ANM, Albamonte chiede investimenti e risorse per la Giustizia

Commentando la Riforma della Giustizia, Albamonte auspica che i 'Prossimi governi continuino a investire' nel settore della giustizia

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    ANM, Albamonte chiede investimenti e risorse per la Giustizia

    In una recente intervista il Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Eugenio Albamonte, ha parlato di diversi temi e ha commentato la riforma della giustizia evidenziando come sia necessario un maggiore investimento dello Stato per migliorare le risorse necessarie per le attività di giustizia, per migliorare il lavoro complessivo della magistratura e favorire così una maggiore fiducia da parte del cittadino.

    Commentando la Riforma della Giustizia per AdnKronos, Eugenio Albamonte evidenzia che dopo tanto tempo finalmente in Italia si è tornati a investire risorse nella giustizia, e auspica che i ‘Prossimi governi continuino a investire; che la tendenza a ricominciare a investire nella giustizia venga proseguita e che questo approccio nuovo, persino rivoluzionario di questa legislatura, “sia garantito anche dai governi che verranno”.

    “Per la prima volta in questo quadriennio noi stiamo vivendo un’inversione di tendenza sul tema delle risorse necessarie per la giustizia. Siamo passati attraverso un lungo deserto durato più di vent’anni, fatto di tagli massivi alla spesa giudiziaria che di fatto, non so se nelle intenzioni, ma sicuramente ha ancora di più pregiudicato la sua possibilità di essere efficace e funzionale e quindi ha incrinato sempre di più la fiducia che i cittadini devono avere nella giustizia, perché ovviamente una giustizia inefficiente non suscita la fiducia di nessuno”, ha detto Albamonte, presidente dell’Anm.

    “Una giustizia con risorse adeguate è anche produttiva di gettiti economici per lo Stato. Quando si teorizzava nel ventennio precedente che la giustizia è un peso morto, era una comunicazione assolutamente sbagliata. La giustizia, attraverso una serie di strumenti, il recupero dei patrimoni illegali soltanto per dirne uno, ha la possibilità di immettere nelle casse dello Stato una serie di risorse che sono state sottratte dai meccanismi di legalità e giustizia”. Precisa Albamonte: “La mancata giustizia ha un costo, la stessa giustizia potrebbe ampiamente automantenersi e alimentare altri settori dell’amministrazione di questo Paese, se viene ripristinata nella sua funzionalità”.

    In particolare, prosegue, per la sicurezza delle aule giudiziarie è necessaria “una assoluta tempestività di intervento delle istituzioni”. Il riferimento è ai diversi casi, come l’accoltellamento di due giudici nel tribunale civile di Perugia il 25 settembre scorso, che hanno fatto emergere carenze nei sistemi di sicurezza degli uffici giudiziari. “Il problema – rileva Albamonte – è che la mancanza di strutture e di dotazioni di risorse investe in parte anche il piano della sicurezza, per cui in determinati uffici giudiziari non ci sono adeguati presidi di vigilanza, non ci sono metal detector. Questo dipende un po’ dal taglio che negli anni passati è stato fatto alle risorse, in modo forse poco avveduto, e la giustizia è stata lasciata in queste condizioni”.

    L’episodio di Perugia, “dopo che questa cosa è già successa a Milano, diventa occasione di indignazione. Abbiamo richiesto ovviamente a tutte le articolazioni che hanno competenza in questo di monitorare questa situazione, in parte lo stiamo facendo anche noi. Chiediamo che vengano ripristinate le condizioni di sicurezza minima degli uffici e non solo per noi: i nostri uffici giudiziari sono un po’ delle agorà aperte, ogni giorno passano decine e decine di cittadini, ci sono gli avvocati e il personale amministrativo, tutte queste persone sono altrettanto esposte a questo tipo di fatti. Confidiamo – conclude il presidente dell’Anm – nell’intervento delle istituzioni, a partire dal ministro che mi sembra si sia attivato tempestivamente”.

    Per quanto riguarda le intercettazioni, Albamonte chiarisce: “E’ un passaggio strategico” la previsione normativa di riportare le intercettazioni in maniera testuale e non per riassunto, riferendosi al decreto attuativo della riforma della giustizia su questo tema. In una prima bozza del decreto, infatti, era previsto che le intercettazioni venissero riportate “con una sorta di riassunto del pm e del giudice della misura cautelare che avrebbe prodotto una sorta di corto circuito. Un po’ come il gioco del ‘telefono senza fili’ che facevamo in spiaggia da ragazzi, con la frase che si mette in circolo e quando torna è cambiata completamente”. “In questi passaggi, invece – aggiunge – è strategica la testualità delle dichiarazioni, anche per la tutela del diritto di difesa. E’ importante che le dichiarazioni siano riferite nella loro testualità”.

    Ovviamente non poteva mancare un commento sulla cybersecurity, sulla necessità “strategica” di favorire una collaborazione internazionale per la prevenzione e il contrasto del cybercrime e del terrorismo. “Quello del digitale – spiega Albamonte – è il tema del futuro anche nelle sue pieghe negative come l’utilizzazione a fini terroristici”. “Finora il terrorismo di matrice islamica ha dimostrato di saper usare il web per condotte collaterali rispetto al compimento di attentati, come la divulgazione e la creazione di un ambiente di vicinanza diffusa in cui poi emergono i comportamenti dei cosiddetti lupi solitari, persone che si radicalizzano e tramite questo canale hanno una capacità di collegamento reciproco. La collaborazione internazionale per il contrasto alla criminalità informatica è strategica. Lo strumento ha per sua natura una diffusione capillare, a livello mondiale, serve una capacità di indagare senza confini territoriali”, conclude.

    L’ultima riflessione è sul gruppo ‘Autonomia e Indipendenza’ a cui appartiene Piercamillo Davigo, l’ex pm di Mani Pulite, che ha lasciato nel luglio scorso la Giunta unitaria dell’Associazione Nazionale Magistrati. In nome della “unitarietà delle varie componenti” della magistratura, dice Albamonte, “c’è sempre la disponibilità a riprendere un percorso comune anche con i colleghi del gruppo di Davigo. Si è verificato un incidente non facilmente comprensibile per alcuni, io sono tra questi, che non hanno ben capito quali fossero le cause di questa rottura”. “Per fortuna – osserva Albamonte – la rottura della giunta unitaria non ha inciso sui rapporti personali e quindi ovviamente ci sentiamo e c’è sempre stima reciproca e disponibilità alla collaborazione. L’unitarietà delle varie componenti, delle cosiddette correnti che animano l’Anm e la vita della magistratura era un risultato importante perché era la prima volta che si riusciva dopo anni a presentarsi, anche rispetto al mondo che ci circonda, in modo compatto e coeso”. Ed è questo, a giudizio di Albamonte, il modo migliore per la magistratura “di recuperare credibilità nei confronti degli altri interlocutori e nei confronti dei cittadini”, presentarsi in modo unitario.

    In collaborazione con AdnKronos