Donald Trump genio e la stretta di mano mancata: la foto diventa virale

La foto di Donald Trump che non riesce a incrociare la stretta di mano al summit Asean (Associazione delle Nazioni del Sud Est asiatico) dello scorso novembre torna virale sui social dopo la risposta del presidente USA alla pubblicazione del libro 'Fire and Fury' di Michael Wolff. 'Io sono un genio', aveva detto l'inquilino della Casa Bianca

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    Donald Trump genio e la stretta di mano mancata: la foto diventa virale

    Una stretta di mano mancata che di certo non rende Donald Trump genio. Lo scatto del presidente USA al summit Asean (Associazione delle Nazioni del Sud Est asiatico) dello scorso novembre è tornato virale dopo che lo stesso inquilino della Casa Bianca si è definito “un genio” e “stabile mentalmente”, a seguito delle accuse del libro “Fire and Fury” di Michael Wolff. Lo scatto ritrae Trump alle prese con il consueto incrocio di mani con i leader asiatici, decisamente non riuscito nell’incontro a Manila: per gli utenti dei social sarebbe una delle tante dimostrazioni delle difficoltà del presidente americano, alle prese con una situazione complicata negli States dopo l’uscita del libro scandalo.

    Come spesso accade, è stata l’ironia l’arma scelta dalla rete per rispondere alle parole di Trump che ha usato il suo social preferito, Twitter, per replicare alle accuse contenute nella recente pubblicazione. Tra i vari argomenti toccati dal giornalista, quella che più conta è l’accusa di non essere stabile mentalmente, tema già toccato in diverse occasioni dalle opposizioni: la mancata stabilità mentale è importante perché è uno dei pochi motivi per cui si potrebbe procedere con l’impeachment negli USA (qui un breve sunto di cosa è successo sul fronte impeachment e Russiagate).

    Nel libro, Wolff sostiene che in molti alla Casa Bianca lo reputano “un idiota”, “un bambino che vuole solo gratificazioni” e incapace di governare. Lo stesso Steve Bannon, uno dei maggiori artefici della vittoriosa campagna elettorale poi licenziato, se la prese anche col figlio maggiore, Donald Trump Jr, consigliere alla Casa Bianca, definendolo “traditore” e “antipatriottico”.

    La risposta di Trump al libro non si è fatta attendere. Dopo aver twittato di non aver mai incontrato il giornalista, definendo il suo lavoro “pieno di menzogne e di fonti inesistenti”, circostanza smentita da Wolff alla Nbc (“Certo che ho parlato col presidente. Che abbia capito che era un’intervista o meno, non lo so, ma non era off the record”, ha spiegato nel raccontare l’intervista di tre ore con Trump), si è difeso dalle accuse di non essere stabile mentalmente e non abbastanza intelligente, arrivate secondo l’autore del testo dal suo stesso staff alla Casa Bianca.

    “Ora che la storia della collusione con la Russia, dopo un anno di intense ricerche, si è rivelata una bufala totale, i democratici e i loro tirapiedi, i media produttori di fake news, hanno tirato fuori il vecchio manuale Ronald Reagan e sbraitano sulla stabilità mentale e l’intelligenza”, ha scritto nel primo dei tweet lanciati da Camp David, dove aveva riunito i maggiorenti repubblicani per l’agenda 2018 e le elezioni di midterm.

    Il riferimento è a quanto si ipotizzava sulla salute mentale del presidente repubblicano, malato di Alzhemeir, come poi lo stesso rivelò solo cinque anni dopo aver lasciato la presidenza.

    “In realtà per tutta la mia vita le mie qualità migliori sono state la stabilità mentale ed essere veramente intelligente. Anche ‘Hillary la corrotta’ ha provato a giocare queste carte e come tutti avete notato, le si sono bruciate tra le mani… Sono passato dall’essere un imprenditore di successo a una star della tv …. a presidente degli Stati Uniti (al primo tentativo). Credo che questo mi caratterizzi non come un uomo intelligente, ma come un genio. E un genio molto stabile”.