Vivono un mese con il cadavere del figlio di 7 anni morto per un attacco d’asma: genitori a processo

Bruce e Schrell Hopkins, 41 e 40 anni, si erano trasferiti a Girona, in Catalogna, da Detroit insieme ai tre figli: il più piccolo, di soli 7 anni, è morto per un attacco d'asma curato con l'omeopatia. I genitori, ora a processo, hanno tenuto il cadavere in casa per un mese, a scoprirli i Mossos dopo la segnalazione del padrone di casa. 'Credevamo dormisse'

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    Vivono un mese con il cadavere del figlio di 7 anni morto per un attacco d’asma: genitori a processo

    Hanno vissuto per un mese in casa con il cadavere del figlio di 7 anni, morto per un attacco d’asma curato con l’omeopatia. Ora Bruce e Schrell Hopkins, 41 e 40 anni, originari di Detroit, USA, sono a processo a Girona, in Catalogna, dove si erano trasferiti proprio per curare la malattia del figlio più piccolo. La coppia deve rispondere di diversi reati, tra cui omicidio colposo aggravato, e rischiano tre anni di carcere: interrogati nelle prime fasi del processo che si è aperto in questi giorni, come riporta El Pais, non hanno saputo dire il giorno esatto della morte del figlio perché credevano che dormisse. La vicenda risale al 5 gennaio 2016 quando i Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, fece irruzione nell’appartamento su segnalazione del padrone di casa che da un anno non riusciva a mettersi in contatto con loro. Entrati in casa, hanno trovato i genitori e gli altri due figli nella stessa stanza con il cadavere del piccolo, ormai in putrefazione e coperto da un lenzuolo sporco.

    La vicenda aveva scosso la Spagna fin dalle prime battute. La coppia, originaria di Detroit, si era trasferita in Spagna per dare al bambino un ambiente più salutare in cui vivere dopo la diagnosi di asma. Secondo la pubblica accusa, i genitori sarebbero responsabili della morte del figlio, deceduto per un attacco d’asma curato con l’omeopatia. Secondo il referto medico, nel corpo del bimbo non sono state trovate tracce di medicinali anti asma e i genitori non erano in possesso di alcuna carta del medico.

    La coppia ha dichiarato in Aula di essere andata in farmacia due volte nell’ultimo anno e mezzo perché sapevano già quali medicinali usare e che curavano il figlio con un mix di medicine convenzionali e preparati omeopatici e della medicina cinese.

    Diversa la versione della Procura secondo cui i genitori avrebbero anteposto il loro credo religioso, morale ed etico alla vita del figlio, senza recarsi in ospedale nonostante la grave crisi d’asma che aveva colto il piccolo. “Non hanno fatto nulla, si sono dedicati alla preghiera e alla fine è successo quello che è successo”, ha dichiarato il procuratore, ricordando che le crisi asmatiche impiegano molto a degenerare in situazioni mortali e che quindi hanno avuto tutto il tempo necessario per chiedere aiuto o intervenire con le giuste medicine.

    Secondo una testimonianza di un agente dei Mossos, la figlia ha raccontato che l’attacco era iniziato mentre stava giocando e che migliorava o peggiorava a seconda dei giorni, aggiungendo che i genitori non credono alla medicina tradizionale: come esempio, ha raccontato di quando la madre si era rivolta alla medicina cinese per un’allergia, ottenendo solo di peggiorarla. Ecco perché, ha aggiunto la figlia, “hanno usato rimedi cinesi” e si sono affidati alle preghiere perché “solo Dio doveva decidere se doveva vivere o morire”.