George Weah presidente della Liberia: l’ex campione del Milan vince le elezioni

L'ex campione rossonero, unico africano a vincere il Pallone d'Oro e il Fifa World Player, nonché giocatore africano del secolo, ha battuto lo sfidante, il vicepresidente uscente Joseph Boaka, conquistando la presidenza della Liberia con il 61,5% dei voti alla sua terza candidatura. Le lacrime di commozione dopo la proclamazione ufficiale

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    George Weah presidente della Liberia: l’ex campione del Milan vince le elezioni

    George Weah è il nuovo presidente della Liberia. L’ex campione del Milan, unico calciatore del Continente Nero a vincere Pallone d’Oro e il Fifa World Player e insignito del titolo di calciatore africano del secolo, ha battuto lo sfidante, il vicepresidente uscente Joseph Boaka, con il 61,5% dei voti alla sua terza candidatura. Dopo tre giorni di controlli e scrutini, ora la commissione nazionale elettorale liberiana ha confermato la sua vittoria, peraltro netta: alla notizia, l’ex calciatore si è affacciato dal balcone della sua abitazione con la moglie Clar e non è riuscito a trattenere le lacrime di commozione e ha ringraziato i suoi sostenitori che hanno festeggiato per le strade della capitale Monrovia. “Miei concittadini liberiani, sento profondamente l’emozione di tutta la nazione. Sento l’importanza e la responsabilità dell’immenso compito che oggi abbraccio. Il cambiamento è iniziato”, ha scritto il neo presidente su Twitter.

    Weah ha battuto lo sfidante e si appresta a subentrare a Ellen Johnson Sirleaf, prima donna a essere eletta Capo di Stato in Africa e Premio Nobel per la Pace nel 2012, insieme a Tawakkul Karman e Leymah Gbowee, “per la loro battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”.

    Weah, 51 anni, aveva già vinto il primo turno delle presidenziali a ottobre, come ricorda la Bbc, raggiungendo il 38,4% dei voti contro il 28,8% di Boakai. La Commissione Elettiva Nazionale (NEC) ha confermato i dati del ballottaggio a tre giorni dal voto, dando i risultati finali che vedono l’ex calciatore al 61,5% contro il 38,5% dello sfidante.

    L’affluenza si è fermata al 56% a causa delle accuse di brogli giunte dal candidato del partito liberale, Charles Brumskine, che hanno raffreddato gli animi, anche se non sono state confermate dalle indagini della Corte Suprema: 1,2 milioni di persone su 2 milioni di aventi diritto si sono recate alle urne in una nazione di 4,6 milioni di abitanti.

    George Weah, da calciatore a presidente

    Weah con la maglia del Milan
    Ansa

    Nato in uno dei ghetti più disagiati della periferia di Monrovia, George Weah ha conosciuto l’estrema povertà (nelle interviste degli anni d’oro ricordava di come dormiva sul pavimento insieme ai fratelli e alla nonna) e gli orrori della guerra civile che devastò il Paese.

    Noto ancora oggi come il “ragazzo del ghetto”, Weah sbarca in Europa grazie al suo talento calcistico, vestendo le maglie di Monaco, Psg, Milan, Chelsea, Manchester City e Marsiglia. È con i rossoneri che vive la sua stagione migliore, realizzando tra il 1995 al 2000, 147 presenze e 58 reti in tutte le competizioni: leggendario il gol di Weah in Milan-Verona con una galoppata lungo tutto il terreno di gioco.

    Nel 1995 diventa il primo giocatore africano a vincere il Pallone d’Oro e il Fifa World Player; 4 anni più tardi viene eletto giocatore africano del secolo.

    Se il calcio è stato la sua salvezza e redenzione, la Liberia è sempre stata il suo cuore. Durante gli anni d’oro non ha mai smesso di pensare al Paese e alla povertà che aveva conosciuto (si dice che devolvesse un terzo dei suoi guadagni per i più poveri).

    Appese le scarpe al chiodo nel 2002, è entrato in politica, diventando senatore, ruolo che ricopriva anche durante l’ultima campagna elettorale a capo della Coalizione per il cambiamento democratico (Cdc).

    Weah subentra a Sirleaf, 79 anni, entrata in carica nel 2006 dopo la cacciata di Charles Taylor, uno dei “signori della guerra” cacciato nel 2003 e condannato a 50 anni di carcere in Gran Bretagna per crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati in Sierra Leone. Il paese africano, devastata da anni di guerra civile che ha causato oltre 250mila morti a cavallo degli anni Ottanta e Novanta, è ancora uno dei più poveri, nonostante l’enorme ricchezza di diamanti e i grandi passi avanti fatti sotto le due presidenze della Premio Nobel.