In vacanza con l’osteoporosi: i consigli per chi parte

L'osteoporosi non va in vacanza, prosegue la campagna 'stop alle fratture' con i consigli per chi parte in ferie in occasione delle festività natalizie

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    In vacanza con l’osteoporosi: i consigli per chi parte

    L’osteoporosi non va in vacanza, prosegue la campagna ‘stop alle fratture’, realizzata con il supporto non condizionante di Eli Lilly Italia, con i consigli degli esperti per chi parte in ferie in occasione delle festività natalizie. Perché, per chi soffre di osteoporosi, la sicurezza deve essere un must, sia sulle piste da sci che sulla spiaggia di qualche località esotica. L’iniziativa si rivolge ai soggetti più a rischio, quindi alle persone sopra i 50 anni di età. Lo scopo è informare sulle possibili conseguenze dovute alla fragilità scheletrica.

    Dal 2011, gli esperti della Campagna ‘Stop alle Fratture’ sono impegnati perché la popolazione a rischio sia correttamente informata sull’osteoporosi e sulla sua forma severa, la fragilità ossea appunto, e agiscano tempestivamente in modo da proteggere il proprio benessere. L’iniziativa educazionale vede il coinvolgimento della Società italiana dell’osteoporosi, del metabolismo minerale e delle malattie dello scheletro (Siommms), la Società italiana di ortopedia e traumatologia (Siot), la Società italiana di reumatologia (Sir), l’Ortomed (Società italiana di ortopedia e medicina), il Gisoos (Gruppo italiano di studio in ortopedia dell’osteoporosi severa) e il Gismo (Gruppo italiano di studio malattie metabolismo osseo).

    L’osteoporosi è una malattia che condiziona negativamente la qualità di vita e l’autonomia di chi ne soffre. Le ossa diventano più fragili e sono più suscettibili al rischio di frattura per traumi anche minimi.

    La fragilità ossea, conseguenza dell’osteoporosi nella sua forma più grave, è una patologia che colpisce il 30% di tutte le donne che entrano nella menopausa (che sia più o meno precoce) ed è causa di dolore cronico per fratture, come il crollo o lo schiacciamento delle vertebre, del polso, dell’omero e, nei casi più gravi, del femore.

    Troppo spesso, infatti, viene diagnosticata solo in seguito alla frattura del femore e, anche in questo caso, solo il 15% riceve una terapia farmacologica. Di queste pazienti, ad un anno, solo il 50% aderisce alla terapia, pur con una possibilità da 2 a 5 volte superiore di subire un’altra frattura. Parlando al maschile, se è vero che l’osteoporosi e la fragilità ossea nell’uomo hanno una minore incidenza, è anche vero che la mortalità dovuta a queste patologie è più alta e, dai 50 anni, il rischio di un uomo di subire una frattura è superiore al rischio di contrarre il cancro alla prostata.

    I principali fattori di rischio per le fratture da fragilità ossea, ricordano gli esperti, sono l’età, le pregresse fratture da fragilità, la terapia cortisonica cronica, altri farmaci (ad esempio antiepilettici e anticoagulanti), un aumentato rischio di cadute dovuto a carenze visive come anche la concomitanza di malattie neuromuscolari, il ridotto apporto di calcio o la carenza di vitamina D. Ma anche la familiarità per fratture, la menopausa precoce, l’eccessiva magrezza, il fumo e l’abuso di alcol.

    Per conoscere il proprio rischio di fratturarsi, è disponibile sul sito e su Facebook il nuovo DeFra79 Test online. Un tool di ‘autodiagnosi’, rivisto alla luce della nuova nota 79 dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), finalmente a disposizione di tutti, uomini e donne, che permette di valutare il rischio personale (basso, medio, alto e molto alto) di fratturarsi nei successivi 10 anni. Sensibilizzando così i pazienti più a rischio a parlare con il proprio medico curante o uno specialista, o effettuando una visita presso uno dei Centri di riferimento su tutto il territorio nazionale.

    Per fortuna, anche chi è reduce da una frattura causata da fragilità ossea può però concedersi una vacanza in tranquillità: Ecco i 7 utili consigli, raccolti anche in un libretto scaricabile dal sito www.stopallefratture.it., per tutte le pazienti che vogliono portarlo sempre con loro. Ecco i consigli:

    1) Calza sempre le scarpe adatte: in montagna o al mare sono ideali calzature chiuse o sandali aperti, purché dotati di tacchi bassi e suole antiscivolo.

    2) Viaggia in modo confortevole: sia che ti muova in treno o in aereo, quando prenoti richiedi un posto comodo (lato corridoio in modo da poter stendere le gambe) e il servizio speciale per passeggeri a ridotta mobilità per accedere all’aeromobile.

    3) Scegli bene la tua camera da letto: verifica se l’hotel o la casa in cui alloggerai dispone di camere ben illuminate, con letti facilmente accessibili (non troppo alti, né troppo bassi) e bagni con vasca o doccia dotate di maniglie di sostegno.

    4) Non sottovalutare l’importanza del movimento: anche se hai da poco subito un intervento chirurgico, il periodo delle vacanze è adatto a riprendere una moderata, ma costante attività fisica. Ti aiuterà a migliorare la forza muscolare, l’agilità e l’equilibrio, riducendo così il rischio di cadute.

    5) Ricorda che il sole non basta a rafforzare le ossa: il sole è un prezioso alleato delle ossa, specialmente per quanto riguarda la vitamina D che viene immagazzinata nell’organismo grazie ai suoi raggi. Anche in vacanza non trascurare però un’alimentazione ricca di calcio e vitamina D (latte, yogurt, formaggi, pesce azzurro, rucola…) e assumi, se prescritta dal tuo medico, l’eventuale supplementazione di queste sostanze.

    6) Non mandare in vacanza la tua terapia: i farmaci prescritti per la cura dell’osteoporosi servono a rendere le tue ossa più resistenti e quindi a fratturarsi meno. Per questo non smettere di assumerli in villeggiatura: rischieresti di perdere i benefici di un’appropriata terapia farmacologica, fondamentale per garantirti una vita attiva.

    7) Al tuo ritorno, effettua le visite mediche di controllo programmate: se necessario, il tuo medico potrà prescriverti anche accertamenti diagnostici, come la MOC e la radiografia della colonna vertebrale, per poter seguire nel tempo l’evolversi della patologia.

    In collaborazione con AdnKronos