Sanatoria multe Equitalia: cosa fare per saldare i debiti

Sanatoria multe Equitalia: cosa fare per saldare i debiti

Anche le cartelle per contravvenzioni stradali rientrano nella categoria

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    Sanatoria multe Equitalia: cosa fare per saldare i debiti

    Frenate i facili entusiasmi: la sanatoria sulle multe affidate alle cartelle esattoriali di Equitalia non è tutta rose e fiori. Ci sono tanti “se” e “ma” e non è detto che poi i fatti corrispondano a quello che il Governo promette. Andiamo a vedere i dettagli.

    Tra le misure contenute nella legge di stabilità 2017, appena varata dal Governo e fra poco sottoposta al lungo esame del Parlamento, c’è anche la (relativa) soppressione di Equitalia e il suo assorbimento nell’Agenzia delle entrate. Viene data la possibilità ai contribuenti colpiti dalle cartelle esattoriali emesse dal 2000 al 2015 di sanare la loro posizione pagando solo l’importo delle multe, senza sanzioni e interessi. L’obiettivo è far recuperare in fretta alla Pubblica amministrazione, sempre più a corto di denaro, circa 51 miliardi di crediti.
    Se il contribuente si avvale della sanatoria, Equitalia non potrà più proseguire in quelle azioni esecutive che creano problemi enormi: ad esempio i pignoramenti e i fermi amministrativi.
    Fra i tipi di multe che è possibile sanare sono comprese anche quelle per infrazioni al Codice della strada.

    Cominciamo con le troppe condizioni. Innanzitutto la sanatoria non sarà un esclusivo diritto del contribuente, troppo comodo in questo Paese. No, la sanatoria sarà possibile solo in quei comuni e province che decideranno di aderirvi. In questo Stato disastrato dove le istituzioni superiori chiedono il permesso a quelle inferiori ma non ai cittadini accade anche questo.
    Ipotizzando che la legge di stabilità venga approvata dal Parlamento senza modifiche (cosa che non accade mai), comuni e province avranno 30 giorni di tempo dal momento dell’entrata in vigore della legge per pubblicare una delibera in cui comunicano di aderire alla sanatoria e inviarla ad Equitalia.

    Quindi il cittadino dovrà prima controllare se l’ente che gli ha emesso la multa ha aderito alla possibilità di sanatoria. Vietato dare per scontato che lo faccia. L’avidità sempre più rapace mostrata dai comuni in questi ultimi anni sconsiglia di essere ottimisti; c’è solo da sperare che aderiscano perché così incasseranno subito invece di attendere il lungo decorso giudiziario.
    La seconda verifica da fare è che si tratti di cartelle emesse da Equitalia dal 2000 al 2015. La sanatoria copre solo questi casi.

    Il contribuente deve inviare una richiesta ad Equitalia entro 90 giorni dall’entrata in vigore della procedura. Si deve fare utilizzando un apposito modello che Equitalia dovrà pubblicare sul proprio sito web. Si può scegliere di pagare la multa in un’unica soluzione oppure in tre rate bimestrali di pari importo.
    Equitalia dovrà comunicare ai debitori che hanno presentato la richiesta, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, l’ammontare totale delle somme dovute, comprese le eventuali rate con giorno e mese di scadenza.
    E’ possibile avvalersi della sanatoria anche se si ha già una rateazione in corso con Equitalia, solo a condizione di essere in regola con tutti i versamenti. Non è possibile invece per i debitori a cui è stata concessa la rateazione dopo il 1° ottobre 2016.
    Una volta avviata la sanatoria, l’ultimo versamento dovrà comunque essere effettuato entro il 15 dicembre 2017. Chi salta un versamento perde il diritto alla sanatoria e dovrà pagare tutto l’importo della cartella originale, quindi comprendendo sanzioni e interessi.

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