Incidenti stradali in Italia: si muore di più, soprattutto nelle grandi città

Incidenti stradali in Italia: si muore di più, soprattutto nelle grandi città

In aumento le vittime nel 2015, colpiti soprattutto motociclisti e pedoni, diminuiscono gli automobilisti

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    Incidenti stradali in Italia: si muore di più, soprattutto nelle grandi città

    Ogni tanto è utile dare un’occhiata ai numeri, quando sono attendibili, per capire il mondo che ci sta intorno. Gli incidenti stradali, per esempio. Una realtà che non si può e non si deve ignorare. Qualcosa di cui dobbiamo sempre tenere conto quando impugniamo un volante o un manubrio ma anche quando attraversiamo una strada. Perché la strada è pericolosa, se non si sta attenti si muore per davvero. Le statistiche provvisorie dell’Istat sui dati del 2015 ci dicono che c’è poco da stare allegri.

    Perché, nonostante il numero totale degli incidenti sia calato, si registra un aumento dei morti per la prima volta dal 2001. Soprattutto, muoiono di più motociclisti e pedoni.
    E’ molto interessante poi un altro dato che sbugiarda in pieno i politici locali delle metropoli, i quali giustificano l’invasione degli autovelox facendo credere alla gente che lo fanno per migliorare la sicurezza: tutte storie. Nelle grandi città il numero di morti nei centri abitati è salito dell’8,6% rispetto al 2014. Ma gli incassi provenienti dalle multe sono aumentati anche di più. Questo è il risultato. Niente paura: useranno questo dato come scusa per aumentare ancora di più il numero di autovelox.

    Vediamo i numeri generali. Nel 2015 sono accaduti in Italia 173.892 incidenti stradali con lesioni a persone. Hanno provocato 3.419 morti e 246.050 feriti. Per avere un punto di riferimento, prendiamo il parco circolante, cioè quanti veicoli circolano sulle strade: il dato complessivo per il 2015 è di 49.488.493 veicoli, includendo tutti i tipi.
    Sono aumentati i morti tra i motociclisti (+9,2% rispetto al 2014) e tra i pedoni (+4%). Calano invece quelli fra gli automobilisti (-1,7%), i ciclomotoristi (-5,4%) e i ciclisti (-8,8%).

    Dove si muore di più? Sono aumentate le vittime su autostrade (305, +6,3%) e strade extraurbane (1.619, +1,9%). Invece c’è un leggero calo dei morti nelle strade urbane in generale (1.495, -0,7%). Ma sono aumentate quelli nei grandi comuni. Logicamente, data l’enorme popolazione concentrata nei primi, si può dedurre che ormai raramente si muore nei piccoli paesi. Ma è solo una questione di probabilità legata alla quantità di traffico esistente. I piccoli comuni non hanno particolari meriti nella prevenzione.
    Per quanto riguarda le regioni, prendendo il dato più significativo, cioè il numero di morti per centomila abitanti, l’Istat ha fatto il confronto fra il 2010 e il 2015. Il dato nazionale è di 5,6. Si muore di più nella Provincia autonoma di Trento (7,8). Seguono Basilicata (7,5), Emilia-Romagna (7,3) e Umbria (7,2). Si muore di meno in Campania (4), Sicilia (4,4), Calabria (4,8) e Lombardia (4,8). Non è che improvvisamente le strade di queste ultime regioni siano diventate sicure. Si muore di meno perché, avendo città molto grandi e intasate, la velocità media di percorrenza è molto più bassa. E’ difficile restarci secchi se si è sempre fermi in coda, tra gli automobilisti. Diverso il discorso per due ruote e pedoni.

    Chi sono i morti? Sul totale di 3.419 persone decedute, i maschi sono 2.748 (circa l’80%), le femmine 671. I conducenti deceduti sono stati 2.342; i passeggeri erano 476, i pedoni 601. Per quanto riguarda l’età, sono aumentati di più i decessi di uomini fra 30 e 34 anni (+16%), fra 45 e 49 (+10,2%) e fra 50 e 54 (+11,8%). Questo è legato all’aumento delle vittime fra i motociclisti. E’ salito molto anche il numero di morti fra i più anziani, 80-84 anni (+10,5%).

    Torniamo sull’aspetto dei grandi centri, perché bisogna mettersi in testa che i sindaci delle metropoli negli ultimi tempi se ne sono semplicemente fregati della sicurezza della circolazione, puntando tutto sul rastrellamento di denaro dalle multe elettroniche, sprecando i vigili lasciandoli negli uffici a compilare (redditizi) verbali, invece di mandarli a pattugliare le strade.

    Prendendo in considerazione le 14 città più popolate, nella media nazionale il numero di morti ogni centomila abitanti nel 2015 è salito di 0,4 rispetto al 2014. La città con il numero peggiore è Genova (1,9), seguita da Bologna (1,8) e Torino (1,3). Venezia ha 1,2; Firenze 1. Milano è al sesto posto (0,8), Roma è ottava (0,6), Napoli nona (0,4), Palermo undicesima (0,8). Il trend di vittime nei grandi centri è stato in calo costante fra il 2001 e il 2013. E’ risalito negli ultimi due anni.

    Quindi l’effetto dell’esplosione di autovelox negli ultimi anni ha comportato l’aumento dei morti. Complimenti.

    L’unico dato positivo consolidato è la diminuzione costante dei morti tra gli automobilisti. Si è passati dai 3.847 del 2001 ai 1.466 del 2015. Ma che nessun politico si azzardi anche solo a pensare di prendersi dei meriti, che appartengono solo alle case automobilistiche e a nessun altro. Perchè in questi 15 anni sono progressivamente aumentati e migliorati i sistemi di sicurezza dei veicoli, sia attivi (prevenire l’incidente) che passivi (limitare i danni dopo l’impatto). Le norme europee e nazionali che ne hanno resi obbligatori un buon numero sono arrivate molto tempo dopo.
    Tuttavia non sono sindaci e ministri a mettersi al volante (anche perché si fanno scarrozzare dall’autista). Le loro colpe sono di natura diversa. L’incidente accade sempre perché il conducente di un veicolo (a motore, a pedali o direttamente le gambe) fa qualcosa che non dovrebbe.
    Qui i dati sono un po’ carenti. Non abbiamo le statistiche sulle cause accertate degli incidenti: la trasparenza su questo tipo d’informazione da parte degli enti che li dovrebbero diffondere, in particolare quella legata all’uso di alcool e droghe, è ancora lontana dall’accettabile.
    Ci sono però le cifre sui motivi delle infrazioni rilevate, cioè quali articoli del Codice della strada sono stati violati relativamente alle multe accertate. Ci possono dare un’idea, ma non sono la stessa cosa. Questi dati non ci dicono quali comportamenti hanno causato gli incidenti, bensì quali multe si sceglie di fare.

    Dov’è il record? Divieto di sosta: 3,2 milioni di multe nel 2015 solo dalle polizie locali, includendo gli ausiliari della sosta per le strisce blu, altro business subdolo per i comuni. Al secondo posto? Eccesso di velocità, ma guarda un po’. Ben 1,8 milioni di multe dai comuni (Santo Autovelox), mentre la Polizia stradale si ferma a circa 743mila. Seguono i semafori, oltre 300mila dai comuni (le amate telecamere).
    Le cinture di sicurezza vengono controllate soprattutto da Polizia stradale (88.790 multe) e Carabinieri (68.202), mentre le polizie locali ne hanno solo 32.104. Certo, i vigili sono troppo occupati a compilare i verbali degli autovelox, ben più redditizi per i sindaci.

    Assolutamente ridicolo, perché troppo basso rispetto alla realtà, il numero di multe per la guida in stato di ebbrezza. 21.431 dalla Stradale, 16.693 dai Carabinieri, mentre il dato dei comuni di 4.733 conferma una politica locale scellerata. Certo, se i vigili staccano alle 20 come possono fermare gli “imbenzinati” che infestano le strade di sera e nei week end? Ma i comuni non dovrebbero investire almeno metà dei proventi delle multe nella sicurezza stradale? Sicuro: comprano più autovelox.
    Una censura pesante poi va anche al Governo, che taglia dove non deve ma mai dove si spreca. Gli organici delle forze dell’ordine sono ormai ridotti a quattro gatti male equipaggiati e male organizzati (dall’alto) che devono occuparsi di tutto. Fanno perfino troppo, per quella miseria di stipendio che prendono per rischiare la vita ogni giorno. Intoccabile e giustificatissimo invece lo stipendio di 600.000 euro all’anno del direttore generale della Rai. Quello sì che ci serve.

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