Divieto di sporcare le strade, attenzione alle multe salate

Divieto di sporcare le strade, attenzione alle multe salate

Sanzioni sproporzionate rispetto a violazioni del Codice della strada di ben altra gravità

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    Divieto di sporcare le strade, attenzione alle multe salate

    Gettare cartacce e mozziconi di sigaretta dal finestrino può costare molto caro. Non è particolarmente una novità. Il Codice della strada lo prevede all’articolo 15 fin dalla sua approvazione originale nel 1992. Col passare degli anni gli importi delle sanzioni sono stati progressivamente adeguati. Tuttavia dal 2016 esiste un’aggravante, infilata di soppiatto nei meandri di una legge legata alle politiche ambientali, negli ultimi giorni del 2015 quando l’attenzione della genta era concentrata su panettone e spumante o, limitatamente alle vicende politiche, all’approvazione in extremis della legge di stabilità. Nessuno vuole difendere gli imbrattatori del suolo pubblico. E’ giusto prevedere delle punizioni. Ma il diavolo è nei dettagli, come si usa dire. Vediamo perché.

    Partiamo dall’inizio. L’articolo 15 del Codice della strada stabilisce il divieto di sporcare o danneggiare le strade. Tra i vari divieti elencati al comma 1, troviamo alla lettera f): “depositare rifiuti o materie di qualsiasi specie, insudiciare e imbrattare comunque la strada e le sue pertinenze“; la lettera f-bis) aggiunge: “insozzare la strada o le sue pertinenze gettando rifiuti o oggetti dai veicoli in sosta o in movimento“; poi c’è la lettera i): “gettare dai veicoli in movimento qualsiasi cosa“.
    Le multe sono diverse. Per i casi f) e i) si pagano da 25 a 99 euro. Invece per il caso f-bis) la multa va da 105 a 422 euro. Qualcuno potrebbe chiedersi che differenza c’è tra “gettare oggetti dai veicoli in movimento” e “gettare dai veicoli in movimento qualsiasi cosa“. Avrebbe perfettamente ragione. Sarebbe meglio chiederlo a quei parlamentari che hanno modificato l’articolo 15 del Codice attraverso la legge 175 del 20 luglio 2010. Chissà, forse volevano includere l’ipotetico lancio della suocera.

    Ma questo non è ancora niente. Si deve aggiungere la verdissima legge 221 del 28 dicembre 2015, entrata in vigore il 2 febbraio 2016. Il titolo di questa legge dovrebbe rendere chiaro a chiunque da quale parte politica è stato partorito questo provvedimento: “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali“. Due paroline in inglese per confondere le acque e riempirsi la bocca di ambientalismo sfrenato. Chissà poi perché nel testo di una legge italiana siano necessari dei termini inglesi.

    La prova (una delle tante) che questa legge è opera dei fanatici ambientalisti la vedremo fra poco. Per il momento soffermiamoci sull’articolo 40. Esso va a modificare il decreto legislativo 152 del 3 aprile 2006, un’altra legge che racchiude numerosi provvedimenti in materia ambientale. Sintetizzando, si aggiungono vari articoli e commi che stabiliscono quanto segue: è vietato abbandonare rifiuti di piccolissime dimensioni sul suolo, nelle acque e negli scarichi; la legge parla di scontrini, fazzoletti e gomme da masticare. Chi trasgredisce è punito con una multa da 30 a 150 euro. Se però questi oggetti piccolissimi sono mozziconi di prodotti da fumo, allora la multa è doppia, quindi da 60 a 300 euro.
    Di conseguenza, gettare un mozzicone di sigaretta dal finestrino equivale a violare entrambe le leggi sopra elencate. Allora le multe si sommano. Nel caso peggiore (immaginiamo qualcuno che svuota il portacenere in corsa e i mozziconi finiscono in faccia al poliziotto in moto), potremmo parlare di 722 euro.
    Giusto punire questa gente, niente da dire. Sorvoliamo sul fatto che i comuni dovrebbero assumere un esercito di vigili per far rispettare seriamente questa legge, altrimenti si tratta come sempre di colpire a caso dove capita, alla faccia dell’uguale trattamento di fronte alla legge.

    Al di là di questo aspetto, perché chi scrive parla di ambientalismo sfrenato e fanatico? Perché la guida contromano è punita nel caso meno grave con 646 euro; perché chi scappa dopo aver ammazzato qualcuno in un incidente può prendere 5 anni di reclusione ma chi invece si ferma 7; perché chi guida drogato prende solo 1.500 euro di multa e l’arresto di sei mesi (normalmente ai domiciliari).

    Questi sono comportamenti gravissimi che possono provocare vere e proprie stragi. Ma le pene previste sono irrisorie al confronto del crimine capitale di gettare la sigaretta per terra. Invece un tamponamento a 20 Km/h con un colpo di frusta può far perdere la patente per 5 anni, anche se non esiste modo per accertare con esattezza l’esistenza di questo danno.

    Se lo sporcaccione che getta la sigaretta deve prendere 700 euro di multa, allora il pirata della strada deve finire all’ergastolo, perché le pene devono essere proporzionali alle violazioni. Ma se diamo l’ergastolo al pirata della strada, come dovremmo punire i mafiosi e i terroristi? Sedia elettrica? Iniezione letale? Buttiamo a mare la Costituzione e ne scriviamo un’altra?

    La legge sulla “green economy” è fanatica anche per un altro dettaglio, infilato altrove. Non c’entra con le sigarette ma riguarda indirettamente anche tutti gli automobilisti. Articolo 71, che istituisce la “Oil Free Zone“, zona libera dal petrolio. L’obiettivo, indicato al comma 1, è “la progressiva fuoriuscita dall’economia basata sul ciclo del carbonio“. Si dà facoltà ai comuni di creare zone in cui si prevede “La progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili“.
    Questo è il classico linguaggio propagandistico della stessa gente che vuole farci tornare al medioevo. La stessa gente che ha bombardato di menzogne la popolazione nel 1987 e nel 2011 e l’ha indotta a rifiutare l’energia nucleare in due referendum, approfittando del panico derivato dagli incidenti di Cernobyl e Fukushima. Ci hanno condannati a dipendere molto di più dal petrolio e dal gas straniero, proveniente in buona parte da nazioni che non si possono considerare amiche; ora vogliono completare l’opera vietando anche il petrolio. Perché l’energia solare è in grado oggi di sostituire tutte le altre, secondo le loro bugie. L’unico effetto della Oil Free Zone sarà la fuga delle industrie, le poche che rimangono, dai comuni sciagurati che le approveranno. Proprio quello che ci vuole per rilanciare l’economia italiana.

    Chiudiamo con l’articolo 5, altro indizio sulla volontà di distruggere l’automobile, tipica di questa gente. Si stanziano 35 milioni di euro per promuovere nei comuni oltre centomila abitanti progetti elencati in queste righe, leggetele con pazienza: “diretti a incentivare iniziative di mobilita’ sostenibile, incluse iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bike-sharing, la realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta, di laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili, di programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimita’ degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro, anche al fine di contrastare problemi derivanti dalla vita sedentaria“.
    Altro che metropolitane o ferrovie: a piedi. La solita propaganda di sempre. La guerra contro l’automobile e gli automobilisti. Noi.

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