Corea del Nord, il test nucleare fa tremare il mondo: perché Kim Jong-un è un pericolo reale

Pyonyang spaventa nemici e alleati con il test della bomba a idrogeno che ha causato un terremoto di 6.3 gradi: per la Corea del Sud si tratta della bomba 'più potente di sempre'. Ira degli Stati Uniti, Giappone e Seoul in allerta: cosa rischia il mondo nel caso dello scoppio di una guerra

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    Corea del Nord, il test nucleare fa tremare il mondo: perché Kim Jong-un è un pericolo reale

    La Corea del Nord spaventa il mondo dopo il test nucleare effettuate domenica 3 settembre alle 5:30 ora italiana, le 12:30 locali: Kim Jong-un ha testato una bomba H, “la più potente bomba nucleare artificiale“, secondo quanto annunciato dalle autorità sudcoreane, con l’obiettivo di “armare presto un super missile intercontinentale“. Come se non bastasse, da Seoul arriva la notizia di un altro possibile lancio di missili a breve dopo quello che ha sorvolato il Giappone. Per Pyongyang si è trattato del sesto test nucleare dal 2006, il più potente di sempre, in grado di sviluppare un’onda d’urto pari a 5 volte quella della bomba nucleare sganciata dagli USA su Nagasaki il 9 agosto 1945. Effettuato nel sito di Punggye-ri, nel nord-est del Paese, ha scatenato un sisma artificiale di 6,3 gradi sulla scala Richter. Le reazioni internazionali sono state durissime e la parola “guerra” comincia a circolare nell’aria: Kim Jong-un è davvero pericoloso?

    Il test nucleare e la potenza dell’ordigno dimostrerebbero che Kim Jong-un è pericoloso. Lo è di fatto, visto l’arsenale che ha costruito la sua famiglia dagli anni Novanta e che lui stesso ha continuato a ingrandire: armi e un esercito tra i più numerosi al mondo (il quarto per l’esattezza), sono a sua disposizione e ha già dimostrato di essere pronto a tutto pur di rimanere al potere.

    Corea Nord: Seul, sisma possibile test nucleare
    I sismologi sudcoreani mostrano il terremoto causato dal test nucleare di Pyongyang / Ansa

    Kim non è uno sprovveduto o un pazzo: è anzi un politico feroce e intelligente e lo è sempre stato. A cambiare è lo scenario internazionale in cui si muove, a partire dagli Stati Uniti. Non che sotto la presidenza Obama non ci siano stati lanci di missili, test nucleari e provocazioni: quello che è cambiato è la risposta di Washington con l’arrivo di Donald Trump.

    Obama avvertì il suo successore che il vero pericolo alla stabilità del mondo era Kim. Nei primi mesi della presidenza, Trump sembrava aver fatto tesoro del consiglio e sembrava aver aperto alla possibilità di dialogo. È bastato che il dittatore nordcoreano continuasse a fare quello che aveva sempre fatto da quando è al potere che il presidente USA ha cambiato tono.

    Dagli USA è arrivata la minaccia di rispondere con “fuoco e furia” alle provocazioni di Kim che, per tutta risposta, ha alzato l’asticella dello scontro, continuando imperterrito a fare test militari. “Il dialogo non funziona, la Corea del Nord capisce una cosa sola“, ha tuonato. L’opzione militare è stata messa sul tavolo da Washington ma Trump non è il solo.

    Vladimir Putin lo ha messo nero su bianco in un articolo che ha scritto in occasione del vertice dei paesi del BRICS – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica – che si sta tenendo in Cina. “Per la Russia l’idea che i programmi missilistici-nucleari nordcoreani possano essere bloccati dalla sola pressione su Pyongyang è un errore e non ha futuro: i problemi della regione devono essere affrontati attraverso un dialogo che coinvolga tutte le parti senza precondizioni”, si legge nel testo.

    Mosca è stata chiara: il dialogo e le sanzioni, rinnovati dal Consiglio di Sicurezza ONU a ogni lancio missilistico, non funzionano perché la situazione si è “aggravata“: per Putin “le provocazioni, la pressione e la retorica militarista e insultante sono un vicolo cieco“.

    A frenare Russia e USA dovrebbe essere la Cina, da sempre alleata della Corea del Nord. Pyongyang dipende economicamente da Pechino che, a sua volta, ha permesso lo sviluppo di un arsenale nucleare da usare come uno scudo per gestire la sua influenza nella Regione.

    Questa volta però anche il presidente cinese Xi Jinping ha reagito con durezza e da Pechino è arrivata una formale protesta per il test nucleare. Il presidente cinese è il vero ago della bilancia, l’unico in grado di colpire davvero la Corea del Nord ma è anche il solo a cui conviene la sua permanenza al potere.

    2017 BRICS Summit in China
    Vladimir Putine e Xi Jinping al vertice BRICS in Cina / Ansa

    La soluzione potrebbe arrivare dall’accordo tra Russia e Cina, come emerso dopo il bilaterale tra i due paesi, in cui si è tracciato un programma che prevede un accordo sulla penisola coreana “per promuovere la progressiva riduzione delle tensioni e la creazione di un meccanismo per una pace e una sicurezza duratura“, come scritto da Putin nel suo articolo. L’obiettivo è denuclearizzare la Corea del Nord, disinnescando il pericolo di un conflitto: in questo modo otterrebbero anche la riduzione delle esercitazioni militari USA nell’area che non piacciono né a Mosca né a Pechino.

    Tra l’incudine e il martello ci sono la Corea del Sud e il Giappone, i paesi che potrebbero pagare un prezzo altissimo in una guerra con la Corea del Nord. Seoul ha già iniziato le esercitazioni per essere pronta in ogni caso: l’elezione di Moon Jae-in aveva fatto ben sperare, visto che è sempre stato fautore del dialogo tra le due Coree, ma ora il presidente sudcoreano ha definito “un errore assurdo” il test nucleare e ha chiesto la “più forte punizione possibile“.

    Con lui si è schierato anche il premier giapponese Shinzo Abe. Il Giappone è stato il primo Paese a confermare il test nucleare e Abe ha definito la provocazione “assolutamente inaccettabile“, mentre dal ministro degli Esteri Taro Kono è arrivata la richiesta di nuove sanzioni Onu.