Vaccini anti-meningococco B, Italia ai primi posti nell’offerta pubblica

Dati confortanti stanno emergendo sull'efficacia e la tollerabilità dei vaccini ''sul campo' rispetto agli studi clinici. Ce ne ha parlato Paolo Castiglia, professore ordinario di Igiene dell'Università di Sassari, dalla 50esima edizione del Congresso nazionale della Società italiana di Igiene.

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    Vaccini anti-meningococco B, Italia ai primi posti nell’offerta pubblica

    L’Italia si conferma pioniera nell’offerta pubblica di vaccini contro il meningococco B, insieme a Regno Unito e Irlanda. Dell’importanza della vaccinazione contro la meningite di tipo b – oggi raccomandata ma non soggetta ad obbligo – e dell’efficacia dei vaccini attualmente a disposizione ne ha parlato Paolo Castiglia, professore ordinario di Igiene dell’Università di Sassari, dalla 50esima edizione del Congresso nazionale della Società italiana di Igiene.

    L’esperto ha commentato le caratteristiche innovative del vaccino anti-meingococco, oggi reperibile in Italia: “Si tratta di un vaccino che ha delle caratteristiche innovative tanto che la tecnica con cui è stato realizzato probabilmente verrà esportata per la realizzazione di altri vaccini. Inoltre è un vaccino che consente di chiudere il cerchio sulla prevenzione delle infezioni meningococciche dato che per gli altri quattro ceppi maggiormente diffusi avevamo già vaccini efficaci”.

    Il dato che preoccupa è che c’è una sorta di diffidenza di una parte di genitori che hanno più resistenze a sottoporre il figlio al vaccino quando questo è ‘solo’ raccomandato e non obbligatorio, come nel caso del meningococco B. L’esperto sottolinea l’impegno quotidiano da parte degli ‘addetti ai lavori’: “Da anni cerchiamo di far capire il regime dell’obbligo e della raccomandazione non indicano l’importanza di una vaccinazione. L’obbligo è stato introdotto per un’emergenza di sanità pubblica che riguardava un’epidemia. La vaccinazione contro il meningococco b, come altre vaccinazioni importanti dell’infanzia, non ha subito un calo delle coperture e non c’è al momento questo pericolo perché i genitori sono coscienti del rischio a cui vanno incontro i propri figli nel caso in cui siano colpiti da una malattia batterica invasiva così grave come la meningite”.

    Eppure quando sulle pagine dei giornali leggiamo di un caso di meningite, scatta nella collettività la corsa al vaccino. “Questo è un problema tipico che va corretto ed è compito della sanità pubblica dire che le vaccinazioni sono importanti, che vanno eseguite al tempo giusto e che la popolazione deve seguire le indicazioni date. Per quanto riguarda le meningiti comunque – chiarisce – si cerca di mitigare l’elevato rischio percepito dalla popolazione con un’offerta adeguata e continua in modo che ci sia visione consapevole alla vaccinazione”.

    L’efficacia della vaccinazione contro il meningococco B è stata dimostrata dalle analisi svolte nei paesi dove è stata introdotta come vaccinazione universale e in quei luoghi dove è stato previsto l’utilizzo perché erano in corso epidemie, è ancora Castiglia che sottolinea come: “I dati dimostrano che il vaccino è più efficace di quanto gli studi clinici avessero stimato e che anche la tollerabilità, quindi la sicurezza del vaccino, è migliore rispetto agli studi. Un dato per tutti: in Canada il 96% degli interpellati ha detto che lo avrebbe rifatto perché non si era verificato alcun effetto spiacevole”.

    In collaborazione con AdnKronos