Truffa della targa clonata: come funziona e perchè è difficile difendersi

Truffa della targa clonata: come funziona e perchè è difficile difendersi
da in Consigli motori, Motori, Truffe
Ultimo aggiornamento: Giovedì 07/07/2016 15:34

    truffa della targa clonata

    Potremmo definire la truffa della targa clonata come una manovra a tenaglia contro gli automobilisti onesti: da una parte i delinquenti, dall’altra la burocrazia; in mezzo gli innocenti vengono stritolati. La cosiddetta targa clonata è una fiorente attività criminale, gestita prevalentemente da bande organizzate. Si ruba l’auto, si falsifica la targa, s’intesta ad un prestanome, generalmente un nomade, perché difficilmente rintracciabile; poi si vende l’auto clandestinamente. Ci sono prestanome a cui vengono intestate anche 300 auto. Chi la compra clandestinamente circola commettendo ogni tipo di violazione: eccesso di velocità, passaggio col rosso, divieto di sosta, niente bollo, niente assicurazione. Non gli capiterà mai niente, perché la targa è falsa, corrisponde a quella di qualcun altro. In caso d’incidente, basterà scappare, oppure esibire falsi certificati d’assicurazione forniti dalla stessa banda.

    La targa viene manomessa spesso in modo artigianale, col bianchetto e il nastro adesivo nero. Quindi è un trucco, diffusissimo, usato anche da singoli criminali. Perché di questo si tratta: ricettazione e falso, reati penali. Poiché la maggior parte delle contestazioni oggi avviene a distanza, tramite autovelox o telecamere, il gioco è ancora più facile. Sarebbe un motivo in più per volere di nuovo le pattuglie in strada a fermare fisicamente i trasgressori. Scherziamo? Aumentare i costi e diminuire le entrate delle multe? Figuriamoci. Accade quindi che il malcapitato a cui appartiene il numero riportato sulla targa contraffatta cominci a ricevere a casa parecchi verbali, a volte decine, poiché i criminali ovviamente delinquono a ripetizione; multe per infrazioni commesse in luoghi dove lo sfortunato automobilista non è magari mai stato in vita sua.

    Come difendersi? Qui entra in gioco la nostra infernale burocrazia. Si può inoltrare un ricorso al comando che ha emesso il verbale. Ma questo dettaglio spesso non è indicato, perché la pubblica amministrazione non è tenuta a lavorare con coscienza. Come spesso non viene riportato il dettaglio di marca, modello e colore del veicolo che ha commesso l’infrazione. Il verbale invece riporta il modello legalmente abbinato alla targa rilevata, preso dall’archivio della Motorizzazione. Quindi si punisce la macchina innocente, perché la targa è uguale a quella falsificata presente sul veicolo illegale. La vittima non ha in mano molti strumenti per difendersi. Nel nostro Paese alla rovescia non è la pubblica amministrazione a dover dimostrare che il cittadino è colpevole; invece è il cittadino a dover dimostrare di essere innocente. Se non si può fare il confronto con marca e modello, l’unica chance è avere qualche testimonianza che dimostri che nel momento dell’infrazione il malcapitato si trovava altrove. Ma gli unici ad avere sempre testimoni pronti per ogni evenienza sono proprio i delinquenti, che li pagano un tanto al chilo. C’è di più. Anche disponendo di valide testimonianze e portando il ricorso davanti al Giudice di pace, la legge prescrive che il foro di competenza è quello della pubblica amministrazione, non del cittadino. Quindi si è costretti a recarsi magari dalla parte opposta dell’Italia, più volte, sostenendo costi spesso superiori all’importo delle multe. Come se non bastasse, in caso di multe a ripetizione, non si può fare un forfait. Per ogni singolo verbale si deve ripetere tutta la trafila. Si potrebbe anche fare un esposto alla Procura, perché appunto la targa falsa è un reato penale. Con i tempi attuali della Giustizia? Siamo senza scampo. Andrebbero modificate le leggi, riorganizzata la pubblica amministrazione, rinforzati gli organici di polizia per aumentare i pattugliamenti e le indagini. Come non detto.

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