Auto con targa straniera: leggi lente, furbi veloci

Auto con targa straniera: leggi lente, furbi veloci

Fermo in Parlamento da più di un anno un provvedimento che limiterebbe gli abusi

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    Auto con targa straniera: leggi lente, furbi veloci

    Vi mette di buon umore, mentre state viaggiando con gli occhi sul tachimetro nei dintorni di autovelox e tutor, vedere sfrecciare accanto a voi un’auto di lusso con targa straniera, che se ne impippa di tutto? Probabilmente no. Perché tutti conosciamo molto bene la situazione: chi circola con una targa straniera in Italia ha in pratica quasi l’immunità, grazie a leggi inadeguate, procedure colabrodo e generale insufficienza dei pattugliamenti su strada. Poiché l’intestatario del veicolo risulta residente all’estero, questi semplicemente si fa un baffo di qualsiasi multa e non solo. Bollo, assicurazione, incidenti: l’impunità è assoluta. Per l’ennesima volta, chi viene in casa nostra fa i propri comodi e nessuno lo chiama a risponderne. Ma è anche peggio. Perché molti approfittano delle maglie larghe normative e, pur vivendo in Italia, circolano su veicoli con targa straniera attraverso immatricolazioni a prestanome o leasing sospetti. Facciamo il punto della situazione.

    Una notizia recente: il Tribunale di Brescia ha respinto il ricorso di un tale a cui erano state inflitte ben 376 multe per eccesso di velocità. L’auto era di lusso, in leasing ed aveva la targa tedesca. Il trasgressore dovrà pagare complessivamente quasi 160.000 euro e dovrebbero venirgli tolti 930 punti dalla patente. Non conosciamo i dettagli della vicenda e non sappiamo se finirà in Cassazione. Certo, qualcosa di strano viene alla mente.

    Attualmente il Codice della strada, all’articolo 132, dice che un’auto con targa straniera può circolare in Italia al massimo per 12 mesi, poi deve essere reimmatricolata da noi. Multa da 80 a 318 euro. Ora, una bella auto da circa 300 cavalli, soggetta al superbollo, ne pagherebbe circa 725 all’anno. Solo per questo conviene rischiare, sapendo che le possibilità di essere fisicamente fermati sono molto scarse. Ma anche in questo caso, il proprietario risulterebbe una società o una persona fisica estera. Non sono previsti sequestri del veicolo, non viene arrestato il conducente, niente di niente. A meno che non si venga fermati dopo un incidente e si riscontri uno stato di ebbrezza. Ma in questo caso specifico sarebbe sufficiente scappare, come fanno in troppi.

    Il gioco è abbastanza facile: società finanziarie estere spregiudicate, residenti in Germania o nazioni dell’est europeo che fanno da prestanome per immatricolazioni elusive. Aggiungiamo poi che chi prende in leasing auto di lusso passando da questi canali, molto probabilmente ha notevoli disponibilità liquide, quasi certamente provenienti da redditi in nero.

    Quindi abbiamo evasione ed elusione fiscale, aggravate dall’aumento della pericolosità nella circolazione, poiché se questa gente va sempre a tutta velocità contando sull’impunità regalata da questa situazione, ovviamente aumenta di molto i rischi di provocare incidenti.
    Su questo argomento specifico il pericolo per noi italiani è vastissimo. Infatti, se questi furboni sanno di poter circolare senza essere rintracciati, per quale motivo dovrebbero stipulare un’assicurazione? Ciò vale soprattutto nel caso di immatricolazioni intestate a prestanome privati, dai quali è virtualmente impossibile riscuotere alcunché. E’ sufficiente fuggire in caso d’incidente e il gioco è fatto.
    Meno in caso di leasing, ma in questo caso si firmano polizze in nazioni a tariffe molto basse. Ci sarebbe innanzitutto il danno per l’economia nazionale; ma soprattutto, per le vittime ottenere i risarcimenti da compagnie estere sarebbe un’impresa titanica.
    Questo accade perché non esistono leggi europee che forzino l’intestatario estero a rispondere presso le autorità di casa sua delle violazioni compiute in casa nostra.

    Esiste una direttiva europea all’acqua di rose, la 2015/413, in vigore anche in Italia dal 18 maggio 2016. Essa prevede lo scambio d’informazioni tra i paesi membri in caso delle seguenti violazioni: eccesso di velocità, mancato uso cinture o casco, passaggio col rosso, ebbrezza e droga, circolazione su corsia vietata e uso illegale del telefono cellulare. Vengono stabiliti dei punti di contatto in ogni nazione, come se fossero degli hub aeroportuali.

    Un esempio: autovelox comunale in Italia, targa tedesca. Il comando di polizia locale trasmette telematicamente i dati del verbale al punto di contatto nazionale, cioè il ministero dei trasporti. Esso inoltra la richiesta al punto di contatto nazionale in Germania; da qui si arriverà all’autorità locale dell’intestatario del veicolo, che lo informerà della multa.
    Ma ecco l’inghippo: attualmente non sono previste misure coercitive se il trasgressore rifiuta di pagare. Ricordiamo che il trasgressore identificato è solo il proprietario del veicolo, cioè il residente all’estero; invece l’utilizzatore è invisibile, quindi continua a circolare. Esiste una sola eccezione: Italia e Austria hanno firmato un accordo bilaterale che impegna la reciproca esecuzione dei provvedimenti legati ai verbali. Tuttavia sono molto rari i furbetti con targa austriaca. Sarebbe invece doveroso insistere diplomaticamente per un accordo bilaterale con la Svizzera, che non è membro Ue ma da cui calano in massa in casa nostra veicoli con quella targa a fare i propri comodi.

    Questo è un altro esempio di quanto l’Unione europea sia inutile quando c’è da fare qualcosa di utile. Ma torniamo in casa nostra. E’ fermo in Parlamento ormai da più di un anno un disegno di legge che introdurrebbe l’articolo 132 bis al Codice della strada. Esso prescriverebbe la possibilità di circolare in Italia su veicoli con targa straniera solo residenti stranieri. Inoltre, in caso di controllo, verrebbe ritirata la carta di circolazione in caso d’irregolarità. Sarebbe già qualcosa, anche se non molto. Ma nei palazzi romani sono in tutt’altre faccende affacendati.

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