Le accuse alla coppia che ha tenuto imprigionati i 13 figli: l’elenco delle atrocità

David Allen Turpin e la moglie Louise Anna, arrestati per aver tenuto prigionieri per anni i 13 figli in California, si sono dichiarati innocenti. Le indagini della Polizia hanno permesso di ricostruire alcune delle atrocità che avrebbero inflitto ai ragazzi: li avrebbero legati ai letti o ai mobili di casa anche per mesi, a malapena nutrendoli

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    Le accuse alla coppia che ha tenuto imprigionati i 13 figli: l’elenco delle atrocità

    Una lunga lista delle atrocità commesse sui figli, tenuti imprigionati per anni in casa. David Allen Turpin e Louise Anna Turpin, arrestati lo scorso 16 gennaio nella loro casa di Perris, in California, si sono dichiarati innocenti davanti al giudice a fronte delle numerose prove emerse nei primi giorni delle indagini. La coppia è accusata di aver torturato e maltrattato i 13 figli, di età compresa tra i 2 e i 29 anni: quando i poliziotti li hanno trovati, erano così malnutriti e deperiti che anche gli adulti erano stati scambiati per adolescenti. Tra le accuse, David Allen dovrà rispondere anche di aver commesso un atto osceno su una delle bambine: i due rischiano 94 anni di carcere.

    Il procuratore distrettuale della contea di Riverside, Michael Hestrin ha spiegato ai cronisti, riuniti i conferenza stampa, di aver chiesto una cauzione da 13 milioni di dollari, cioè un milione a figlio. “Si tratta di abusi gravi, emotivi e fisici. È un comportamento da depravati”, ha aggiunto il procuratore alla Cnn. Le vittime ora “sono sollevate. La loro salute viene monitorata e sono in buone mani”.

    Le prove raccolte nell’abitazione e le testimonianze dei ragazzi hanno permesso di costruire un primo quadro delle atrocità a cui sono stati sottoposti i figli dalla coppia.

    Nel rapporto, la Polizia scrive che le torture si sarebbero particolarmente intensificate negli ultimi 7 anni, quando vivevano a Fort Worth, in Texas, da dove si trasferirono in California nel 2010, a Murrieta e poi nel 2014 a Perris, vicino Los Angeles.

    I figli venivano tenuti legati ai letti o ai mobili per intere settimane, perfino mesi, con corde, sostituite da catene e lucchetti dopo un tentativo di fuga. Si potevano lavare una volta all’anno e, se osavano lavarsi le mani fin sopra i polsi, venivano legati per “aver giocato con l’acqua”. Non potevano giocare: i genitori compravano anche i giocattoli ma non permettevano di tirarli fuori dalla scatola: in casa sono state trovate molte scatole di giochi intonse. Ogni sgarro prevedeva punizioni che comprendevano anche botte e strangolamenti.

    “Le prove raccolte in casa suggeriscono che i ragazzi non venivano slegati neanche per andare in bagno”, ha raccontato il procuratore. Quando la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione ha trovato molti di loro incatenati ai letti: quattro camere puzzavano di urina.

    La coppia avrebbe negato ai figli “ciò che la maggior parte della gente considera come diritti umani fondamentali”, scrive sempre la Cnn citando la polizia. “Compravano del cibo, comprese torte di mele o di zucca, lasciandole sul balcone in modo che i figli potessero guardarle ma non mangiarle”, ha aggiunto Hestrin.

    Secondo il procuratore distrettuale, solo il più piccolo, un bambino di 2 anni, non era denutrito, mentre gli altri figli erano denutriti e con gravi problemi cognitivi: i genitori invece mangiavano bene e con regolarità. Spesso poi li obbligavano a dormire di giorno e a svegliarsi di notte.

    Nessuno dei figli era stato visitato da un medico negli ultimi 4 anni e nessuno aveva mai visto un dentista: interrogata dalla polizia, la figlia diciassettenne che è riuscita a fuggire, ha detto che non sapeva nemmeno cosa fossero “medicine o pillole”.

    Se non erano incatenati, venivano bloccati in diverse stanze all’interno della casa, senza giocattoli o attività di svago: l’unica cosa che potevano fare era scrivere un diario tanto che centinaia di pagine sono state recuperate dalle autorità e ora verrano usate come prove in tribunale.

    I parenti della coppia non avrebbero saputo nulla di quanto accadeva. Betty Turpin, la nonna paterna, ha dichiarato di essere sotto shock per le accuse mosse al figlio e che la loro “era una famiglia modello”, ispirata ai valori cristiani. “Non crediamo a nulla finché non avremo una prova definitiva “, ha detto la donna, di 81 anni, al Time. “È una storia a senso unico”, ha concluso prendendo le difese del figlio.

    Educati privatamente a casa, dovevano imparare lunghi brani della Bibbia a memoria: tanti i riferimenti religiosi emersi dalle indagini che ora stanno cercando di individuare se sia stata la religione la causa di tali comportamenti. Resta che molti dei figli, specie i più grandi, hanno gravi danni cognitivi e avranno bisogno di un lungo supporto psicologico per guarire.