Time person of the year 2017 alle Silence Breakers di #MeToo, le donne che hanno rotto il silenzio

La prestigiosa rivista ha scelto come person of the year 2017, persona dell'anno, le Silence Breakers di #MeToo, cioè le donne e gli uomini che hanno rotto il silenzio e denunciato molestie e abusi sessuali anche utilizzando l'hastag#MeToo. Il riconoscimento al coraggio di chi ha raccontato e denunciato abusi e molestie note a tutti ma che nessuno voleva affrontare

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    Time person of the year 2017 alle Silence Breakers di #MeToo, le donne che hanno rotto il silenzio

    Il Time ha scelto come Person of the Year 2017 le Silence Breakers di #MeToo, le donne (e in misura minore gli uomini) che hanno “rotto il silenzio” e denunciato le molestie e gli abusi sessuali subiti nel corso della loro vita in ambito lavorativo. Il caso Weinstein ha infatti scoperchiato il vaso di Pandora: grazie a “singoli atti di coraggio di donne e di alcuni uomini”, il movimento di #MeToo, che in Italia è stato lanciato con l’hastag #quellavoltache dalla giornalista e scrittrice Giulia Blasi, è stato “il movimento social che si è mosso più velocemente negli ultimi anni”, come ha spiegato il direttore di Time, Edward Felsenthal. Anche la scelta dei volti della copertina è indicativa di quanto il movimento sia stato globale: accanto alle star del calibro di Ashley Judd e Taylor Swift, ci sono donne di ogni settore, dall’ingegnere all’agricoltrice, che hanno sfidato il muro del silenzio e l’hanno abbattuto con le loro denunce.

    Tutto ha avuto inizio con le prime denunce rese da attrici e cantanti famose sulle violenze e gli abusi subiti da Harvey Weinstein, uno dei produttori più potenti e importanti di Hollywood. Dopo decenni di silenzio, il “segreto di Pulcinella” viene a galla perché le donne iniziano a essere prese sul serio: le loro parole contano e finalmente i media, ma soprattutto la società, aprono gli occhi sul mondo di abusi e violenze che le donne sono costrette a subire in ogni ambito lavorativo, non solo nel mondo dello spettacolo.

    “Le star del cinema non sembrano uguali a noi. Sono snelle, affascinanti, padroni di sé. Indossano abiti che non possiamo permetterci e vivono in case che possiamo solo sognare. Eppure si scopre che – nei modi più dolorosi e personali – le star del cinema sono più simili a noi di quanto abbiamo mai immaginato”, scrivono i redattori di Time.

    Lo dimostra il caso di Ashley Judd, la prima a denunciare le molestie di Weinstein fin dal 1997, quando tentò di abusare di lei in una camera di hotel ma nessuno le credette. Intervistata dalla rivista, Judd racconta di averne parlato in particolare con un “amico sceneggiatore che le diceva che il comportamento di Weinstein era un segreto noto a tutti, tramandato grazie a una rete di sussurri che da anni giravano per Hollywood” e che, nonostante tutto, “non c’era un modo per fermare gli abusi”.

    Trent’anni dopo, le sue parole sono state raccolte dal New York Times e hanno iniziato a girare, rompendo il muro del silenzio. Grazie al suo atto di coraggio e alla sua perseveranza, tante colleghe hanno trovato la forza di denunciare a loro volta, innescando un circolo virtuoso che ha portato al fermo e al procedimento contro Weinstein.

    L’impatto mediatico è stato enorme. Per la prima volta le donne che denunciavano molestie e abusi sul luogo di lavoro venivano prese sul serio: la campagna #MeToo, creata dall’attivista Tarana Burke, è rimbalzata sui social e tradotta in tutte le lingue e ha dato l’occasione alle vittime di abusi e violenze di raccontare l’ordinario orrore del maschilismo in ambito lavorativo.

    Sulla copertina di Time sono state scelte le star, come Ashley Judd e Taylor Swift, che denunciò il dj David Mueller per averle palpato il sedere durante un suo concerto a Denver nel 2013, ottenendo la sua condanna per molestie lo scorso agosto, ma anche donne “comuni”, come Susan Fowler, l’ingegnere di Uber che denunciò molestie sessuali e la misoginia all’interno dell’azienda causando il licenziamento del Ceo Travis Kalanick e di altri venti dipendenti; o Adama Iwu, la lobbysta di Visa che ha creato il sito “We said enough” per denunciare le molestie nel mondo del lavoro e della politica o la raccoglitrice di fragole Isabel Pascual – che non è il suo vero nome – che ha raccontato delle minacce ricevute a seguito della denuncia di molestie sul posto di lavoro.

    Il video di Time person of the Year 2017 raccoglie altre voci e testimonianze delle Silence Breakers: c’è la creatrice della campagna #MeToo, l’attrice e attivista Rose McGowan, anche lei fra le accusatrici di Weinstein, l’attore Terry Crews che ha denunciato le molestie sessuali subite da un “alto dirigente di Hollywood”, la giornalista Megyn Kelly, che nel 2016 accusò di molestie l’amministratore delegato di Fox News, Roger Ailes, o Dana Lewis, cameriera al Plaza Hotel di New York che ha denunciato l’hotel per aver “normalizzato e banalizzato gli assalti sessuali verso le donne dello staff” e molte altre.