Il truck della Banca del Cuore: screening gratuiti per la prevenzione cardiovascolare

Le malattie cardiovascolari ogni anno provocano oltre 4 milioni di decessi in Europa, 300mila in Italia.

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    Il truck della Banca del Cuore: screening gratuiti per la prevenzione cardiovascolare

    Il truck Tour Banca del Cuore è un vero e proprio ‘camion della salute‘ in giro per l’Italia attraverso cui i cittadini possono effettuare gratuitamente uno screening di prevenzione cardiovascolare. Il progetto coinvolge oltre 70 strutture cardiologiche ospedaliere e ambulatoriali attive su tutto il territorio nazionale. La parola d’ordine è prevenzione, ribadiscono i cardiologi, ricordando come le malattie cardiovascolari siano la prima causa di morte nel mondo occidentale. La campagna, che da mesi sta attraversando varie città in Italia, è promossa dalla Fondazione per il tuo cuore Onlus di Anmco – Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri. Lo scorso 16 settembre il truck della Banca del cuore è stato a Torino, dove i pazienti, al termine dello screening – come negli altri appuntamenti – hanno ricevuto la BancomHeart card che contiene le informazioni mediche raccolte durante la visita.

    Le malattie cardiovascolari ogni anno provocano oltre 4 milioni di morti in Europa, 300mila in Italia. In Piemonte, ad esempio, ogni anno muoiono oltre 12mila cittadini per malattie circolatorie, oltre 8.000 persone vengono ricoverate per ictus, oltre 9.000 per infarto mentre gli interventi di angioplastica coronarica sono quasi 11.000. Dati – sottolineano gli specialisti – che evidenziano quanto ci sia ancora molto da fare per la prevenzione e l’adozione di terapie efficaci.

    I cardiologi tengono comunque a precisare che fare attenzione all’alimentazione, praticare attività fisica costante e regolare e smettere di fumare sono buone abitudini per contrastare queste malattie. E infatti negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti sia a livello di prevenzione che di avanzamento nella ricerca farmacologica. Certo, la prevenzione da sola non basta. Molte volte, infatti, nonostante si siano adottate tutte le precauzioni, il rischio rimane alto.

    Il problema, lo sappiamo, è il colesterolo, in particolare quello Ldl – precisano gli specialisti – il cosiddetto ‘colesterolo cattivo’. I livelli di colesterolo, infatti, sono strettamente associati al rischio di eventi cardiovascolari, e la loro riduzione può diminuirlo. Non a caso, l’ipercolesterolemia è il primo fattore di rischio delle malattie cardiovascolari. “Ogni anno in Piemonte e Valle d’Aosta vengono ricoverate in ospedale oltre 9mila cittadini per infarto miocardico acuto, una malattia legata all’accumulo di colesterolo nelle arterie; ridurre i livelli di colesterolo in chi ha avuto un infarto vuol dire ridurre la progressione della malattia”, osserva Marco Sicuro, direttore Struttura complessa di cardiologia dell’ospedale regionale Parini di Aosta.

    Se cambiare stile di vita non basta – aggiungono gli esperti – allora si ricorre alla terapia farmacologica: una condizione diffusa, basti pensare che, solo in Piemonte, quasi 300mila persone assumono farmaci ipolipemizzanti. Oggi lo standard di cura prevede il trattamento con statine, ma nei casi più gravi, nonostante l’utilizzo di questi farmaci, il colesterolo resta alto. Per questi individui, che potrebbero soffrire di ipercolesterolemia familiare, una condizione genetica ereditaria, sono disponibili anche in Italia gli inibitori di Pcsk9, una nuova classe di farmaci che abbatte in maniera molto marcata i livelli di colesterolo.

    “Gli inibitori del Pcsk9 come evolocumab – prosegue Sicuro – hanno dimostrato di essere una soluzione efficace per i cosiddetti pazienti difficili da trattare, come ad esempio le persone che non rispondono alle statine o che sono intolleranti. Un trattamento farmacologico migliore consente di diminuire il rischio di malattie cardiache e quindi ridurre il rischio di mortalità”. Studi recenti dimostrano che il farmaco riduce non solo i livelli di Ldl senza effetti collaterali sulle funzioni cognitive, ma anche il rischio di eventi cardiovascolari maggiori, tra cui infarto, ictus e rivascolarizzazione coronarica.

    In collaborazione con AdnKronos