Sclerosi multipla e maternità: affrontare con serenità il futuro da genitori è possibile

Una buona notizia per le pazienti con sclerosi multipla che vogliono diventare mamme

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    Sclerosi multipla e maternità: affrontare con serenità il futuro da genitori è possibile

    Per anni la sclerosi multipla è stata considerata una malattia incompatibile con la maternità, tanto che alle donne malate era sconsigliato il concepimento di figli. Ultimamente la tendenza è cambiata, tanto che avere un bambino e diventare mamme – anche con la sclerosi multipla – non solo è possibile, ma anche consigliato dagli esperti. Questo perché la ricerca ha chiarito che la gestazione porta a una normalizzazione dell’attività dei geni coinvolti nella patologia autoimmune. Inoltre non è più necessario interrompere la terapia farmacologica per la SM durante i nove mesi, grazie a una cura che non comporta rischio di teratogenicità o aborti.

    Sappiamo che in genere la terapia per la sclerosi multipla si sospende nei nove mesi della gravidanza, ma nel caso di alcuni farmaci questo può non avvenire. Diversi studi hanno infatti dimostrato che il glatiramer acetato, ossia il principio attivo del farmaco Copaxone non interferisce in maniera negativa con la gestazione.

    Roberta Bonardi senior director Business Unit Innovative Teva Italia ha illustrato l’impegno della casa farmaceutica per la ricerca di una terapia adatta anche alle donne con SM che vogliono avere un bambino: “L’azienda è sempre stata molto presente in neurologia nel campo della ricerca e dello sviluppo – dichiara – e soprattutto nel campo della sclerosi multipla, con la vastità di prodotti a disposizione. Nel dare molta attenzione al paziente e ai familiari, abbiamo creduto fortemente ai progetti sui gruppi di studio sulla gravidanza per poter offrire una possibilità alle madri che, pur avendo la sclerosi multipla, possono affrontare con serenità il futuro dell’essere genitori”.

    Dell’argomento si è parlato durante il Simposio ‘Venti anni di sclerosi multipla tra conferme e nuovi potenziali‘, svoltosi alla Mostra D’Oltremare di Napoli in occasione del XLVIII Congresso Società Italiana di Neurologia e promosso da Teva, azienda leader nella commercializzazione dei farmaci equivalenti. Esperti internazionali si sono confrontati sulle caratteristiche del farmaco immunomodulatore usato nella terapia della sclerosi multipla, molecola già nota e sul mercato da venti anni.

    “Il Copaxone è uno dei pochi farmaci, se non l’unico al momento, che può essere somministrato in corso di gravidanza a pazienti affette da sclerosi multipla – ci spiega il professor Francesco Patti, neurologo Responsabile del Centro di Sclerosi Multipla del Policlinico di Catania, intervenuto sul tema degli studi real-life a supporto di consapevolezza e capacità decisionale – e questo per noi è molto rassicurante. Bisogna considerare questo farmaco, che è un medicinale di prima linea, come la possibilità di cambiare rispetto a un farmaco più aggressivo come mantenimento, quindi senza far rischiare al paziente lo sviluppo delle neoplasie che invece abbiamo quando, al contrario, passiamo da un immunomodulante verso un immunosoppressore poi verso un altro immunosoppressore”.

    Tra gli interventi al Simposio, grande rilevanza ha avuto quello di Maria Pia Amato, ordinario del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Firenze, che ha affrontato il tema della pianificazione familiare nella scelta terapeutica. “Il paradigma del binomio sclerosi multipla e maternità è molto cambiato perché sino agli anni 90 il neurologo sconsigliava la maternità alla paziente con sclerosi multipla pensando che la gravidanza avesse un impatto negativo sul decorso di malattia. Purtroppo le informazioni sulla sicurezza dei farmaci sono ancora abbastanza limitate, quindi per tutti i farmaci è controindicato l’uso in gravidanza e anche nell’allattamento. L’unica modificazione a partire dal 2016 è stata una determinazione delle attività regolatorie che hanno rimosso la controindicazione per la gravidanza per il glatiramer acetato”.

    “Questa molecola – sostiene Amato – può essere utilizzata con serenità nelle donne che desiderano andare incontro ad una gravidanza, anche donne con una certa attività di malattia”. In questo quadro assume maggiore rilevanza il progetto Primus, che ha messo insieme non solo neurologi ma anche psicologi e ginecologi, sulle problematiche della gravidanza nelle pazienti affette da sclerosi multipla con un approccio multidisciplinare e moderno. Il progetto affronta il delicato tema delle pazienti che vogliono avere un bambino e le scelte successive all’allattamento.

    In collaborazione con AdnKronos