Cos’è il carpooling, vantaggi e svantaggi

Cos’è il carpooling, vantaggi e svantaggi

Un fenomeno in crescita che può portare ampi benefici ma non si devono sottovalutare i rischi

da in Car sharing, Motori
    Cos’è il carpooling, vantaggi e svantaggi

    Una volta si chiamava autostop o più semplicemente passaggio. Oggi gli hanno cucito attorno tutte quelle parole di moda che piacciono tanto soprattutto ai giovani: community, social, condivisione, app, ambiente anzi green, mobilità sostenibile e via così. Questo fenomeno si chiama carpooling (scritto anche car pooling, due parole, linguisticamente più corretto). Ma sempre di passaggio si tratta.

    Parecche società (anzi start-up che fa fino) molto furbe hanno creato un business miliardario mondiale, semplicemente mettendosi in mezzo al potenziale flusso di denaro e raccogliendone a palate. Tutti suonano le trombe sui vantaggi (che effettivamente ci sono, anche importanti); ma tutti sorvolano sui potenziali svantaggi e rischi (ci sono anche quelli e non sono da sottovalutare). Proviamo a fare un punto della situazione.

    Il carpooling è un servizio offerto da automobilisti privati, i quali accettano di trasportare sulla propria auto altre persone verso una destinazione preventivamente concordata, in cambio del pagamento di un rimborso spese.

    Questo servizio non può prevedere un profitto per il conducente, altrimenti andrebbe classificato in attività professionale come il taxi, quindi sottoposto a leggi specifiche che prevedono apposite regolamentazioni e trattamenti fiscali. Viene definito come un servizio di trasporto di cortesia.
    Il carpooling non va confuso con altri servizi dai nomi simili, come il car sharing (un noleggio vero e proprio, in Italia possibile solo da parte di aziende) o il ride sharing, un trasporto di terzi tramite auto private che può anche avere finalità di lucro.

    La pratica di mettersi d’accordo in tre o in quattro per recarsi sullo stesso veicolo verso un luogo comune o destinazioni molto vicine tra loro è sempre esistita. Si chiamava passaggio, appunto. Ciò che cambia oggi è l’esistenza di società commerciali che hanno organizzato l’intera procedura. La loro attività è molto simile a quella delle agenzie di viaggio.

    Esse predispongono un sito web, utilizzabile generalmente anche tramite dispositivi mobili, in cui registrano persone che vogliono mettere a disposizione la propria auto, cioè i conducenti, e persone che vogliono chiedere un passaggio, appunto i passeggeri. Il sito consente ai conducenti di tracciare gli itinerari che vogliono percorrere; i passeggeri quindi possono selezionare le proprie destinazioni in base a quelle registrate sul sito. Ogni conducente comunica sul sito la propria “tariffa” (è solo un rimborso per le spese di viaggio, non dimentichiamolo). Il passeggero, prenotando una “corsa” (è solo un passaggio), pagherà on line tramite i comuni sistemi sia il rimborso per il conducente che il prezzo del servizio di prenotazione della società.

    Quindi i conducenti avranno maggiori possibilità, quasi la certezza, di viaggiare sempre con l’auto piena e la garanzia di ricevere effettivamente il rimborso; i passeggeri hanno invece la comodità di trovare quasi sempre un’auto che passerà dalla destinazione che interessa, senza perdere tempo e senza bisogno di pagare in contanti al conducente.

    I vantaggi del carpooling sono abbastanza evidenti e anche consistenti per i pendolari che vivono nei comuni vicini alle metropoli ma non troppo, sempre facendo il paragone con l’utilizzo individuale dell’auto. I conducenti abbattono i costi di utilizzo della propria auto, dividendoli per due, tre o quattro. I rimborsi sono basati generalmente sulle tabelle Aci, calcolate per comprendere tutti i costi legati al possesso e all’utilizzo dell’auto (ammortamento acquisto, tasse, carburante, usura).
    I vantaggi sono importanti anche per i passeggeri che per varie ragioni non vogliono o non possono utilizzare i mezzi pubblici. Sappiamo tutti che i comuni meno importanti sono raramente serviti in modo accettabile; inoltre, anche se si vive nell’hinterland o nella periferia della metropoli, quando ci si deve recare in un punto dove le metropolitane o le ferrovie non arrivano sono sempre dolori. Poi ci sono ritardi, scioperi, scomodità e affollamenti.
    Di conseguenza i passeggeri che non possiedono un’auto e sono tagliati fuori da una copertura efficiente dei mezzi pubblici possono risparmiare cifre notevoli rispetto al noleggio, per non parlare del taxi. Ma anche se possiedono un’auto, evitano di accollarsi l’intero costo del trasporto e limitano l’usura del veicolo; praticamente lo conservano per i viaggi di piacere, fuori dalle città, dove a volte può ancora essere possibile guidare in modo umano.
    Infine, nessuno impedisce ad un conducente di diventare passeggero o viceversa. Chiunque può decidere ad esempio di scegliere di fare il conducente per un determinato periodo dell’anno e il passeggero in altri momenti.
    I vantaggi sono considerevoli anche da un punto di vista ambientale e della fluidità del traffico. 25 auto che viaggiano con quattro persone a bordo consumano e si usurano quasi quanto 100 auto che viaggiano col solo guidatore. Ma 25 auto occupano solo un quarto dello spazio, riducendo di quattro volte la congestione del traffico e i rischi d’incidente. Considerati su larga scala i risparmi su economia, inquinamento atmosferico e acoustico, costi sociali (malattie da stress e costi sanitari legati agli incidenti) possono diventare enormi.

    Ogni moneta ha sempre due facce.

    I guadagni non sono mai gratis, si deve pagare un prezzo. Le situazioni “win-win” esistono solo nelle chiacchiere degli imbonitori e propagandisti vari. Tutto sta nel valutare correttamente l’equilibrio tra i due aspetti.
    Il problema maggiore risiede proprio nella natura stessa del carpooling. Si tratta di dare un passaggio a sconosciuti o di accettare un passaggio da sconosciuti. Quali garanzie abbiamo che il conducente o il passeggero non sia uno psicopatico?

    Dal punto di vista del passeggero, chi ci garantisce che il conducente abbia sufficiente senso di responsabilità da guidare in modo decente, senza mettere in pericolo le persone che trasporta? Che ne sappiamo noi se non ha bevuto o non si è drogato prima di mettersi al volante? Senza contare che potrebbe essere anche un totale incapace, pure se è sobrio.
    E chi ci assicura che l’auto su cui saliamo sia in adeguato stato di manutenzione? Come possiamo sapere se non stiamo viaggiando su un veicolo con i freni finiti, le gomme lisce o comunque inadeguate (battistrada buono ma età elevata, marche inattendibili), gli ammortizzatori trasformati in molle da materasso? Funzionano gli airbag?
    Poiché è formalmente vietato stabilire tariffe da lucro, un modo rapido e subdolo per guadagnare è usare una vecchia carriola su cui non spendere più un centesimo di manutenzione. A 1,20 euro al chilometro (tabelle medie Aci moltiplicate per tre passeggeri) si fa presto a raccogliere un bel gruzzolo, esentasse.
    E’ sufficiente tenere la macchina pulita, i passeggeri difficilmente potranno accorgersi delle magagne; al massimo si possono osservare le gomme, i freni e gli ammortizzatori no. Poi potrebbe essere un’auto incidentata e rimessa insieme in qualche modo, con problemi al telaio, per cui pericolosa. E l’assicurazione è attiva?

    Anche dal punto di vista del conducente, non sono tutte rose e fiori. Innanzitutto il passeggero potrebbe essere un cialtrone che magari pretende di fumare nella nostra macchina, fa storie per allacciare la cintura dietro, non si lava e altre bellezze simili.
    Ma c’è anche un caso più grave: può essere un delinquente che ad un certo punto estrae una pistola e ci rapina, ci porta via l’auto o peggio (immaginate un criminale drogato con una pistola in mano). E’ sufficiente registrarsi con un nome falso e usare documenti e carte di credito rubate o contraffatte. Chi lo prende più? Ma anche se lo arrestassero dopo che ci ha pestati a sangue o assassinati, non sarebbe una grande consolazione. O forse vogliamo comportarci come la Vispa Teresa e credere che il mondo sia popolato solo da brave persone?

    Le società di carpooling non garantiscono né sui conducenti, né sulle loro auto, né sui passeggeri. Leggete le condizioni di servizio in fondo alle pagine web. Al massimo qualcuno fornisce una polizza aggiuntiva; che soddisfazione, se finiamo all’altro mondo perché l’idiota fa un frontale contro un autotreno a causa di una sbandata provocata da ammortizzatori finiti e/o gomme lisce. L’unico controllo che possono fare è farsi dare una copia del libretto di circolazione e del certificato di assicurazione. Vedono se l’auto non è omologata per trasporto pubblico (vietato fare carpooling in questo caso) e se ha superato la revisione. Al momento della registrazione. Ma dopo?

    Il compito delle società, furbe ma perfettamente nel loro diritto e nella loro tipologia di business, è unicamente quello di mettere insieme venditore (conducente) e compratore (passeggero). Si fanno pagare esclusivamente per questo servizio. Il pagamento del trasporto finisce solo nelle tasche del conducente, anche se sono loro a girarglielo.
    Tutte le responsabilità sono esclusivamente di conducente e passeggero. I controlli sul rispetto delle leggi spettano alle autorità di polizia. Perché il carpooling è solo un passaggio di cortesia fra un privato e un altro. Non si deve dimenticare.

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