Cos’è l’isolazionismo: definizione e significato di un orientamento politico

Cos’è l’isolazionismo: definizione e significato di un orientamento politico

Dopo l'elezione di Donald Trump come nuovo presidente degli USA si sente molto parlare d'isolazionismo. Eccone la definizione, il significato e i casi di applicazione storici e più recenti di questo orientamento politico.

da in Donald Trump, Elezioni USA
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    Cos’è l’isolazionismo: definizione e significato di un orientamento politico

    Gli Stati Uniti d’America riscoprono l’isolazionismo politico dopo quasi un secolo: da quando Donald Trump è stato eletto nuovo presidente si fa infatti più concreta per gli USA l’ipotesi di una prassi di governo isolazionista sia in politica estera che in politica commerciale globale. Durante i comizi in campagna elettorale Trump si è dimostrato di fatto a favore dell’isolazionismo: ha più volte criticato la Nato e si è detto contrario a un impegno degli Stati Uniti nella difesa dei paesi che aderiscono a questo patto; inoltre ha mostrato diverse intenzioni di alleanze strategiche con altri Stati, in particolare dimostrando un atteggiamento più morbido nei confronti delle Russia di Putin.
    Ma cosa significa esattamente ‘isolazionismo’?

    Dall’inglese statunitense isolationism che deriva dal termine isolation (isolamento), l’isolazionismo è una condotta politica che si fonda sul mantenimento da parte di uno Stato di condizioni appunto d’isolamento politico, economico e culturale. Lo Stato che persegue questo tipo di politica estera si dimostra disinteressato nei confronti delle vicende internazionali e a contrarre qualsiasi tipo di accordo economico e di alleanza politico-militare con altri paesi. Lo Stato isolazionista s’isola quindi completamente sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico dagli altri Stati. In pratica questo atteggiamento si traduce in politica estera in un non interventismo militare – lo Stato isolazionista non ha alleanze politico-militari con altri paesi e non entra in guerre non direttamente legate alla sicurezza nazionale – e in politica economica in un nazionalismo economico, cioè una politica che tende a rendere completamente autosufficiente la nazione mediante il potenziamento delle risorse interne e l’adozione di misure protezionistiche volte a difendere i prodotti nazionali contro la concorrenza straniera (protezionismo).

    Il termine isolazionismo può essere definito in altre parole con un suo sinonimo: politica d’isolamento.

    Il termine isolazionismo risale tra fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo ed è stato coniato per definire ilprincipio a cui si ispirò a fasi alterne la politica estera degli Stati Uniti d’America fin dai primi anni dell’indipendenza dal Regno Unito – troviamo infatti un riferimento alla politica d’isolamento nella Dichiarazione di Neutralità del 1793. Questo atteggiamento isolazionista trovò la sua prima formulazione ufficiale nel “discorso di commiato” del presidente George Washington del settembre 1796: in questo discorso egli chiedeva infatti che la nazione “si tenesse immune da alleanze di carattere permanente con qualsiasi parte del mondo estero”. Questa politica di no entanglement (‘non coinvolgimento’) venne ripresa poi nel discorso inaugurale del presidente Thomas Jefferson del 1801 per essere esplicitata in seguito molto distintamente nella cosiddetta dottrina di Monroe, espressa nel messaggio al Congresso dall’omonimo presidente del 2 dicembre 1823.

    Solo verso la fine del XIX secolo l’espansione economica degli USA e l’annessione delle isole del Pacifico occidentale che impegnò nel 1898 la nazione nella guerra ispano-americana, fecero abbandonare agli Stati Uniti la politica isolazionista.

    L’isolazionismo tornò in auge negli USA dopo la Prima Guerra Mondiale: con il timore di essere coinvolto in ulteriori conflitti globali e a fronte degli innumerevoli sacrifici subiti durante la guerra, il paese si chiuse di nuovo in se stesso sia dal punto di vista politico che economico, rifiutando addirittura anche la partecipazione alla Società delle Nazioni.

    La situazione non cambiò fino al 1937 quando gli Usa, durante il governo di Franklin Delano Roosevelt, abbandonarono questa politica d’isolamento e di disinteresse dei problemi europei e della sicurezza mondiale dovuti all’ascesa di Hitler.

    Iniziò così per gli Stati Uniti un programma di riarmo e d’interventismo internazionale che sfociò poi all’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale dopo l’attacco di Pearl Harbor attuato dai giapponesi nel dicembre del 1941, e alla politica attiva nei confronti dei problemi mondiali.

    Gli Stati Uniti quindi dopo il 1937 hanno abbandonato qualsiasi tipo d’isolazionismo fino ad oggi con l’avvio del mandato presidenziale di Donald Trump.

    Isolazionismo in Giappone

    Dal 1641 al 1853 il Giappone, sotto la guida dello shogunato di Tokugawa, mantenne contatti politici, commerciali e culturali con l’estero esclusivamente con Cina, Corea e Paesi Bassi. Questa politica giapponese di completo isolamento dalle altre nazioni fu denominata Sakoku e portò sì a uno sviluppo della cultura giapponese libera da influenze esterne e al più lungo periodo di pace della sua storia ma anche a un’assenza di modernizzazione.

    Isolazionismo in Nuova Zelanda

    Nel 1975, durante il governo di Robert Muldoon, in Nuova Zelanda furono imposte misure protezionistiche. Il protezionismo venne poi sensibilmente ridotto durante il quarto governo laburista che giunse al potere nel 1984. In occasione delle recenti guerre in Afghanistan e Iraq, la Nuova Zelanda si è schierata su posizioni non-interventiste.

    Isolazionismo in Corea del Nord

    La Corea del Nord si trova attualmente in una condizione d’isolazionismo sia politico che economico.

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