Auto a metano: Fiat e Snam ci credono sempre di più

Auto a metano: Fiat e Snam ci credono sempre di più

Impegno per investimenti volti a raddoppiare le stazioni di servizio in Italia e aumentare i veicoli prodotti

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    Auto a metano: Fiat e Snam ci credono sempre di più

    La Fiat punta sul metano, lavorando con la Snam. Investire sul gas, una scelta che oggi potrebbe apparire in ritardo o quantomeno in controtendenza. Però quando si parla di interventi concreti per migliorare le infrastrutture nel nostro Paese, dovremmo esserne tutti felici. Ed è oltretutto logico puntare su una tecnologia che in Italia ha un impatto storicamente importante, nonostante i numeri recenti del mercato possano far pensare il contrario. Altro dettaglio non da poco, lo sviluppo dell’impiego di questo carburante può contribuire in modo effettivo ed efficace, non a chiacchiere, alla diminuzione dell’inquinamento, anche se è un argomento poco alla moda in certi circoli snob che vorrebbero solo auto elettriche ovunque e subito, senza domandarsi da dove arriverebbe l’elettricità e come potrebbero ricaricarsi in maniera rapida e diffusa i loro costosi giocattoli del momento.

    La notizia: Snam e gruppo FCA con Iveco hanno stretto un accordo il cui scopo è da un lato aumentare in Italia il numero di stazioni di servizio attrezzate per il metano per autotrazione, dall’altro incrementare la produzione di veicoli che sfruttano questa alimentazione, sia commerciali che passeggeri. Non cominceranno i lavori domani. Si tratta di un protocollo d’intesa per un programma d’investimenti da completare in cinque anni. Perché nel mondo reale dell’industria le cose non accadono dall’oggi al domani. Si programmano con largo anticipo; qualcosa da insegnare al nostro mondo politico, che quando sente parlare di piani quinquennali pensa solo a Lenin.

    Elenchiamo qualche numero per capire meglio la situazione. Per merito di due soli uomini, Enrico Mattei ed Alcide De Gasperi, i quali nel dopoguerra si opposero agli interessi delle “sette sorelle”, le maggiori compagnie petrolifere straniere, l’Italia ha potuto sviluppare la propria rete di metanodotti fino a farla diventare la più estesa in Europa; la sua lunghezza supera 32mila chilometri. Snam, fino al 2012 una società del gruppo Eni, oggi vede come principale azionista la Cassa depositi e prestiti, che detiene circa il 29% del capitale azionario, mentre la maggior parte, quasi il 59%, è nei portafogli d’investitori istituzionali (fondi d’investimento, banche, eccetera). La Snam si occupa di costruire metanodotti e gestire la distribuzione del gas naturale.

    Il settore del metano per autotrazione in Italia oggi vale un fatturato annuo di 1,7 miliardi di euro e impiega circa ventimila persone. Questo ne fa il primo mercato europeo nei consumi con oltre un miliardo di metri cubi consumati nel 2015, suddivisi fra circa un milione di veicoli in circolazione.
    Il freno più grande che ha impedito uno sviluppo maggiore è, come sappiamo, la scarsità di stazioni di servizio. Attualmente gli impianti attivi sul territorio nazionale sono 1.141. Pochi, ma è già qualcosa rispetto al deserto di qualche anno fa. Oltre ad essere pochi, sono anche concentrati in poche regioni del nord e del centro.
    Uno degli obiettivi principali del progetto è proprio questo. Snam ha intenzione di investire 200 milioni di euro in 5 anni per potenziare i punti di distribuzione. Ciò darà l’impulso per arrivare al raddoppio delle stazioni di servizio in 10 anni.

    FCA e Iveco da parte loro s’impegneranno ad aumentare il numero di modelli e di veicoli nelle loro gamme di prodotti. Le automobili del gruppo Fiat attualmente comprendono 12 modelli alimentati a metano. Anche Iveco ha una gamma completa di veicoli commerciali a gas; ultimi in ordine di tempo il Daily per i trasporti leggeri e lo Stralis per i viaggi a lungo raggio. A questi si aggiunge, per il trasporto pubblico, l’autobus urbano Urbanway.

    Poiché il metano costa meno del gasolio e ha un rendimento energetico migliore, l’ampliamento di distributori e veicoli potrà portare potenzialmente a risparmi per i consumatori di circa 800 milioni di euro in 5 anni.
    Inoltre si calcola che, qualora si raggiungesse l’obiettivo del raddoppio di stazioni in 10 anni, entrerebbero nella nostra economia maggiori investimenti complessivi di circa 2,5 miliardi di euro. E sono solo gli investimenti a creare i posti di lavoro, non le “redistribuzioni di reddito” clientelari dei politici voraci.

    Infine, per quanto riguarda l’aspetto ambientale, la progressiva sostituzione di automobili, furgoni, autobus e camion tradizionali con quelli a metano, nella quantità stimata per il periodo indicato, potrebbe portare ad una riduzione del 40% nelle emissioni di anidride carbonica (CO2) e di oltre il 90% in quelle di ossidi di azoto (NOx), oltre ad una sostanziale sparizione delle polveri sottili (che la combustione del metano intrinsecamente emette in quantità irrilevanti). Un dato da infilare sotto il naso alla giunta di Milano, che vuole far pagare l’accesso all’Area C alle auto a gas.

    E’ curioso rilevare quanto possa apparire in controtendenza questa decisione del gruppo FCA di puntare sul metano, quando tutti gli altri costruttori del mondo si stanno gettando in massa verso la cosiddetta “elettrificazione”. Ma è logica dal punto di vista della Fiat, che produce e vende parecchi veicoli a gas, più di tutti (5 tra i 10 modelli più venduti a metano e 5 a GPL). Ma è ancora virtualmente assente nel settore ibrido ed elettrico. FCA oggi produce un solo modello ibrido, la Chrysler Pacifica, venduta solo negli Stati Uniti, e uno elettrico, la 500e, venduta esclusivamente in California. Poi ci sono due Ferrari, anche se formalmente non fa parte di FCA: la laFerrari Aperta e… la monoposto di Formula 1. Che sono vendibili esattamente quanto tutti i concept elettrici che hanno invaso il salone di Parigi.

    Ancora qualche dato. Nei primi nove mesi del 2016 sul mercato italiano sono stati venduti circa 1,4 milioni di autovetture. Quelle a metano sono 34.594, pari al 2,4% del mercato. In crollo verticale rispetto al 2015, quando rappresentavano il 4,1%. In calo anche il GPL, passato dall’8% al 5,5%, con 78.202 veicoli.
    Nello stesso tempo le auto ibride sono passate dall’1,6% al 2%, per un totale di 28.236 unità. Quindi sembra che le ibride stiano raggiungendo il metano.
    Fa invece sempre ridere il numero di auto elettriche, scese da 1.182 a 951, 0,1% del mercato.

    Quindi Fiat produce, vende e produrrà ancora più auto a metano, che la gente ha comprato di meno. Gli altri produrranno sempre più ibride, che la gente sta cominciando a comprare, ed elettriche, che nessuno compra. Sarà interessante vedere chi avrà ragione.

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