Epidemia di peste in Madagascar: già 1.192 i casi confermati e 124 morti

L'Organizzazione Mondiale della Sanità sta monitorando quella che è la più grave epidemia di peste in Madagascar degli ultimi anni: quasi 1.200 i casi, già 124 i morti a causa della peste polmonare, la forma più grave della malattia. Operatori sanitari al lavoro per ridurre il contagio e aiutare i malati, colpite le città più delle campagne

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    Epidemia di peste in Madagascar: già 1.192 i casi confermati e 124 morti

    Una grave epidemia di peste sta colpendo il Madagascar dove, da agosto 2017, si sono registrati già 1.192 casi e 124 morti, secondo i dati aggiornati al 23 ottobre 2017, 1801, secondo i dati dell’OMS aggiornati al 30 ottobre 2017. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, il governo e l’Ufficio Nazionale del Madagascar per la gestione dei rischi e delle catastrofi hanno stilato un primo report sulla situazione sanitaria del paese, particolarmente grave. A preoccupare è il numero dei casi e il tipo di peste che ha colpito l’isola: per il 67% dei casi si tratta di peste polmonare, la forma più grave della peste, che si trasmette anche per via aerea, a differenza della peste bubbonica e della peste setticemica.

    Non deve stupire la presenza della peste, malattia associata al Medioevo, ai giorni d’oggi. Secondo i dati del Centro USA per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC), ogni anno si registrano tra i 1.200 e i 2.500 casi della “Morte nera”, come veniva chiamata nei tempi passati, in Africa, Asia centrale, India, la parte settentrionale del Sud America e il sud-ovest degli Stati Uniti. La differenza con le epidemie antiche è che oggi la peste può essere trattata con antibiotici e, se curata in tempo, ha una bassa incidenza di morti.

    Cause e sintomi

    Nel mondo sono tre le tipologie di peste note, tutte trasmesse dal batterio Yersinia pestis, con cui si entra in contatto tramite il morso delle pulci dei ratti o dei ratti e altri roditori infestati dalle pulci. A seconda del luogo d’incubazione del batterio si ha la peste bubbonica, la forma più nota che può essere curata con antibiotici, ma che, se non trattata può degenerare nella peste setticemica, detta anche peste di secondo livello, o nella peste polmonare, la forma più grave e letale. I sintomi della peste polmonare prevedono febbre, mal di testa e brividi, polmoniti in rapida evoluzione, dolori al petto e tosse che producono muco o sangue e può svilupparsi da un caso di peste bubbonica o di peste setticemica: secondo i dati OMS, se non trattati, i casi di peste possono essere mortali dal 30 fino al 100% dei casi, ma se curati in tempo, hanno un alto tasso di guarigione.

    La peste in Madagascar

    Il Madagascar non è nuovo a episodi di peste, tanto da essere il paese che ne registra più al mondo, ma finora non era mai accaduto con questi ritmi e con queste modalità. Come si legge nel rapporto, la peste in Madagascar è iniziata un mese prima rispetto al consueto, facendo registrare i primi casi ad agosto e non a settembre. Cosa ancora più grave, il contagio è arrivato non dai centri rurali, dove è noto, ma dalle città, in particolare dalla capitale Antananarivo e da Toamasina. Per di più, il numero totale dei casi (1.192) è già tre volte superiore al totale annuo medio (da settembre a aprile) e nel 67% dei casi si tratta di peste polmonare, forma che si può trasmettere anche da uomo a uomo per via aerea, tramite tosse e starnuti di persone infette, il che rende tutto più complesso, visto che i focolai sono nelle città ad alta densità di popolazione: già 54 tra medici e infermieri si sono ammalati.

    La gestione dell’emergenza peste

    La macchina per l’emergenza si è già attivata. L’Oms ha inviato 1,2 milioni di dosi di antibiotici, è stato disposto un fondo di emergenza da 1,5 milioni di dollari ed è in programma l’invio di altri farmaci: altri enti e Paesi hanno inviato denaro (Unicef 600mila dollari, Croce Rossa 253mila, persino l’Italia ha inviato 100mila dollari, oltre ai 200mila dollari di medicine dalla Cina e materiale medico dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale), oltre agli aiuti di privati. Al momento la situazione è ancora critica: secondo il report, solo il 26% dei 9,5 milioni di dollari richiesti per il piano di contenimento è stato attivato, mentre il 52% delle apparecchiature per la disinfezione non è ancora arrivato e solo il 30% delle persone a contatto con i malati è stato raggiunto.

    Cosa fare per evitare il contagio

    L’OMS e il CDC hanno diffuso una serie di consigli per i viaggiatori che si recano in Madagascar su cosa fare per evitare il contagio della peste. Al momento non esiste un vaccino per la peste per cui entrambi gli organismi consigliano di agire sulla prevenzione. In particolare, l’OMS suggerisce ai viaggiatori di proteggersi dai morsi delle pulci, anche con repellenti da vaporizzare sul corpo, evitare il contatto con animali morti, con tessuti e materiali infetto, e soprattutto evitare contatti con pazienti affetti da peste polmonare. IL CDC ricorda che la peste è comunque curabile con gli antibiotici e che la cosa più importante è tenere sotto controllo i sintomi della malattia come febbre improvvisa, brividi, linfonodi dolorosi e infiammati, mancanza di respiro con tosse e presenza di sangue nel muco. Qualora si avessero i sintomi della peste, si raccomanda di recarsi in un centro specializzato e iniziare la profilassi antibiotica. Anche la Farnesina, nel sito Viaggiare Sicuri, ha diramato alcuni consigli utili per evitare il contagio, fornendo anche un numero di emergenza, +27 827815972.