Referendum Catalogna, Re Felipe contro gli indipendentisti: ‘Slealtà inammissibile’

Il sovrano di Spagna rompe il silenzio e parla alla nazione in un discorso storico in cui attacca gli indipendentisti della Catalogna e chiede il ripristino della legalità. Toni duri contro il governo de la Generalitat, responsabile di aver 'minato l'armonia' e di aver diviso la società catalana

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    Referendum Catalogna, Re Felipe contro gli indipendentisti: ‘Slealtà inammissibile’

    Nel giorno dello sciopero generale che ha paralizzato Barcellona, Re Felipe VI di Spagna rompe il silenzio sul referendum in Catalogna e parla alla nazione con un discorso storico e dai toni duri contro il governo di Carles Puigdemont, responsabile di aver “minato l’armonia” e di aver diviso la società catalana, ma soprattutto colpevole di una “slealtà inammissibile” verso i “poteri dello Stato”. Per la prima volta da quando è salito al trono, il sovrano di Spagna entra nel merito della difficile situazione politica che da tempo divide Barcellona e Madrid e lo fa con toni netti e chiari: il referendum è illegale e non porterà all’indipendenza della Catalogna, come invece sperano le autorità catalane.

    Nessun riferimento alle violenze della polizia, ma un attacco alle istituzioni catalane che hanno avallato un voto illegale e che sono colpevoli di aver “violato sistematicamente leggi legittimamente approvate, dimostrando una slealtà inaccettabile nei confronti dei poteri dello Stato”. Il Re ha definito la situazione “di estrema gravità” e il suo intervento alla nazione lo dimostra: il sovrano di norma si rivolge ai cittadini nel classico discorso di Natale come capo dello Stato, ma non interviene nella politica nazionale. Il precedente più autorevole risale al 23 febbraio 1981 quando Re Juan Carlos, padre dell’attuale sovrano, si rivolse alla nazione dopo il tentato golpe.

    Il discorso di Re Felipe di Spagna sul referendum in Catalogna

    Tutta la stampa iberica concorda nel definire il discorso di Re Felipe di Spagna sul referendum in Catalogna un passaggio chiave di tutta la vicenda. Nessuna concessione a Puigdemont e alle forze di sinistra del suo governo: il “referendum è illegale” e la richiesta finale della Generalitat di proclamare l’indipendenza della Catalogna unilateralmente dimostra come le “autorità catalane, in modo ripetuto, consapevole e deliberato, abbiano violato la Costituzione e lo stesso Statuto d’Autonomia, che è la legge che riconosce e protegge le istituzioni storiche e l’autogoverno catalano”.

    Toni duri, dunque, da parte del sovrano che insiste nell’attaccare le autorità catalane che hanno “violato sistematicamente la legge, dimostrando una slealtà inaccettabile nei confronti dei poteri dello Stato che essi rappresentano in Catalogna”. La loro scelta politica ha “violato i principi democratici di ogni stato di diritto e minato lo stato di diritto”, rompendo “l’armonia e la convivenza all’interno della stessa società catalana”. Il risultato è che “oggi la società catalana è divisa” come non lo era mai stata.

    Il capo dello Stato ha inoltre accusato il governo catalano e il Parlamento regionale di aver “cancellato i sentimenti e la solidarietà che hanno unito e uniscono tutti gli spagnoli” e ha avvertito che “con il loro comportamento irresponsabile rischiano di compromettere la stabilità economica e sociale della Catalogna e di tutta la Spagna”. Nelle parole del sovrano, il loro è stato “il culmine di un tentativo inaccettabile di appropriarsi delle istituzioni storiche della Catalogna”.

    Le autorità catalane che hanno avallato il referendum in Catalogna, “si sono poste al di fuori del diritto e della democrazia” e hanno “preteso di rompere l’unità della Spagna e la sovranità nazionale” di cui sono titolari “tutti gli spagnoli” che hanno il “diritto di decidere democraticamente della loro vita comune”.

    Di fronte a una situazione di “estrema gravità”, il Re ha fatto appello al “compromesso” e ha dichiarato che “è responsabilità dei legittimi poteri dello Stato garantire l’ordine costituzionale e il normale funzionamento delle istituzioni, dello Stato di diritto e dell’autogoverno della Catalogna, basato sulla Costituzione e lo Statuto di Autonomia”. Il passaggio è molto importante perché è chiaro il riferimento alla vera arma legale e politica in mano al governo centrale, ossia l’articolo 155 della Costituzione che permette lo scioglimento del governo catalano in caso di violazioni costituzionali.

    Re Felipe si è poi rivolto ai cittadini catalani, ricordando che “da decenni vivono in uno stato democratico che offre mezzi costituzionali a chiunque per difendere le proprie idee nel rispetto della legge”. Senza rispetto, “non esiste convivenza democratica in pace e libertà, né in Catalogna, né per il resto della Spagna, né in nessun altro paese”.

    La sua è una difesa netta della “Spagna costituzionale e democratica” ma anche di tutti quei catalani che sono preoccupati “per il comportamento delle autorità autonome”. A loro ha assicurato che “non saranno abbandonati” e che avranno “tutto il sostegno e la solidarietà degli spagnoli”.

    Infine, il Re ha lanciato un appello a “tutti gli spagnoli che vivono con disagio e tristezza questi eventi”, a cui ha trasmesso “un messaggio di tranquillità, fiducia e speranza”. “Questi sono tempi difficili, ma li supereremo” – ha concluso – forti di “principi democratici solidi” perché “basati sul desiderio di milioni e milioni di spagnoli di vivere insieme in pace e libertà”.