicolo. In termini molto approssimativi, la coppia è la forza applicata alla trasmissione, quindi indirettamente alle ruote. Se è eccessiva, le ruote slitteranno; se è insufficiente, il veicolo farà fatica a muoversi.

    Partiamo dalla necessità più comune e più logica: consumare meno carburante, il che comporta inquinare meno. Poiché il consumo è direttamente proporzionale al regime di rotazione del motore, è facile dedurre che per consumare meno il veicolo deve marciare ad un numero di giri il più basso possibile. Di conseguenza, si deve cambiare marcia al più presto. In altre parole, si deve viaggiare sempre con la marcia più alta.
    Abbiamo tre strumenti per stabilire quando è il momento giusto per cambiare: le nostre orecchie, il contagiri e, nelle auto più recenti, un dispositivo elettronico chiamato GSI, Gear Shift Indicator (indicatore di cambio marcia). Partiamo da quest’ultimo. L’Unione europea ne ha resa obbligatoria la presenza in tutti i veicoli degli ultimi anni. E’ un segnalatore: un avviso che appare sul cruscotto e ci dice esattamente quando è il momento di cambiare per consumare meno. La cosa più facile.
    Ma se l’auto non è provvista di tale apparecchiatura, allora dobbiamo ricorrere al caro, vecchio contagiri. Quando avremo accumulato tanti chilometri e quindi disporremo di una certa esperienza, sapremo anche valutare il numero dei giri basandoci sul rumore del motore.

    Ad ogni modo, la prima marcia serve solo per avviare il veicolo, qui si deve cambiare quasi immediatamente. L’unico caso in cui la prima è necessaria è quando si devono superare salite con fortissima pendenza, come la rampa di un parcheggio o una strada di montagna particolarmente difficile. Oppure nel caso contrario, quando dobbiamo affrontare discese estremamente ripide; allora la prima marcia ci permetterà di sfruttare il freno motore e affaticare meno l’impianto frenante. Si tratta sempre di casi limite.
    Allora, partiamo e via, subito in seconda. La nostra andatura dovrà essere il più possibile fluida e costante, naturalmente quando le condizioni del traffico lo permettono. Dobbiamo sempre ricordarci di restare in un regime di rotazione basso.

    Se ci manteniamo intorno ai 2.000 giri ad ogni rapporto (per i motori diesel anche un po’ meno), riusciremo a contenere i consumi con una buona efficacia.

    Ora vediamo una situazione completamente diversa. Dobbiamo eseguire un sorpasso. Esiste una legge quasi matematica: più tempo dura un sorpasso, più diventa pericoloso, per mille ragioni piuttosto intuitive.
    Allora i sorpassi devono essere rapidi, quindi ci serve una consistente accelerazione per creare un’adeguata differenza di velocità fra il nostro veicolo e quello che dobbiamo superare. Minore è l’accelerazione, minore sarà la velocità e quindi maggiore sarà lo spazio necessario per superare, quindi aumenterà in modo pericoloso il tempo in cui occupiamo la corsia opposta.
    Se disponiamo di un’auto dotata di molta coppia (ma deve essere parecchia), quindi un motore elastico, capace di riprendere in fretta anche a basso numero di giri, probabilmente non avremo bisogno di cambiare marcia. Basterà accelerare con una certa decisione.
    Tuttavia sono poche le auto con motori così, hanno alte cilindrate e spesso anche tanti cilindri, da 6 in su. In condizioni normali, quasi sempre ci toccherà scalare, cioè passare ad uno o più rapporti inferiori. Anche perché se stiamo procedendo a velocità costante in sesta marcia, avremo giri molto bassi. Mai affondare l’acceleratore a giri troppo bassi in un motore poco brillante. L’auto non si muoverà e avremo solo consumato uno sproposito di carburante.

    Quale rapporto ci serve e a quanti giri? La massima accelerazione si ottiene al regime di coppia massima. Quindi dovremo scalare nella marcia che ci permette di “entrare” in quel regime. Dobbiamo conoscere bene il nostro motore. Se è turbocompresso, avremo tanta coppia a basso numero di giri; generalmente intorno ai 2.500-3.000 giri per i motori a benzina e poco meno di 2.000 per i diesel.
    Se invece abbiamo un motore aspirato, quindi solo a benzina (o gas), allora troveremo la coppia massima a giri molto più alti, almeno 4.000.
    Ingranata la marcia giusta e cominciato il sorpasso, dovremo mantenere un’accelerazione consistente fino a quando non avremo lo spazio per rientrare nella nostra corsia, senza tagliare la strada a chi abbiamo appena superato. Quindi in questo caso non dovremo cambiare subito, ma mantenere il rapporto fino a quando abbiamo accelerazione. Se abbiamo superato il regime di coppia massima, la nostra accelerazione scenderà abbastanza brutalmente. Dovremo cambiare poco prima che essa cominci a scendere.

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