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Auto più brutte della storia, la nostra classifica

Auto più brutte della storia, la nostra classifica
da in Audi, Auto, City car, Golf, Motori, Volkswagen
Ultimo aggiornamento:

    Il mondo dell’automobile è così vasto e variegato da accontentare la molteplicità dei gusti estetici presenti tra noi, eppure non sono mancati esempi di auto che hanno fatto storcere il naso a tutti. Il design non è stato dei migliori (e magari i dati di vendita lo hanno sottolineato ancora di più) e spesso il flop è stato inevitabile. Noi oggi vogliamo farvi vedere qualcuna di queste auto, considerate…..non bellissime.

    Nonostante sia una supercar dalle prestazioni davvero di rilievo, la Gumpert Apollo non ha mai fatto impazzire il grande pubblico per il suo design. E’ stata prodotta tra il 2005 ed il 2012 e montava diversi motori in opzione, con potenze comprese dai 650 agli 800 cavalli. Le performances segnavano uno scatto da 0 a 100 km/h coperto in soli 2.5 secondi ed una velocità massima di 360 km/h (parliamo del modello più potente), con una deportanza così accentuata da permetterle di viaggiare sul soffitto. Esteticamente, però, l’anteriore a tre sezioni con griglie sfalsate ed il posteriore dimensionalmente sproporzionato non hanno mai suscitato un interesse che non fosse esclusivamente prestazionale.

    Per quest’auto ci affidiamo all’archivio storico, siamo in ottica amarcord e magari solo alcuni di voi lettori la ricorderanno bene: si tratta dell’Alfa Romeo Arna. Nata dalla collaborazione tra Alfa Romeo e Nissan Auto (il nome commerciale è proprio l’acronimo di queste sigle) fu una berlina prodotta tra il 1983 ed il 1987. Le prestazioni del modello che andava a contrastare Volkswagen Golf, Fiat Ritmo e Lancia Delta, erano di rilievo per l’epoca, merito del motore 1.3 litri da 86 cavalli, ma il favore del pubblico fu di tutt’altro parere. L’estetica squadrata, con il portellone inclinato quasi di 45° in contrapposizione all’inclinazione del parabrezza, le hanno fatto anche guadagnare il titolo di auto più brutta.

    Il marchio dei quattro anelli ha provato ad inserirsi nel mercato del segmento B dal 1999, l’Audi A2. Le linee erano tondeggianti ma allungate, con uno spoiler sul portellone posteriore che comprendeva un vetro di generose dimensioni.

    Sotto il profilo tecnico l’innovazione consisteva nell’utilizzo quasi totale di alluminio per la costruzione della carrozzeria, ma dato che “anche l’occhio vuole la sua parte”, non fu abbastanza, e nel 2005 la produzione cessò definitivamente.

    Torniamo indietro di quasi quarant’anni, fino al 1975: fu in quest’anno che cominciò la produzione della AMC Pacer. L’azienda americana puntò su un look sportivo, con aerodinamica ben studiata ed abitacolo basso, ma purtroppo il design lasciò molto a desiderare. Il cofano anteriore era squadrato, con gruppi ottici che richiamavano forme differenti (quadrati per gli anabbaglianti, rettangoli per le frecce) senza essere amalgamati in un blocco esteticamente “pulito”.

    La DR è un marchio che importa dalla Cina le auto prodotte dalla Chery, che nel paese del Sol Levante sono commercializzate con altri nomi, e si occupa delle ultime fasi di assemblaggio qui in Italia. Si è posta l’obiettivo di diventare il marchio low cost per eccellenza, e con la DR 1, commercializzata a partire dal 2009, è riuscita ad avvicinarsi all’intento. Questa citycar quattro posti è lunga 3.60 metri ed offre di serie “chicche” come i sensori di parcheggio, ma l’estetica con grandi gruppi ottici anteriori ed una grande linea curva che collega il frontale alla coda non ha suscitato l’interesse dei più.

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