Come comportarsi in caso di attentato terroristico: le cose da fare e quelle da non fare

I consigli degli esperti in caso di attentato terroristico per sapere cosa fare nei momenti di panico

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    Come comportarsi in caso di attentato terroristico: le cose da fare e quelle da non fare

    Come comportarsi in caso di attentato terroristico non sembra più una domanda retorica. Da ormai diverso tempo le grandi città europee sono diventate il bersaglio del terrorismo di matrice islamica e non solo (dopo Parigi e Nizza, l’attentato con il maggior numero di vittime su suolo europeo degli ultimi anni porta la firma del norvegese Anders Breivik con 77 morti nel doppio attacco a Oslo e Utoya). Il pericolo del terrorismo è reale e non va sottovalutato anche perché oggi i terroristi prendono di mira più i cosiddetti “soft target” che gli obiettivi sensibili, tenuti sotto stretta sorveglianza: sapere cosa fare e cosa non fare può essere sempre utile. Ecco una serie di consigli degli esperti da seguire in caso di attentato terroristico.

    Le informazioni che abbiamo raccolto arrivano dal manuale redatto dall’ufficio di sicurezza nazionale dell’antiterrorismo britannico (NACTSO) che è tornato a diffonderlo dopo l’attacco al London Bridge e Borough Market del 3 giugno. Fin dagli attentati di Parigi del 2015 l’antiterrorismo inglese ha redatto una guida su cosa fare in caso di attacco terroristico, anche perché Londra era già stata colpita nella prima ondata del terrorismo islamico in Europa con gli attacchi alla metro nel 2005.

    Prima di entrare nel dettaglio, occorre chiarire che non esiste una linea guida standard che vale per ogni situazione ma che ci sono atteggiamenti e accortezze che possiamo imparare per essere in grado di affrontare anche i momenti più terribili.

    L’atteggiamento mentale: essere pronti al peggio

    Quando nel 2015 la Bbc chiese a psicologi ed esperti militari cosa fare in caso di terrorismo, una delle prime cose fu l’atteggiamento mentale e la necessità di essere pronti. John Leach, esperto di psicologia della sopravvivenza, parlando del Bataclan spiegò come molte persone all’interno del locale confusero il rumore degli spari con dei fuochi d’artificio perché non ci si aspettava che qualcuno potesse sparare durante un concerto. “Rispondiamo al modello creato dal nostro cervello e non direttamente all’ambiente ed è questo che ci rende vulnerabili“, spiegò lo psicologo.

    Lo choc e il susseguirsi di attentati in situazioni e luoghi quotidiani (la metro, l’aeroporto, locali e ristoranti, concerti, vie e luoghi di festa, supermercati e mercati) dovrebbe ormai aver modificato il nostro modello mentale e aver accelerato il tempo di reazione.

    La prima cosa da fare dunque è non escludere una situazione di pericolo a priori ed essere pronti al peggio soprattutto a livello mentale: capire cosa sta succedendo, specie se si tratta di un vero attentato, vuol dire avere più tempo a disposizione per mettere in atto i giusti comportamenti.

    Niente panico

    Essere aperti al peggio non vuol dire farsi prendere dal panico . Non è solo una questione ideologica del non cedere al terrore e fare il gioco dei terroristi: è il giusto atteggiamento che può salvare la propria vita e quella degli altri. Mantenere la calma è la prima cosa da fare per affrontare una situazione di estremo pericolo senza commettere errori che potrebbero essere fatali.

    Il rischio è davvero enorme specie se ci si trova in un luogo affollato: la tragedia di Torino, costata la vita a una ragazza e il ferimento di oltre mille persone, dimostra come anche un falso allarme può scatenare il panico e, purtroppo, provocare vittime.

    Reagire velocemente

    Pensare al peggio, non farsi prendere dal panico e reagire velocemente: è questo il terzo consiglio da seguire in caso di attacco terroristico. Avere un tempo di reazione rapido non è semplice, specie per chi non è addestrato alle situazioni di pericolo, ma può fare la differenza.

    Inoltre, reagire con velocità spinge anche gli altri a mettersi in moto: le dinamiche di gruppo indicano che, finché si rimane in stallo, nessuno trova il coraggio di agire, ma che basta una sola persona perché gli altri ne seguano l’esempio.

    Fin qui i consigli generici che valgono per ogni situazione di pericolo, anche non legata al terrorismo: ora vediamo cosa fare nello specifico.

    Avere una via di fuga

    Collegato a quanto detto finora, uno dei consigli degli esperti è cercare una via di fuga prima ancora che possa succedere qualcosa. Si tratta di una delle prime regole della sopravvivenza: avere una mappa mentale del luogo in cui ci si trova permette di sapere dove andare in caso di pericolo.

    Quando si va al cinema, a un concerto, a teatro, al ristorante o in qualsiasi luogo pubblico affollato, è opportuno guardarsi intorno, trovare le vie di fuga più vicine e memorizzarle.

    Scappare

    Il manuale dell’antiterrorismo inglese tornato alla ribalta in questi tempi ha tre parole chiave: Hide (nasconditi), Run (corri), Tell (avverti). Si tratta di azioni che valgono per gli attentati in luoghi pubblici e affollati con diversi tipi di arma, da fuoco o bianca.

    La cosa migliore è correre via, convincere anche gli altri a scappare dal luogo dell’attentato, senza però farsi rallentare e tenersi il più lontano possibile. Quando si corre è bene eliminare tutto ciò che possa rallentarvi, che siano scarpe col tacco 12, borse e valige o altro.

    Non tutte le regole sono ferree. Il manuale dell’antiterrorismo inglese sconsiglia di fingersi morti, ma alcune persone al Bataclan si salvarono proprio fingendosi morti.

    La foto virale del giovane inglese in fuga dal London Bridge con la birra in mano è quanto di più lontana dal liberarsi delle cose inutili. Avere con sé dei liquidi invece potrebbe essere utile visto che si potrebbero gettarli in faccia agli attentatori e renderli ciechi anche se solo per pochi istanti, come ha spiegato all’Independent John Geddes, ex militare con 14 anni di esperienza nelle forze speciali.

    Nascondersi bene

    Se non si può fuggire, nascondersi bene è basilare specie in caso di attentato con armi, portato avanti sia da un singolo che da un commando. “Dove non si è visti, non si è colpiti dagli spari”, spiegò un ex soldato inglese, Ian Reed, intervistato nel 2015 dalla Bbc.

    Togliersi dalla visuale di chi sta sparando o di una persona armata e pericolosa può non bastare: occorre nascondersi in modo da non essere trovati. Se si trova una stanza dove ripararsi, bisogna chiudere le porte a chiave e non rimanere dietro la porta (anche per evitare di essere colpito da pallottole vaganti), ma trovare una posizione dove non essere visti anche nel caso dovessero sfondare le porte.

    In caso di sparatoria, bisogna prima di tutto buttarsi a terra o abbassarsi per non essere sulla traiettoria dei proiettili. In seguito è necessario trovare qualcosa con cui ripararsi: la cosa migliore è un muro di cemento, anche perché legno e metallo non sempre fermano le pallottole. Nel peggiore dei casi si possono usare dei tavoli, come al Bataclan, dove molte persone trovarono riparo semplicemente rovesciando i tavoli.

    Stare in silenzio

    Nascondersi bene vuol dire stare in silenzio e fare il meno rumore possibile: durante una situazione di pericolo con uomini armati bisogna mettere il cellulare silenzioso, togliersi qualsiasi cosa di dosso che possa far rumore e rimanere il più silenziosi possibile: solo a quel punto si possono chiamare le autorità.

    Avvisare le autorità

    Una volta al riparo, bisogna avvisare le autorità e dare tutte le informazioni di cui si dispone in maniera chiara e coincisa, senza troppi giri di parole: indicare la propria posizione con la maggior precisione possibile, specificare se ci sono ostaggi o vittime, descrivere quello che si vede e soprattutto seguire le istruzioni delle forze dell’ordine.

    Collaborare con le Forze dell’Ordine

    Dopo l’intervento delle forze dell’ordine, è necessario collaborare con loro e seguire alla lettera le loro indicazioni. Tenere le mani sulla testa ben in vista, non fare gesti inconsulti, mantenere la calma e non lasciarsi prendere dal panico sono tutte indicazioni che permetteranno alla Polizia di non confondervi con i terroristi.

    Rimanere vigili

    Dopo la fuga e ancor di più mentre si è nascosti bisogna rimanere vigili e lucidi. Chi è riuscito a scappare, dopo essersi allontanato il più possibile si deve rivolgere alle autorità e affidarsi alle loro direttive. Si sconsiglia di prendere i mezzi pubblici e di unirsi a gruppi numerosi di persone.

    Aiutarsi a vicenda

    Nel momento del bisogno è utile aiutarsi a vicenda. Come spiegò alla Bbc Chris Cocking, esperto di comportamento delle masse, la collaborazione aumenta le possibilità di sopravvivere: aiutare a rialzarsi chi è caduto durante la fuga evita che venga calpestato dalla folla così come aiutare chi si sta facendo prendere dal panico sono azioni che possono salvare la vita.

    (Non) Attaccare

    Il caso dell’attentato sul treno Amsterdam a Parigi, fallito grazie all’intervento di alcuni passeggeri, può far pensare che attaccare un eventuale terrorista possa essere utile. Gli esperti concordano che non lo è, a meno di essere addestrati: nel caso specifico due dei quattro passeggeri erano militari americani.

    Occhio ai social

    Infine, aggiungiamo noi una voce: occhio ai social. Il web è un mezzo di comunicazione potentissimo e può essere usato bene o male. In caso di un attentato terroristico, Facebook ha creato il Safety Check, strumento ottimo per poter comunicare ai propri cari la propria situazione: anche per questo, è bene aprire la propria connessione wifi in modo che si possa comunicare tramite il web e non intasare le linee telefoniche.

    I social vanno usati con moderazione anche in caso di attacchi: il caso dell’attentato a Nizza, con i video e le foto amatoriali delle vittime finiti sul web senza alcun filtro non sono servite a nulla se non a infangare la memoria di chi ha perso la vita. In ogni attentato le autorità chiedono di non divulgare informazioni non verificate, insieme a video e foto, non tanto per una questione di privacy ma per non creare ulteriore panico e disturbare le operazioni di polizia.