Diabete in gravidanza: più semplice il monitoraggio flash della glicemia

Circa il 7,5% delle future madri italiane soffre di diabete di tipo 1 o 2, e una su 7 sviluppa il diabete gestazionale durante i 9 mesi di gravidanza.

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    Diabete in gravidanza: più semplice il monitoraggio flash della glicemia

    In Italia la gravidanza è spesso accompagnata dal diabete, almeno 40-50mila donne all’anno, infatti, presentano, con la gestazione, un elevato tasso di zucchero nel sangue. Circa il 7,5% delle future madri soffre di diabete di tipo 1 o 2, e una su 7 sviluppa il diabete gestazionale durante i 9 mesi. Una malattia che se ne va insieme al pancione, ma che è fondamentale intercettare e trattare. Perché per la madre è il campanello d’allarme di una condizione di pericolo silente, mentre per il futuro bebè significa “crescere come se fosse in una pasticceria. Quindi nascere con un metabolismo che lo predispone a un maggior bisogno energetico e a un maggior rischio cardiovascolare precoce”.

    A spiegarci i dati del ministero della Salute è Ester Vitacolonna, professore associato della Scuola di medicina e scienze della salute dell’università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, coordinatore nazionale del Gruppo di studio Diabete e gravidanza di Amd-Sid (Associazione medici diabetologi-Società italiana di diabetologia). Su oltre 470mila bimbi partoriti in Italia nel 2016, circa 1.200 sono figli di donne con diabete di tipo 1, più o meno la metà sono nati da mamme con diabete di tipo 2 e il 15-16% da donne con diabete gestazionale, che in genere insorge al secondo-terzo mese di gravidanza e viene considerato la spia di una condizione di rischio sottostante e silente”.

    Il primo momento chiave è la diagnosi e “la gravidanza, attraverso la misurazione della glicemia che viene offerta subito a tutte, può essere l’occasione per scoprire un diabete pregresso misconosciuto”, precisa Vitacolonna. Per individuare un eventuale diabete gestazionale, invece, “viene fatta una curva da carico glicemico in base al profilo di rischio alto (donna obesa, con un precedente diabete gestazionale o glicemia a digiuno di 100-125 milligrammi/decilitro) o intermedio (donna sovrappeso, over 35, con familiarità di primo grado per diabete o appartenente a un’etnia predisposta)”. Una volta chiaro il quadro, scatta il controllo della glicemia: “Quattro volte al giorno secondo le indicazioni del medico in caso di diabete gestazionale, e più volte ancora (prima, un’ora e 2 ore dopo i pasti) in caso di diabete mellito non gestazionale”.

    Tra i fattori ‘complici’ ci sono età, etnia e familiarità, ma soprattutto sovrappeso, obesità, dieta scorretta e sedentarietà. Ad accendere la ‘miccia’ è lo stress della gravidanza, “un momento in cui l’organismo della donna – osserva Enrico Ferrazzi, professore ordinario di ostetricia e ginecologia dell’università degli Studi di Milano, coordinatore Area Medicina materno-fetale della Sigo (Società italiana di ginecologia e ostetricia) – è chiamato a produrre energia anche per il feto: più di 3 chili di tessuto metabolicamente attivo” che la mamma ospita nel pancione. Un peso sia per il suo sistema cardiovascolare (“il cuore di una donna all’ottavo mese assomiglia a quello di un atleta olimpico”) sia per il suo metabolismo: “Una madre in attesa diventa come un motore diesel – esemplifica lo specialista – Lascia il glucosio al feto, mentre lei ‘va a grassi’”.

    “Ma se la glicemia sale troppo il feto si trova come in pasticceria – avverte Ferrazzi – l’ambiente intrauterino modellerà il suo metabolismo energetico in modo che da bambino cercherà sempre più zucchero, rischiando di entrare nella spirale di sovrappeso, obesità, patologie cardiovascolari e metaboliche anticipate”. In altre parole, nascono bimbi destinati a diventare prima adulti e poi vecchi malati. “Si chiama epigenetica – ricorda il ginecologo – e quando una mamma capisce che quello che mangia e quanto si muove in gravidanza inciderà sul cuore e sull’aorta di suo figlio, correggerà il suo stile di vita non per non ingrassare, bensì per garantire un futuro sano al suo bimbo”.

    “Un diabete in gravidanza – ammoniscono Vitacolonna e Ferrazzi – deve essere considerato l’occasione per iniziare insieme alla donna e alla sua famiglia una terapia nutrizionale ed educazionale sugli stili di vita sani, in un gioco di squadra che vede alleati diabetologo e ginecologo” per accompagnare la mamma con controlli costanti fino al parto, che sarà cesareo in caso di feto particolarmente voluminoso (più di 4 chili e oltre). Secondo gli specialisti, “un accurato monitoraggio della glicemia è un requisito fondamentale per ottenere un buon controllo metabolico e una gravidanza di successo“. Informazione vuol dire poi “pianificazione: in una donna con diabete pregresso, ma anche in donna obesa, la maternità va programmata – raccomanda Vitacolonna – perché quando si concepisce un bimbo è cruciale avere un buon controllo metabolico”.

    Ad ogni modo, per aiutare le mamme col diabete a monitorare il proprio livello di glucosio c’è un nuovo metodo ‘flash’. Lo hanno illustrato gli esperti intervenuti a un incontro promosso da Abbott a Milano per annunciare una nuova approvazione del sistema di monitoraggio flash della glicemia: ‘FreeStyle Libre‘, la tecnologia che permette di controllare i livelli di glucosio senza doversi pungere il dito con un ago, ha dimostrato clinicamente di essere “accurato e sicuro per l’uso in gravidanza” e ha ottenuto il marchio CE anche per l’impiego nelle donne in attesa. Un sensore indossabile, simile a una moneta da 2 euro da applicare sul braccio, misura automaticamente la glicemia h24 per un periodo fino a 14 giorni; un lettore fa la scansione anche attraverso i vestiti e permette di conoscere i livelli glicemici in ogni momento venga consigliato dal medico.

    Il nuovo sistema flash si inserisce bene in un contesto di “appropriatezza (sistema giusto per il paziente giusto nel giusto momento), se necessario abbinato al metodo classico in casi particolari come ad esempio quando per correggere il diabete serve una terapia insulinica”, spiegano i medici.

    Dal punto di vista dell’utilizzatore, la mamma considera il metodo meno stressante (98%), meno doloroso (100%), più facile (94%) e più discreto (95%) rispetto a quelli tradizionali. E il sistema, rimborsato in alcune regioni della Penisola fra cui la Lombardia, viene ‘promosso’ anche dai camici bianchi. Disponibile in 40 Paesi del mondo, viene usato da circa 400mila persone tra adulti e bambini.

    Cosa ci aspetta il futuro? Ci anticipa qualcosa Francesca Merzagora, presidente di Onda: “L’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, attraverso il suo network di 306 ospedali con i ‘Bollini rosa’, è già particolarmente attivo sul tema del diabete in gravidanza. Per il 2018 progettiamo tuttavia iniziative ad hoc, da una campagna social a Open day dedicati in ospedale. Gli studi ci dimostrano infatti che serve più consapevolezza sull’argomento, anche da parte delle donne a rischio che spesso non si sottopongono allo screening per individuare un’eventuale iperglicemia”.

    In collaborazione con AdnKronos