Guerra all’Isis, jihadisti travestiti da donna per fuggire da Mosul

Tornano a circolare le immagini di miliziani vestiti con abiti femminili per tentare la fuga dalla città liberata dall'esercito iracheno

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    Guerra all’Isis, jihadisti travestiti da donna per fuggire da Mosul

    Niqab e trucco sono diventate le nuove armi degli jihadisti travestiti da donna per fuggire da Mosul. Sul web tornano a circolare le immagini di miliziani catturati dall’esercito iracheno mentre tentavano di sfuggire ai controlli o di abbandonare la città facendosi passare per donne. Molte delle immagini sarebbero state fatte circolare sui social media dagli stessi militari iracheni in una sorta di umiliazione finale per gli jihadisti, venendo poi riprese dai media arabi e poi occidentali, in particolare i tabloid inglesi come il Sun o il Daily Mail. Sulla veridicità delle immagini che circolano in rete c’è ancora molto da indagare, ma non è la prima volta che circola la notizia di miliziani dell’Isis travestiti da donna per fuggire dagli eserciti regolari o dalle forze della coalizione anti Daesh.

    L’uso di indossare abiti femminili per nascondersi dai nemici è stato confermato più volte anche in anni passati e in diversi territori sotto il controllo dell’Isis. L’ultimo avvistamento è arrivato a giugno 2017 da Raqqa, la presunta capitale del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi: a registrarlo sono state le Syrian Democratic Forces che hanno registrato la fuga di due uomini nascosti dal velo integrale.

    Le presunte foto dell’esercito iracheno pubblicate tra gli altri dal Daily Mail

    In mancanza di altri riscontri, le uniche fonti che arrivano dai territori liberati sono quelle degli eserciti impegnati contro l’Isis. Le immagini più recenti arriverebbero da Mosul, la città irachena da poco liberata dall’Isis, dove le donne sono tornate finalmente a volto scoperto e per una precisa volontà dei militari che avrebbero trovato molti jihadisti travestiti da donna.

    Le donne nei territori controllati dall’Isis sono costrette a indossare il niqab, il lungo velo nero che copre tutto il corpo e lascia scoperti solo gli occhi. Quello che era uno strumento di umiliazione per le donne, ora sarebbe diventato l’asso nella manica dei miliziani, nascosti dal velo integrale mentre fuggono insieme ai civili o tentano di lasciare la città. Da qui l’ordine a Mosul di non portare più il niqab.

    Già nel 2015 era stata la tv al Arabiya a parlare di una “fuga generalizzata” dalla città di Ramadi, capoluogo della provincia sunnita irachena al Anabr, di miliziani travestiti da donne, pubblicando anche alcuni scatti.

    La testimonianza più ripresa è quella pubblicata sui social dal SDF Press Center, pubblicato sul canale Youtube dell’organo di stampa delle forze democratiche siriane il 21 luglio 2016, in cui sono ripresi degli uomini, presumibilmente dei miliziani dell’Isis catturati il 22 giugno con indosso il velo integrale femminile nei pressi di Manbij, nel nord della Siria.

    Di questo episodio però non ci sono altri riscontri anche perché è sempre difficile dire se ciò che arriva dalle zone di guerra sia vero o meno.

    Anche l’ultima notizia che sta circolando sui social network di un battaglione gay anti Isis operativo a Raqqa non ha trovato riscontri ufficiali o meglio, dovrebbe esistere ma non è stato confermato dai vertici militari curdi.

    La foto che sta circolando online è stata riportata dai profili social dell’IRPGF, International Revolutionary People’s Guerrilla Forces (IRPGF), movimento anarchico curdo-siriano che sta combattendo a fianco delle milizie curde – come Ypg – contro l’Isis.

    Il gruppo ha anche un nome, The Queer Insurrection and Liberation Army (Tqila), l’Esercito insurrezionale queer di liberazione, e sarebbe già attivo a Raqqa, come ha dichiarato Heval Rojhilat, portavoce del gruppo. La notizia è molto importante anche perché l’omosessualità è considerata un’aberrazione in quasi tutto il Medio Oriente, non solo dall’Isis ma anche da altri governi e da altre religioni, cristiani compresi.

    Mentre si inizia a parlare del primo battaglione militare LGBT, Mustafa Bali, direttore del media center del SDF, rilascia una dichiarazione, riportata dalla Nsnbc, in cui “pur sottolineando il profondo rispetto per i diritti umani, compresi i diritti degli omosessuali“, si nega la formazione del battaglione nell’ambito delle loro forze armate, specificando che “questa notizia è falsa“.

    La prudenza per tutto ciò che arriva dalle zone di guerra, specialmente contro l’Isis che ha sviluppato una strategia comunicativa molto potente, non è mai troppa, e tutto va preso con le pinze. Alla luce di quanto detto sopra possiamo però dire che la notizia di jihadisti travestiti da donne è presumibilmente vera, in una sorta di beffarda legge del contrappasso.