Birra e sviluppo sostenibile: la sfida è arrivare a zero emissioni di Co2 e spreco d’acqua

La birra alla spina è una scelta sostenibile per l'ambiente e l'economia: ecco come cambia il mercato se si attuano programmi di sostenibilità direttamente in azienda

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    Birra e sviluppo sostenibile: la sfida è arrivare a zero emissioni di Co2 e spreco d’acqua

    Può una birra alla spina contribuire a salvare il mondo? Sì, se è prodotta in maniera intelligente e sostenibile. Come? Portando cioè a zero tutto ciò che è spreco delle risorse, come l’acqua, e usando il meno possibile materiali inquinanti, per limitare al massimo la Co2 immessa nell’atmosfera. Di esempi ce ne sono tanti, anche in Italia, dove si stanno moltiplicando le aziende virtuose che seguono programmi di sostenibilità nelle loro produzioni.

    A parlarci dell’ultimo bilancio di sostenibilità sempre più green di Carlsberg Italia è l’Ad Alberto Frausin, che ha illustrato i dati del programma di sostenibilità ‘Toghether Towards Zero’ che mira a consumare meno acqua, a emettere lo zero per cento di Co2 in aria, in un’ottica di produzione e consumo responsabile. “In Italia questa sfida l’abbiamo presa e siamo riusciti a fare un passo in avanti nella storia della nostra azienda. Il passo l’abbiamo fatto introducendo un sistema che consente al nostro paese di vendere un prodotto molto più alla spina rispetto a lattine e bottiglie che hanno un impatto ambientale molto negativo. Abbiamo fatto crescere di sette punti la percentuale di prodotti in spina rispetto alla bottiglia, che è un’enormità. E la sfida dei prossimi cinque anni è di fare un altro salto di dieci punti e finalmente cominciamo ad entrare in Europa anche sul consumo della spina soprattutto nei bar, ristoranti, pizzerie dove andiamo a fare consumo fuori casa”.

    Il sistema di spillatura della birra DraughtMasterTM è infatti molto innovativo, dato che utilizza fusti in Pet al posto dei tradizionali in acciaio e soprattutto non utilizza Co2 aggiunta. Nel 2016 l’utilizzo dei fusti in Pet ha sfiorato quota 90%, questo ha permesso di risparmiare all’ambiente 10.607.300 Kg di Co2, equivalenti all’anidride carbonica assorbita da 424.300 alberi. Inoltre l’azienda sta verificando la possibilità di granulare i fusti in Pet al fine di crearne materia prima seconda da immettere nel mercato in un’ottica di economia circolare. Per quanto riguarda i rifiuti, nel 2016 il 100% dei rifiuti prodotti in stabilimento è stato destinato al recupero.

    Inoltre il vantaggio ambientale consiste anche nel risparmio dell’acqua: -18% di consumo complessivo rispetto al 2015, una quantità risparmiata pari all’acqua contenuta in 39 piscine olimpioniche o a quasi due milioni di bucati da 5 chili. Tutto questo è stato possibile “grazie al ritmo più serrato dei monitoraggi ordinari, passati da mensili a settimanali” e per quanto riguarda lo smaltimento delle acque, il vantaggio è stato evidente grazie alla messa in opera dell’impianto di depurazione delle acque modificato e manutenuto di recente, che ha permesso di restituire all’ambiente acqua di qualità molto vicina a quella prelevata.

    Il manager, entrato da dieci anni a capo di un’azienda in difficoltà economica, ha concluso la relazione ponendo l’accento su quanto fatto finora dal suo team di lavoro: ”Ho trovato persone con grande passione e voglia di riscatto, nonostante i problemi. E insieme ci siamo impegnati a cambiare le sorti dell’azienda che ha chiuso nel 2016 l’esercizio in utile con un valore aggiunto lordo globale di 33,7 mln di euro. Un traguardo possibile perché alla qualità del prodotto, caratteristica che ci è riconosciuta con sempre maggior convinzione dai nostri consumatori, abbiamo saputo legare l’eccellenza di prodotto e l’innovazione tecnologica che ci ha permesso di rivoluzionare il mondo della birra senza mai perdere di vista la cultura di sostenibilità che è diventata parte integrante dei nostri comportamenti quotidiani, permettendoci di diminuire il nostro impatto ambientale”.

    In collaborazione con AdnKronos