Cosa sta succedendo in Venezuela: le tappe della crisi e il futuro del Paese

Cosa succede in Venezuela oggi? Se è vero che non esiste un disastro peggiore di una guerra civile per un paese, gli analisti sono pronti ad affermare che per il Venezuela si sta pericolosamente avvicinando quel momento. E buona parte della responsabilità viene imputata al presidente Nicolas Maduro.

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    Cosa sta succedendo in Venezuela: le tappe della crisi e il futuro del Paese

    Il Venezuela è sull’orlo della guerra civile e da mesi denunciamo che la popolazione sta vivendo una crisi umanitaria, economica e sanitaria senza precedenti. Non ci sono soldi per pagare gli stipendi, mancano i viveri, manca addirittura il pane, mancano i farmaci per curarsi, la gente stremata non ne può più, le proteste dei dissidenti anti Maduro vengono represse nel sangue dalla polizia, dagli agenti della guardia nazionale, insomma il paese sembra stare su una polveriera pronta a saltare in aria. Eppure stiamo parlando di un Paese ricco: il commercio delle ingenti riserve petrolifere potrebbe permettere ai suoi 30 milioni di abitanti di vivere dignitosamente, invece l’80% dei venezuelani è sull’orlo della fame, in balia di una politica cieca e di un altissimo e molto diffuso livello di corruzione. Sembra chiara una prossima svolta autoritaria, soprattutto dopo l’elezione dell’assemblea costituente voluta dal presidente Nicolas Maduro con le elezioni finite nel sangue del 30 luglio scorso, che ha dichiarato il proprio potere assoluto ‘occupando’ il Parlamento. Intanto Maduro ha ottenuto anche l’appoggio del mito del calcio Diego Armando Maradona, pronto ‘a vestirsi da soldato per combattere contro l’imperialismo’.

    Se è vero che non esiste un disastro peggiore di una guerra civile per un paese, gli analisti sono pronti ad affermare che per il Venezuela si sta pericolosamente avvicinando quel momento. E buona parte della responsabilità viene imputata al presidente Nicolas Maduro.

    LE TAPPE DELLA CRISI: MADURO AL POTERE

    Quando nel 1998 Hugo Chávez, padre del socialismo bolivariano, è eletto Presidente del Venezuela, nomina Maduro come deputato all’Assemblea Nazionale Costituente, organo che nel 1999 avrebbe scritto la nuova Costituzione del paese. Nel 2005 viene nominato presidente del Parlamento. L’anno successivo è capo del Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri, nel 2012 è nominato vicepresidente e alla morte di Chavez, avvenuta nel 2013 per un cancro, si candida a presidente del Venezuela, indicato come suo successore dallo stesso Chavez, prima di morire. Ed effettivamente il 14 aprile di quell’anno vince le elezioni ottenendo il 50,78% dei voti contro il 48,95% del contendente e viene eletto alla Presidenza della Repubblica proseguendo idealmente la strada del indicata da Chávez. In questi anni Maduro, però, ha trovato tante difficoltà in un Paese come il Venezuela dove criminalità e corruzione la fanno da padroni. E dopo il brusco calo del prezzo del petrolio, l’economia venezuelana si è come dissolta e la sua ricchezza evaporata, o è andata a riempire le tasche di pochissime persone.

    Tre anni dopo l’elezione del presidente Nicolas Maduro, quello che era uno tra i paesi più ricchi dell’America Latina vive una condizione di vera e propria emergenza politica, sociale, umanitaria. Caracas ha 160 miliardi di debiti, soprattutto verso la Cina, e circa 10 miliardi di riserve: se i creditori esigessero l’immediato saldo del debito, il Venezuela finirebbe in bancarotta in pochi secondi.

    INFOGRAFICA: VENEZUELA

    CHAVISTI CONTRO ANTICHAVISTI

    Con l’arrivo di Maduro al potere la politica chavista ha cominciato a cambiare pelle e interessarsi quasi esclusivamente alla demagogia. L’unico interesse del presidente è sembrato a molti quello di esasperare i concetti cari alla lotta di classe contro l’”imperialismo”, contro i ricchi, ma qualsiasi tipo di lavoro di programmazione economica è stato in pratica ignorato, tanto da portare il Paese sull’orlo del default. Da aprile scorso in piazza scendono a manifestare gli antichavisti contrari a Maduro e alla sinistra, ma anche molti chavisti si sono schierati contro il presidente perché si sono sentiti traditi.

    Da Caracas è tornata a parlare anche la ex procuratrice Luisa Ortega Diaz, chavista convinta ma rimossa da Maduro perché contraria alla creazione della Costituente. I recenti “atti di forza” di Maduro, ha detto, “evidenziano che siamo di fronte a un nuovo governo di fatto, un golpe contro la Costituzione, le leggi e la nostra forma di Stato”, ha affermato. Ha poi ribadito di considerare illegittima l’Assemblea costituente e ha parlato di 128 persone “assassinate” durante l’ondata di proteste antigovernative iniziata il 1 aprile, quando ha detto che ci sono stati “organismi coinvolti nelle violazioni sistematiche dei diritti umani“.

    LA COSTITUENTE OCCUPA IL PARLAMENTO

    Dichiarando il proprio potere pressoché assoluto. Ciò è accaduto dopo il voto del 30 luglio per l’Assemblea nazionale costituente, la cui creazione è stata osteggiata dall’opposizione e da gran parte della comunità internazionale, e per la cui elezione si è parlato di brogli. L’Assemblea ha celebrato una nuova sessione martedì, la prima nell’Emiciclo protocollare del palazzo del Parlamento, con cui ha messo in pratica il suo potere illimitato usando le aule dell’unico potere statale controllato dall’opposizione. La Guardia nazionale bolivariana ha impedito l’ingresso ai deputati, dopo che il controllo dell’Emiciclo era stato assegnato alla presidente Rodriguez. I seggi dei 110 deputati della maggioranza anti-chavista, sul totale di 167, sono stati sostituiti da 545 posti per i membri della Costituente. I membri della Costituente allineati a Maduro hanno approvato la legge che darà vita alla “potentissima Commissione verità” che “determinerà le responsabilità” delle violenze politiche avvenute dal 1999, quando si instaurò la cosiddetta rivoluzione bolivariana.

    I PAESI CHE CONDANNANO LA SVOLTA AUTORITARIA VENEZUELANA

    Intanto 17 Paesi americani denunciano “la rottura dell’ordine democratico” e annunciano che non riconosceranno le azioni del nuovo organo “illegittimo”. Da Lima è arrivata chiara la condanna di 17 Paesi americani alle azioni di Maduro. Cancellieri e delegati di Argentina, Brasile, Canada, Colombia, Cile, Costa Rica, Granada, Guatemala, Guyana, Honduras, Jamaica, Messico, Panama, Paraguay, Santa Lucia e Uruguay, convocati dal Perù, dopo una lunghissima sessione hanno dichiarato di non riconoscere la Costituente venezuelana, né le sue azioni, definendola illegittima. Hanno posto come condizione per il ritorno della democrazia in Venezuela l’annullamento del voto che ha formato il nuovo organo e anche valutato una serie di misure e sanzioni bilaterali e regionali contro Caracas. Gli stessi Paesi si riuniranno di nuovo a settembre, nell’ambito dell’Assemblea generale Onu. Intanto l’amministrazione Trump si prepara ad ampliare le sanzioni contro il Venezuela, congelando gli asset di altre 20 persone legate al presidente Nicolas Maduro.

    Maduro presidente Venezuela

    IL FUTURO DEL VENEZUELA

    In questo contesto in pratica coesistono due parlamenti opposti e concorrenti: l’opposizione venezuelana deve decidere se iscrivere o meno i propri candidati alle elezioni regionali, previste per il 10 dicembre prossimo. Il Consiglio nazionale elettorale ha aperto martedì i due giorni in cui le iscrizioni sono possibili. A differenza del governo chavista che ha cominciato a registrare i propri candidati, il blocco d’opposizione Mesa de la Unidad Democrática (Umd) non ha ancora preso una posizione chiara, mentre vari settori rifiutano di prendere parte alle elezioni, parlando di frode. I possibili scenari sono dunque tre, la definitiva trasformazione della democrazia in regime dittatoriale, l’aumentare delle proteste nelle piazze e la successiva repressione nel sangue fino alla morte dello Stato di diritto e l’intervento della mano militare per riportare ordine nel caos. Scenari decisamente cupi e preoccupanti, considerando che Maduro già in passato ha detto di essere pronto a ottenere con i proiettili ciò che non ottiene con i voti, segno che le forze armate sono pronte ad imporre con la forza la rivoluzione. Di recente Oscar Perez, l’ex membro del Cicpc che aveva sorvolato Caracas con un elicottero lanciando granate, ha detto che sta addestrando i giovani del gruppo Resistencia ad usare le armi. Altro segno evidente che in Venezuela ormai tutti sono pronti a tutto pur di mettere fine al caos che regna incontrastato da mesi.