Cavie umane nei test sui gas di scarico, la stampa tedesca accusa Volkswagen, Daimler e Bmw

Secondo la Sueddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, i tre colossi dell'automobile tedesco avrebbero usato cavie umane per test sui gas di scarico: smentiscono i colossi. La settimana precedente il New York Times aveva rivelato che lo stesso studio aveva fatto uso di scimmie come cavie per i test

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    Cavie umane nei test sui gas di scarico, la stampa tedesca accusa Volkswagen, Daimler e Bmw

    Cavie umane per i test sui gas di scarico delle auto diesel. È la rivelazione che arriva dalla stampa tedesca, in particolare da Sueddeutsche Zeitung e Stuttgarter Zeitung, che segue quanto scritto dal New York Times la settimana scorsa a proposito di scimmie usate come cavie per gli stessi test. Sotto accusa sono finite Volkswagen, BMW e Daimler e, nel dettaglio l’Associazione europea di ricerca per l’ambiente e la salute nel settore dei trasporti (EUGT), fondata dai tre produttori insieme a Bosch nel 2007. Come si legge sulle pagine della stampa tedesca lo studio riguardava “l’inalazione del biossido di azoto nelle persone sane”: si tratta dell’inquinante al centro dello scandalo diesel, scoppiato negli Stati Uniti dove per anni sono stati venduti veicoli a gasolio truccando i dati di emissione per conformarsi ai limiti di legge.

    Secondo il rapporto EUGT citato dai due quotidiani tedeschi, all’esperimento presero parte anche 25 persone. Lo studio aveva concluso che “non erano state rilevate reazioni all’inalazione dell’NO₂” e che “non si erano avuti effetti infiammatori nel tratto respiratorio”. Il test aveva lo scopo di dimostrare che i veicoli diesel di nuova generazione erano più puliti anche rispetto ai motori a benzina e che rispettavano i parametri di legge sulle emissioni.

    A realizzarlo fu la EUGT, associazione creata dai colossi tedeschi per essere “la forza della lobby del diesel con una facciata scientifica”, come scrive la Sueddeutsche: al momento del test Bosch non ne era più membro. L’associazione è stata sciolta a novembre 2016, cessando ogni attività a metà del 2017, quando, scrive ancora la stampa tedesca “le aziende si resero conto che lo scandalo diesel non avrebbe giovato al club, come veniva chiamato dall’industria automobilistica”.

    Daimler si è dichiarata “inorridita” da quanto emerso. “Ci dissociamo esplicitamente dallo studio e dalla EUGT”, ha dichiarato la casa automobilistica con sede a Stoccarda, riguardo agli esperimenti sull’uomo. “Siamo scossi dalla portata degli studi e dalla loro attuazione”. E inoltre: “Condanniamo gli esperimenti nei termini più forti”. Daimler ha sottolineato che non hanno avuto alcuna influenza sulla decisione di effettuare il test e ha annunciato “un’indagine approfondita”.

    Anche Volkswagen ha emesso una nota in cui ha chiarito che “la metodologia scientifica, allora selezionata, era sbagliata” e che gli esperimenti sugli animali non sono in alcun modo in linea con gli standard aziendali.

    Test sui gas di scarico sulle scimmie

    Il primo a rivelare il test sui gas di scarico è stato il New York Times e, in particolare, l’utilizzo di scimmie come cavie. Come rivelato dal quotidiano statunitense, nel 2014, dopo la conferma di prove sugli effetti nocivi dei gas di scarico dei diesel sulla salute umana, l’associazione con sede a Berlino aveva commissionato all’istituto di ricerca Lovelace Biomedical (LRRI) ad Albuquerque, nel New Mexico, un altro studio condotto tramite un esperimento alquanto insolito: dieci scimmie giavanesi sono state tenute chiuse in una stanza a chiusura ermetica, mentre guardavano cartoni animati e inalavano i fumi di un Maggiolino Volkswagen diesel.

    “Le case automobilistiche tedesche avevano finanziato l’esperimento nel tentativo di dimostrare che i veicoli diesel con le ultime tecnologie erano più puliti dei modelli di un tempo, ma gli scienziati americani che conducevano il test non erano a conoscenza di un fattore fondamentale: il Maggiolino fornito da Volkswagen era stato truccato per produrre livelli di inquinamento che erano molto meno dannosi in laboratorio di quanto lo fossero sulla strada”, scrive il NY Times.