Terremoto in Messico, bambina viva tra le macerie della scuola: ‘Grattava sul muro per chiamarci’

La piccola è sepolta sotto le macerie della scuola Enrique Rebsamen e ha segnalato la sua presenza ai soccorritori che da ore stanno scavando a mani nude tra quello che resta della scuola: 20 le piccole vittime del crollo dell'istituto

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    Terremoto in Messico, bambina viva tra le macerie della scuola: ‘Grattava sul muro per chiamarci’

    AGGIORNAMENTO 22 SETTEMBRE 2017: in data 21 settembre si è diffusa la notizia che Frida Sofia, una bambina di 12 anni, fosse miracolosamente scampata al crollo di una scuola rimanendo però intrappolata fra le macerie. Frida Sofia è diventata l’emblema della speranza nella tragedia del terremoto che ha colpito il Messico. Prima di decidere se pubblicare la sua storia abbiamo verificato la notizia incrociando le informazioni di diverse agenzie di stampa. Oggi tuttavia la storia è stata smentita e ve ne diamo notizia qui.

    Ha grattato con le unghie sul muro per farsi sentire finché non l’hanno localizzata sotto le macerie ancora viva. La sorte di Frida Sofia, 12 anni, intrappolata in quello che resta della scuola Enrique Rebsamen a Città del Messico, crollata dopo il tremendo terremoto in Messico, sta tenendo tutto il paese col fiato sospeso. Tutta la nazione sta seguendo le fasi del suo salvataggio, incollato alle tv e ai social in attesa che venga estratta viva, in quello che sarebbe una pagina di speranza per una nazione che deve piangere oltre 245 morti, tra cui molti bambini. Si continua a scavare in silenzio nei pressi della scuola, per sentire eventuali rumori che possano aiutare i soccorritori a individuare eventuali sopravvissuti: secondo un inviato del quotidiano Excelsior presente nei pressi della scuola sarebbero 36 i morti, di cui 32 bambini.

    La piccola Frida Sofia è diventata un simbolo di speranza per l’intero paese: mentre i lavori alla scuola Rebsamen continuano, in tutto il Paese le squadre di soccorritori continuano a scavare alla ricerca di eventuali sopravvissuti o dei corpi sepolti sotto gli edifici. Sotto le macerie della scuola di Città del Messico potrebbero esserci altri due bambini ancora vivi: sarebbe stata la stessa bimba a dirlo ai soccorritori, specificando che si trovano accanto a lei.

    I soccorritori l’hanno raggiunta nelle prime ore del mattino, le hanno passato l’acqua e le hanno parlato, cercando di rassicurarla. Secondo quanto riportano i media locali, l’operazione di salvataggio della piccola Frida Sofia è molto complicata e temono che anche solo spostare troppe macerie possa far crollare la zona di sicurezza che si è creata attorno alla bimba.

    Il ministro dell’Istruzione Aurelio Nuño, in un’intervista all’emittente Televisa, ha ricordato che si stanno ancora cercando con urgenza i genitori della bambina: “Speriamo si mettano in contatto con le autorità al più presto anche per darci informazioni sulla piccola”. Da quanto risulterebbe dai registri della scuola, potrebbe anche non chiamarsi Frida Sofia.

    “Pensavo fosse un brutto sogno, non ce la facevo a credere che stesse davvero succedendo”, ha raccontato uno dei bambini che è sopravvissuto al crollo della scuola. Intervistato insieme al padre davanti a quello che resta dell’edificio, il piccolo Rodrigo Heredia ha raccontato di aver cercato di scendere al piano terra appena sentito che “tutto si muoveva”, ma di aver sentito “qualcosa di molto grosso che cadeva e una colonna di fumo che si alzava”.

    Rodrigo è uno dei bimbi che erano a scuola il giorno del terremoto e che è riuscito a salvarsi grazie al suo spirito di iniziativa. Il piccolo ha seguito i consigli del piano di evacuazione e ha cercato degli amici, trovandone però solo due: arrivati davanti alla porta di uscita, l’ha trovata bloccata e così hanno scalato un muro per fuggire. “Credo che un mio amico è riuscito a salvarsi scappando da una finestra che dava sulla strada, e un altro è in ospedale, ma fuori pericolo”, ha aggiunto.

    Intanto, come racconta il quotidiano El Universal, da sotto le macerie vengono portate alla luce gli oggetti personali di quello che doveva essere un giorno normale di scuola: un pantalone della tuta, una cartella, delle scarpe da ginnastica.