Le auto che hanno cambiato la storia: Citroën 2CV, bella per tutti

Le auto che hanno cambiato la storia: Citroën 2CV, bella per tutti

Straordinarie doti camaleontiche, piaceva alle più diverse fasce sociali, una storia lunga oltre 40 anni

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    Le auto che hanno cambiato la storia: Citroën 2CV, bella per tutti

    Una sagoma inconfondibile, riconosciuta anche dai più giovani, nonostante non sia più in produzione da ben 26 anni. La Citroën 2CV è inconfondibile e cattura l’attenzione fin dal primo momento in cui apparve al pubblico, nel lontano 1948. E’ rimasta sostanzialmente immutata per tutta la sua lunghissima vita commerciale e ha trasformato il mondo. Una vera auto che ha cambiato la storia.

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    La 2CV significa Francia, ma non solo. Fa parte di quel ristretto gruppo di modelli che hanno permesso a larghe fasce della popolazione di godere di quella libertà che solo un’automobile sa dare: la libertà di andare ovunque, nei modi e nei tempi che si preferiscono; una possibilità resa reale da doti essenziali come economicità, praticità e robustezza. Le colleghe più illustri sono dei mostri sacri nella storia delle quattro ruote: Ford Modello T e Volkswagen Maggiolino su tutte; aggiungiamo poi le nostre Fiat 600 e 500, senza dimenticare la grande rivale Renault 4 e l’inglesina Mini.

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    Dal canto suo, la Citroën 2CV ha aggiunto uno stile molto particolare, nonostante la funzione originaria di questa vettura fosse trasportare derrate agricole nelle campagne; un aspetto che all’inizio aveva sconcertato gli addetti ai lavori, i quali attaccarono duramente la francesina, definendola perfino un brutto anatroccolo.
    Ma nel mondo dell’auto fortunatamente comanda il mercato. E’ il pubblico a decretare il successo o la morte prematura di un modello. E il pubblico, francese prima e mondiale poi, decise che quella strana macchinetta era proprio ciò che cercava. Così l’anatroccolo si trasformò in cigno.

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    La storia della 2CV parte da molto lontano. Dobbiamo risalire alla metà degli anni Trenta. La Ford T, da pochi anni uscita di produzione dopo un ventennio in cui aveva dominato il pianeta, aveva dato una lezione importantissima: il mondo stava cambiando ed era giunto il momento di proporre auto economiche, accessibili alla maggior parte della popolazione.
    Questa idea in quel periodo cominciava a farsi largo anche in Europa, tra i costruttori e negli ambienti politici, particolarmente in Italia e in Germania. Anche André Citroën, il fondatore della casa omonima, ci stava pensando. Ma in quegli anni tutte le risorse dell’azienda erano impegnate nella produzione della Traction Avant, talmente sofisticata e all’avanguardia che trascinò la casa al collasso finanziario. Nel 1934 la Michelin, principale creditore, rilevò l’azienda e ne liquidò il fondatore. Al vertice venne collocato Pierre Jules Boulanger. Personaggio pratico e razionale ma non privo di idee audaci, Boulanger mise in pratica l’idea originaria del vecchio André, scomparso nel 1935.

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    La storia è abbastanza nota: egli diede ai suoi progettisti un mandato molto chiaro: realizzare una vettura capace di trasportare due contadini e 50 Kg di patate a 60 Km/h, dal consumo di tre litri per 100 Km, abbastanza robusta da poter attraversare un campo arato, molto facile da guidare e anche comoda.

    Perché erano le campagne il target di Boulanger, infatti la maggior parte della popolazione ancora viveva e lavorava negli ambienti agricoli. Riguardo al design, il manager fu altrettanto esplicito: irrilevante, la macchina dovrà essere soprattutto economica.

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    Ma la guerra si mise di mezzo. Solo dopo la liberazione di Parigi si poté riprendere pienamente il lavoro. Il team di progettisti era diretto da André Lefèbvre. Dopo il conflitto anche lo stile assunse una certa importanza e Boulanger si fece convincere dalle idee di Flaminio Bertoni (già disegnatore della Traction Avant e in seguito autore della DS). Arriviamo velocemente al 1948, 7 ottobre, la presentazione ufficiale al salone di Parigi. Come detto, le reazioni immediate non furono certo entusiastiche.

    Inizialmente il motore era minimale, un bilcilindrico di 375 cc da soli 9 cavalli, sufficiente comunque per raggiungere 66 Km/h. Nelle varie evoluzioni raggiuse i 602 cc con 29 cavalli e 115 Km/h. Trasmissione a 4 marce, sospensioni semplici ma molto efficaci, che diedero alla 2CV una tenuta di strada eccezionale.

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    La commercializzazione cominciò nel settembre del 1949. Mai il parere della stampa fu tanto ignorato: le vendite furono subito elevate e le liste di attesa lunghissime fin dall’inizio. Perché la dote principale di quella macchina era una grande abilità da camaleonte: ognuno vedeva in quello strano oggetto su ruote ciò che voleva e la 2CV si trasformava di conseguenza. Piaceva ai contadini e agli operai ma anche agli intellettuali che ci vedevano qualcosa di “alternativo”; era apprezzata dai giovani e dalle famiglie, utilizzata anche in ambiente lavorativo nella versione commerciale “furgonette”; insomma tutti la volevano.

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    La Citroën 2CV diventò ben presto un fenomeno dappertutto, al punto da “recitare” perfino in un film della serie dell’agente segreto 007. In 42 anni di vita produttiva seppe resistere bene alla forte concorrenza, soprattutto a quella della Renault 4, che poteva contare sulla potenza commerciale devastante della Régie. In totale vennero prodotti 5.114.940 esemplari. Nel 1990 il sipario calò definitivamente. Ma la 2CV è ancora oggi ben viva nella memoria di tutti.

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