Le concept car più innovative del salone di Parigi 2016

Le concept car più innovative del salone di Parigi 2016

Motori elettrici, design estremo e guida autonoma uniscono molti dei prototipi presentati allo show francese

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    Le concept car più innovative del salone di Parigi 2016
    Renault Trezor_Concept 2016 1600 07

    In un salone di Parigi 2016 avaro di novità realmente acquistabili dalle persone normali che devono usare l’auto tutti i giorni, le concept car hanno catturato molta dell’attenzione mediatica. I principali dirigenti di molti fra i più importanti costruttori, presenti o assenti alla manifestazione francese, stanno facendo una gara a chi pronuncia più spesso le seguenti parole: elettrificazione, mobilità, guida autonoma. Sta diventando un mantra, un messaggio da spingere con forza nella testa della gente. Persone che in Europa comprano auto elettriche per meno dello 0,5% del mercato (negli USA non sono messi molto meglio, sfiorano l’1%); pendolari che del car sharing o del ride sharing se ne fanno poco, se devono partire tutti i giorni da un’abitazione esterna alla cintura metropolitana, dove tutti questi servizi si fermano; automobilisti che forse tendono a fidarsi molto poco di vetture che dicono di guidare da sole ma poi si scopre che in realtà non lo fanno, perché il mondo reale è molto più complesso di quello pubblicitario.

    Tuttavia non si può restare ancorati al passato. Ci sono fatti che restano incontrovertibili anche dopo averli filtrati dalla propaganda. Il petrolio ad un certo punto finirà e questo momento si avvicinerà molto più rapidamente in corrispondenza al colossale aumento della domanda da parte di Cina e India, due nazioni a forte crescita nei consumi energetici che totalizzano da sole il 35% della popolazione mondiale. L’inquinamento atmosferico è effettivamente preoccupante, sebbene sia criminale da parte delle amministrazioni pubbliche e dei fanatici da cui si lasciano manipolare addossarne tutte le colpe all’automobile. Questi due elementi combinati obbligano a percorrere la strada dell’elettrificazione dei veicoli, per quanto triste ciò possa essere per chi ama il suono dei veri motori. Infine l’affollamento sempre più caotico dei centri urbani e la cronica insufficienza dei trasporti pubblici (e la pessima pianificazione edilizia) hanno ridotto la circolazione ad una mesta processione a passo d’uomo. E’ vero che queste condizioni spesso fanno passare la voglia di guidare. Allora diamo un’occhiata ad alcuni di questi concept mostrati al salone di Parigi, prevalentemente, ma non tutti, orientati verso questi parametri. Ordine alfabetico.

    BMW X2_Concept 2016 1600 01

    Questo è il concept più pratico fra quelli elencati, nel senso che riguarda una categoria attuale di veicoli e potrebbe tranquillamente essere prodotto e venduto oggi. Si tratta essenzialmente di un test di design da parte della casa bavarese. La BMW X2 fa parte di quella strana categoria che si sta affermando tra i costruttori premium: i SUV coupé. Seguendo la stessa nomenclatura adottata da qualche anno per le berline, il numero dispari (Serie 1, 3 o 5) rappresenta il modello “normale”, cioè un SUV tradizionale, e il numero pari (Serie 2, 4 o 6) indica la versione coupé del numero precedente. Quindi la X2 è o sarà la serie abbassata della X1. Parliamo dunque di dimensioni relativamente compatte. BMW X2_Concept 2016 1600 06 Tuttavia lo stile della X2 la allontana parecchio dalla sorella con cui condivide piattaforma e meccanica. Davanti si notano marcate differenze sulle prese d’aria laterali e sui fari; anche il classico doppio rene della calandra è stato modificato. Il profilo è molto più dinamico, grazie ad una linea di cintura (il punto in cui cominciano le superfici vetrate) molto alta e al tetto decisamente spiovente. Poi dietro la differenza è addirittura dirompente. Cattivissima, aggressiva e sportiva. Di certo si distinguerebbe passando per strada, ammesso che la versione di produzione mantenga tutte queste caratteristiche.

    Citroen CXperience_Concept 2016 1600 01

    Chissà se la prossima C5 avrà veramente questo aspetto. Forse no, sarebbe troppo avveniristico perfino per gli standard Citroën. Ma d’altra parte questa casa ha storicamente l’abitudine di abbattere le convenzioni, quindi tutto sommato non ci sarebbe da stupirsi troppo se la futura grande berlina francese somigliasse a questo concept. La Citroën CXperience (CX, una sigla che ricorda tempi lontani e suggestivi) lascia a bocca aperta. Non somiglia a niente e a nessuno, non ce n’è un’altra nemmeno lontanamente simile. E’ una berlina di segmento D, lunga 4.85 metri. Però non ha la tradizionale forma a tre volumi; potremmo quasi considerarla una shooting brake, perché il bagagliaio è chiuso direttamente dal lunotto. Ma la superficie vetrata forma un tutt’uno col resto della coda, quasi ad unirsi al paraurti. Anche davanti l’insieme è armonioso sebbene non manchi di decisione. I fari sono quasi nascosti, tanto sono sottili. Di profilo non sappiamo come definirla: berlina, shooting brake, coupé? E’ alta solo 1,37 metri ma ha un passo di 3 metri. Saltano i punti di riferimento; praticamente la CXperience ne crea di nuovi. Citroen CXperience_Concept 2016 1600 0a Dentro va anche oltre. Qui si ridefiniscono tutti i parametri. Il centro di controllo multimediale è rappresentato da un display dalla diagonale di 19 pollici, ma stretto. Il volante è quasi una cloche, tagliato in alto e in basso per dare più spazio alle gambe del guidatore. I sedili sono rivestiti in tessuto giallo, mentre la struttura è rivestita in noce (sì, legno). Però i materiali di seduta e schienale hanno la memoria di forma. La motorizzazione sarà ibrida. Si parla di potenze da 150 a 200 cavalli per il motore a benzina e circa cento complessivi per i due motori elettrici. L’autonomia in modalità solo elettrica è data a 60 Km. Uno dei due motori elettrici è collocato e agisce sulle ruote posteriori, quindi si ha sostanzialmente una trazione integrale.

    Mercedes Benz Generation_EQ_Concept 2016 1600 05

    Quando sono direttamente i bianchi baffoni di Dieter Zetsche a presentare un prodotto Mercedes-Benz, allora siamo certi che si tratta di qualcosa di molto importante. Così è stato a Parigi per il concept Generation EQ. Che è molto più di un veicolo. Rappresenta la nascita di una vera e propria divisione di Daimler AG, chiamata Electric Intelligence; essa si occuperà di tutti i servizi legati alla diffusione dei prossimi veicoli elettrici marchiati con la stella a tre punte: le colonnine e le wall box domestiche di ricarica, la connettività dei veicoli, i servizi di car sharing e quelli relativi alle infrastrutture pubbliche. Mercedes Benz Generation_EQ_Concept 2016 1600 0d Il concept Generation EQ è tecnicamente un SUV. Perché oggi e nell’immediato domani i gusti del pubblico puntano soprattutto in quella direzione.

    Il design è avveniristico ma somiglia ancora ad un’automobile, per fortuna. Dentro è una rivoluzione tecnologica, i comandi sono tutti di tipo touch. Ma parliamo della cosa più importante, il motore; perché l’auto non è un telefonino, se non ti permette di andare da qualche parte non serve a niente. Mercedes informa che i due motori elettrici della EQ, uno per asse (quindi trazione integrale), possono erogare fino a 300 kilowatt, cioè 407 dei cari vecchi cavalli vapore. Viene garantita un’autonomia di 500 Km e accelerazione 0-100 in 5 secondi. Soprattutto, la casa tedesca afferma che le batterie saranno in grado di accumulare energia per 100 Km tramite una ricarica di soli 5 minuti. Poi ci saranno funzioni avanzate di assistenza alla guida, tutte orientate verso la strada futura della guida autonoma.

    Renault Trezor_Concept 2016 1600 02

    La casa francese la definisce una gran turismo. La Renault Trezor è una coupé a due posti, alimentata elettricamente, ça va sans dire. Spiazzante è il primo aggettivo che viene in mente. Praticamente per entrare in macchina si solleva tutta la carrozzeria. Nel senso che l’apertura è incernierata al cofano e si solleva l’intera parte superiore della vettura (in fibra di carbonio), fino al lunotto. Deve essere una sensazione curiosa caricare i bagagli dall’alto. Ma a quanto sembra, questa soluzione ardita non dovrebbe trovare la via della produzione di serie. C’è un limite a tutto. Comunque la Trezor rappresenta il futuro di Renault, perlomeno nella gamma sportiva. Renault Trezor_Concept 2016 1600 08 Passato il primo momento di shock, dopo aver chiuso la mascella rimasta spalancata, effettivamente ci si accorge che la linea è bellissima. Quelle enormi prese d’aria (ma quanto si surriscaldano i motori elettrici?) formano una specie di ghigno satanico che ti fa automaticamente spostare se la vedi arrivare dallo specchietto. Maledettamente bassa e aerodinamica, esprime decisamente un fascino particolare. Non ci sono specchietti retrovisori, anche perché non si vedrebbe un accidente: fanno tutto le varie telecamere. Nonostante l’assenza di un motore termico, la vettura è massiccia: 1.600 Kg. Tutta batterie, perché un’alta potenza richiede tanta energia, non c’è niente da fare. La Renault Trezor monta uno dei motori usati dalla monoposto che corre in Formula E. Quindi 350 cavalli e coppia massima di 380 Newton metri. Accelerazione 0-100 in meno di 4 secondi. Non sono però stati forniti dati sull’autonomia. Immancabile la funzione di guida autonoma. Renault dice che nel 2020 sarà pronta la tecnologia totalmente autonoma, cioè che non richiede attenzione o controllo da parte della persona seduta sul sedile di sinistra (non può più chiamarsi guidatore). Un’auto così bella, lasciata guidare ad un software? Mah!

    Volkswagen ID_Concept 2016 1600 01

    Sarà questa la Golf del futuro? Probabilmente. Volkswagen sta impiegando tutte le sue risorse in elettrificazione e guida autonoma. Il big boss Matthias Müller è stato categorico. Il gruppo di Wolfsburg intende produrre (e, sottinteso, vendere) un milione di veicoli elettrici e ibridi plug-in entro il 2025; per raggiungere tale obiettivo verranno messi sul mercato in questo arco temporale ben 30 modelli di questi tipo. Magari mettere insieme auto elettriche e ibride aiuta parecchio a far diventare le cifre più grandi, nonostante un’ibrida non sia elettrica: c’è ancora un rassicurante tubo di scappamento sul retro, che ti garantisce di poter rifornire sempre. Tuttavia l’obiettivo è ambizioso. Così come Mercedes, anche Volkswagen ha creato un nuovo brand dedicato alla mobilità del futuro, I.Q. appunto, che comprende la fornitura e gestione di tutti quei servizi di contorno, indispensabili. Flotte di veicoli robot per vendere il servizio di trasporto temporaneo a persone che in città non vogliono più comprare un’auto? Chissà. La maggior parte dei costruttori del mondo sta puntando molto proprio su questo modello di business. Volkswagen ID_Concept 2016 1600 0d Per quanto riguarda il concept I.D., il design tende abbastanza al domani ma tutto sommato potrebbe anche circolare oggi. Le forme sono molto più arrotondate (l’aerodinamica è sempre più importante), ma non si tratta di qualcosa di dirompente. Ci si potrebbe salire senza sentirsi troppo osservati. Le dimensioni sono compatte: corta fuori, lunga dentro; infatti la lunghezza di 4.1 metri la rende poco più corta di una Golf ma il passo di 2.75 metri quasi raggiunge la Passat. Significa molto spazio per i passeggeri. Ingresso facilitato dall’apertura controvento delle porte posteriori, unitamente all’assenza del montante centrale; una scelta progettuale seguita sempre più spesso dagli ingegneri. Questa è nelle intenzioni un’auto per il 2020, guidata da umani, e per il 2025, guidata esclusivamente da righe di codice software. Infatti in modalità totalmente autonoma sparirà fisicamente il volante, cioè rientrerà in un apposito vano; così l’umano sul sedile di sinistra potrà farsi gli affaracci propri senza pensare più al traffico, persino dormire, perché i tutti i sedili possono reclinarsi fino ad angolo zero. Insomma, il sogno di chi odia guidare. Per quanto riguarda l’apparato di propulsione, viene indicata un’autonomia variabile tra 400 e 600 Km. L’attuale Golf-e viene accreditata di un’autonomia massima di 300 Km. Il motore ha una potenza di 125 kilowatt, 170 cavalli. 0-100 in 8 secondi e velocità massima di 160 Km/h (questa macchina non andrà mai su una Autobahn). La ricarica può avvenire tramite normale cavo oppure ad induzione, cioè trasferimento degli elettroni sfruttando il campo magnetico. Tempi di ricarica tramite cavo nella norma, 80% dopo 30 minuti.

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