La crisi in Venezuela, Maduro e il chavismo tradito

Il Venezuela è in crisi e le notizie che arrivano dalla Repubblica Bolivariana sono sempre più drammatiche. La delusione per il chavismo trasformato in una sorta di regime dittatoriale va di pari passo con la povertà dilagante e l'aumento della criminalità

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    Il Venezuela sta vivendo la peggiore crisi umanitaria e sanitaria della sua storia e allo stesso momento una crisi sociale che vede i poveri essere l’81% della popolazione, contro il 34,1% del 2014. Tre anni dopo l’elezione del presidente Nicolas Maduro, quello che era uno tra i paesi più ricchi dell’America Latina vive una condizione di vera e propria emergenza. Non solo manca letteralmente il pane per mangiare, dato che la farina per i forni è razionata, ma la maggior parte della popolazione non ha nemmeno i soldi per sfamarsi. L’emergenza sanitaria ha ormai toccato livelli drammatici, i venezuelani non riescono a curarsi, i farmaci reperibili solo al mercato nero e a prezzi altissimi. Il parlamento di fatto è stato annullato, Maduro vuole mettere mano alla Costituente e spera di trascinarsi al 2018, scadenza naturale del suo mandato. Intanto in piazza le proteste represse nel sangue proseguono da mesi, ma anche parte dello zoccolo duro dei chavisti ha cominciato a storcere il naso contro Maduro, perché il chavismo, dicono i puristi, non è ‘nato’ con queste intenzioni.

    In nome del chavismo, l’ex sindacalista Nicolas Maduro è salito al governo dopo la morte di Hugo Chavez alla guida della Repubblica Bolivariana, mirando a un modello di socialismo reale che però, ad oggi, invece di centrare l’obiettivo di una pace sociale portata da una maggiore giustizia tra i vari strati della popolazione, ha visto aumentare sia la frammentazione della società che l’instabilità politica, fino a portare il Paese allo stremo delle forze, in balia di una profonda crisi, anche culturale e in un contesto che appare sempre più simile a un regime dittatoriale.

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    COSA SI INTENDE PER CHAVISMO

    Il chavismo è una filosofia politica che prende il nome proprio da Hugo Chavez, eletto presidente in Venezuela nel 1998. Per semplificare al massimo possiamo definirla come un’ideologia patriottica che mira a distribuire equamente le risorse economiche tra gli strati della società, basandosi su teorie socialiste, marxiste e terzomondiste, racchiudendo anche concetti cari al nazionalismo di sinistra e al socialismo rivoluzionario cubano.

    Lo scopo del chavismo, che prende come riferimento principale la figura di Simón Bolívar, è chiaramente una più diffusa giustizia sociale in nome della lotta alla povertà e all’imperialismo, verso una sorta di democratizzazione della libertà.

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    DIFFERENZE TRA IL CHAVISMO DI MADURO E QUELLO DI CHAVEZ

    Sono quindi tante le differenze tra il chavismo delle origini e quello di Chavez. Quest’ultimo ebbe un certo successo tra i venezuelani che lo scelsero come presidente nel 1998, grazie alle sue promesse di aiuto per la maggioranza povera della popolazione del Venezuela. Fu il primo che mise davanti agli obiettivi del governo azioni mirate in favore della lotta alla corruzione, per una maggiore giustizia sociale e ‘contro’ i privilegi dell’elite della classe ricca.

    Con le Missioni Bolivariane pensava di aiutare i poveri a combattere le malattie, l’analfabetismo, la malnutrizione. La politica chavista delle origini, perseguita da Chavez, aveva dunque come obiettivo il risanamento delle disastrose condizioni socioeconomiche della maggior parte dei venezuelani, attraverso la ripartizione del reddito in favore delle classi meno abbienti.

    Ma, dopo la morte di Chavez, Maduro non ha fatto bene alla causa, dimostrando di non essere in grado di proseguire l’ideale chavista del suo predecessore. Anzi, ha portato all’esasperazione alcune teorie del chavismo, come la lotta costante contro le fasce della popolazione con un più alto reddito, che ha aiutato a moltiplicare l’odio di classe verso i ricchi senza incoraggiare riflessioni culturali su come si costruisce la ricchezza.

    La politica troppo nazionalista e il fatto di essere percepito come traditore del chavismo delle origini, come un populista autoritario interessato solo a mantenere il potere, ha determinato una sorta di avversione della popolazione nei confronti del chavismo, tanto che i critici parlano di Maduro come un golpista, colui che ha definitivamente impoverito il Venezuela seguendo una politica fortemente isolazionista a livello internazionale, fattore che ha determinato l’allontanamento dei capitali stranieri dal Paese. In primis da parte degli Stati Uniti, e sembra un secolo da quando Obama, l’allora presidente Usa, nel 2016 sbarcava a Cuba in un clima di riconciliazione e speranza per un nuovo sviluppo dell’America Latina.

    L’avventura rivoluzionaria cominciata da Chávez, prima con il tentato colpo di Stato nel 1992, poi con la vittoria alle elezioni del 1998, e infine con l’elezione del suo delfino Maduro, non ha portato alla tanto auspicata fine della disparità sociale e dei conflitti, segno che il suo successore ha percorso la strada del Chavismo in maniera fallimentare, rincorrendo il sogno di un socialismo nazionalista di sinistra che non ha saputo, però, fare i conti con la crisi derivante dalla caduta del prezzo del petrolio, un tempo fonte principale di ricchezza.

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    Una crisi che rischia di far cadere il Venezuela, oggi, ancora più in profondità nel baratro della guerra civile, in un pericoloso stallo politico che dovrebbe allarmare la comunità internazionale.

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