Omicidio stradale: altri due morti, una legge che non funziona

Omicidio stradale: altri due morti, una legge che non funziona

Un camionista ubriaco ha investito un'auto ad un casello ed è scappato, pene poco severe e risorse inadeguate

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    Omicidio stradale: altri due morti, una legge che non funziona

    Un altro episodio di cronaca che deve farci riflettere: è un preciso caso di omicidio stradale legato alla guida in stato di ebbrezza. Il 23 settembre, di sera, un camionista ubriaco ha travolto un’auto ferma ad un casello autostradale (Rondissone, sulla A4 Milano-Torino), uccidendo due persone e ferendo gravemente tre bambini. Come se non bastasse, è scappato. Un pirata della strada, quindi.

    Il fatto che non si rendesse conto di quello che aveva fatto, come è stato raccontato dai resoconti della stampa, non deve essere una giustificazione. Non si è accorto di nulla perché era talmente ubriaco da non sapere nemmeno quello che gli capitava attorno. Ma era lucido quando ha deciso di bere.
    Questo autista, uno slovacco di 63 anni, ha ucciso due persone, marito e moglie, nazionalità marocchina, rispettivamente 39 e 30 anni, i genitori dei tre bambini che si trovavano a bordo insieme a loro: due maschi di 3 e 5 anni e una femmina di pochi mesi. Nessuno di loro è in pericolo di vita. Ubriaco, si è messo alla guida di un autotreno, ha distrutto una famiglia ed è scappato. Per fortuna questa volta è stato preso. La Polizia stradale lo ha rintracciato in fretta, a Villarboit (Vercelli), circa 40 chilometri a sud-est. Chissà quanti altri innocenti avrebbe potuto uccidere. E’ stato solo un caso che non abbia versato altro sangue. Gli agenti lo hanno arrestato e ora è nel carcere di Vercelli.
    Duplice omicidio stradale, omissione di soccorso, lesioni, guida in stato di ebbrezza.

    Questi sono alcuni dei capi d’imputazione di cui dovrà rispondere, quando avrà smaltito l’alcool.
    Ciò che è utile far notare è che ancora una volta ci troviamo di fronte all’abbinata alcool-pirateria. Ancora una volta dobbiamo constatare che, dopo soli sei mesi dalla sua approvazione, la legge sull’omicidio stradale si rivela inadeguata. Non lo diciamo solo oggi.
    Questa legge è nata tardi e male, come molte altre, purtroppo. E’ stato totalmente disatteso, quindi tradito, il principio iniziale che l’aveva ispirata non ricordiamo più nemmeno quanti anni fa, cioè la necessità di mettere un freno al dilagare della piaga degli ubriachi e dei drogati al volante e di quella, in un certo senso anche peggiore, di stroncare il fenomeno criminale dei vigliacchi che scappano dopo aver provocato un incidente.

    Quella giusta idea è stata tradita in due modi: innanzitutto le pene per ubriachi, drogati e pirati (spesso si tratta della stessa persona) sono troppo leggere, mentre ne sono spropositate altre (come i due mesi di reclusione per un colpo di frusta); in secondo luogo, quando si vuole veramente agire si mettono a disposizione sufficienti risorse finanziarie e umane. Invece non è stato fatto nulla. Per stroncare veramente questi fenomeni servono pattugliamenti capillari e costanti. Servono agenti visibili sulle strade, infinitamente di più. Altrimenti è solo demagogia. Intanto la gente muore.

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