Classifica libertà di stampa: l’Italia guadagna 25 posizioni (nonostante Beppe Grillo)

Classifica mondiale libertà di stampa: l'Italia passa dal 77esimo al 52esimo posto, ma Reporters sans Frontieres punta il dito contro il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. Al primo posto della classifica sulla libertà di stampa la Norvegia, all’ultimo la Corea del Nord. Molto male la Turchia

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    Classifica libertà di stampa: l’Italia guadagna 25 posizioni (nonostante Beppe Grillo)

    La libertà di stampa in Italia è decisamente migliorata, nonostante le pressioni della criminalità e di alcuni politici come Beppe Grillo. Nella classifica mondiale annuale stilata da Reporters sans Frontieres, l’Italia ha guadagnato ben 25 posizioni, passando dal 77esimo al 52esimo posto. Al primo posto la Norvegia, all’ultimo la Corea del Nord. Molto male la Turchia.

    Il balzo in avanti dell’Italia rispetto allo scorso anno nella classifica della libertà di stampa è dovuto anche «all’assoluzione di diversi giornalisti, tra cui i due che sono stati processati nel caso Vatileaks» (Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi). Restano tuttavia dei problemi. Reporters sans Frontieres, l’organizzazione che vigila sullo stato della libertà di informazione nel mondo, sottolinea come nel nostro paese restino «intimidazioni verbali o fisiche, provocazioni e minacce», e «pressioni di gruppi mafiosi e organizzazioni criminali». Senza dimenticare che «sotto la pressione dei politici, spesso i giornalisti italiani optano per l’auto-censura». Tra i politici considerati pericolosi per la libertà di stampa c’è Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle. L’organizzazione, infatti, annovera tra i problemi alcuni «responsabili politici come Beppe Grillo che non esitano a comunicare pubblicamente l’identità dei giornalisti che danno loro fastidio». Per non parlare dei giornalisti che vivono sotto scorta a causa delle minacce mafiose.

    Libertà di stampa nel mondo: classifica

    La situazione della libertà di stampa nel mondo, ammonisce Reporters sans Frontieres, non è «mai stata così minacciata». Sotto accusa bufale, repressione e uomini «forti» come «Erdogan, Putin e Trump». La situazione resta «difficile» o «molto grave» in 72 paesi come Russia, Cina, India, quasi tutto il Medio Oriente, l’Asia centrale e l’America centrale, due terzi dell’Africa. Tra i ventuno paesi peggiori, definiti «neri», in cui la situazione della libertà è «molto grave», c’è l’Egitto (basti pensare alla fine fatta da Giulio Regeni). Il paese peggiore, dove la libertà di stampa non esiste, è la Corea del Nord, ultima al 180esimo posto. Poco meglio (si fa per dire) Turkmenistan ed Eritrea.

    Molto male Messico (147) e Turchia (155). In Turchia «si vive in una spirale repressiva senza precedenti in nome della lotta contro il terrorismo. Lo stato di emergenza consente alle autorità di liquidare il tratto di penna a decine di mezzi di comunicazione, riducendo il pluralismo in pochi giornali a scarsa circolazione. Decine di giornalisti sono arrestati senza processo, rendendo la Turchia la più grande prigione al mondo per i professionisti dei media». Il pensiero corre subito alla vicenda del giornalista Gabriele Del Grande, arrestato e poi rilasciato. Perdono posizioni anche la Polonia di Jaroslaw Kaczynski (54) e l’Ungheria di Viktor Orbán (71 posto). Quali sono i paesi dove la stampa è più libera? Quelli del Nord Europa. Al primo posto la Norvegia, seguita dalla Finlandia (che dopo sei anni perde il primo posto, a causa di «pressioni politiche e conflitti d’interesse»).