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Campi di concentramento per gay: dalla Germania nazista alla Cecenia

Campi di concentramento per gay: dalla Germania nazista alla Cecenia

I campi di concentramento per gay sono esistiti, prima della Cecenia, anche nella Germania nazista e a Cuba. L'omosessualità oggi è reato in 78 Paesi nel mondo: in alcuni i gay vengono torturati, in altri condannati a morte

da in Mondo
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    Campi di concentramento per gay: dalla Germania nazista alla Cecenia

    I campi di concentramento per gay in Cecenia insegnano che la storia si ripete. Gli omosessuali venivano sterminati anche nei lager della Germania nazista e nei campi di prigionia per gay a Cuba, voluti da Che Guevara. E oggi? La Cecenia purtroppo non è un’eccezione.

    Nel mondo sono infatti 78 i Paesi in cui essere gay è un reato: ci sono Stati come l’Iran in cui la tortura per i gay è all’ordine del giorno, altri, come l’Afghanistan, dove è prevista direttamente la condanna a morte per gli omosessuali. Tanto che esiste una vera e propria mappa dell’odio omofobo nel mondo.

    «Anche gli omosessuali sono vittime dimenticate del regime nazista. Quanti siano stati condannati e internati nei lager non è noto, sia per la distruzione di parte degli archivi, sia perché molti di loro come altre categorie di perseguitati dai nazisti, sono stati catturati dalla Gestapo e fatti sparire in base al decreto Nacht und Nebel (‘Notte e nebbia’) emanato da Hitler il 7 dicembre 1941, con lo scopo di eliminare i ‘soggetti pericolosi per il Reich’, senza lasciare traccia». Come ricorda Giorgio Giannini nel libro “Vittime dimenticate”, gli omosessuali erano considerati soggetti pericolosi e da eliminare dalla Germania nazista. Migliaia furono i gay e le lesbiche internate nei lager nazisti, insieme a ebrei, rom e altri “nemici” dello stato. I gay nei campi di concentramento nazisti erano riconoscibili mediante un triangolo rosa cucito sulla divisa da prigioniero, all’altezza del petto. Alle lesbiche veniva applicato invece un triangolo nero. Si stima che, tra il 1933 e il 1945, nella Germania nazista siano stati arrestati almeno 100mila uomini perché omosessuali. Almeno la metà di loro sono stati internati nei lager.

    Per i gay non è andata meglio nella Cuba rivoluzionaria. Secondo diverse fonti storiche fu proprio Ernesto Che Guevara, braccio destro di Fidel Castro durante la rivoluzione cubana, a perseguitare i gay organizzando il primo lager per omosessuali. Massimo Caprara, giornalista, scrisse: «Nel 1960 il procuratore militare Guevara illustra a Fidel e applica un Piano generale del carcere, definendone anche la specializzazione. Tra questi, ci sono quelli dedicati agli omosessuali in quanto tali, soprattutto attori, ballerini, artisti, anche se hanno partecipato alla rivoluzione». Carceri dove i prigionieri, quindi anche i gay, venivano spesso sottoposti a torture.

    omofobia

    La Cecenia, dove un centinaio di gay sono stati rinchiusi in una prigione segreta, oggi non è l’unico Paese omofobo. Secondo l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga) sono 78 i Paesi dove essere gay è reato, dove gli omosessuali sono nei migliori casi condannati al carcere, nei peggiori torturati o addirittura uccisi. Africa e Asia sono i continenti con il più alto tasso di Paesi che equiparano gli omosessuali ai criminali. Un po’ per l’arretratezza culturale, un po’ perché in molti Paesi viene applicata la sharia, la legge islamica.

    Ebbene sì, nel 2017 esistono tanti, troppi, Paesi al mondo dove essere gay è un reato per il codice penale, ma anche un comportamento considerato offensivo verso la morale e la religione. Tanto da meritare punizioni, lavori forzati, lapidazioni, esecuzioni pubbliche.

    Ecco alcuni esempi di Paesi nel mondo dove essere omosessuale è reato, dove leggendo alcuni articoli del codice penale vien da mettersi le mani tra i capelli. Carcere, multe, ma anche frustate in pubblico, amputazione degli arti, fino all’internamento in cliniche psichiatriche: questo succede ai gay in Arabia Saudita. In Bangladesh per gli omosessuali c’è il carcere a vita, neanche fossero serial killer o mafiosi. In Angola sono previsti lavori forzati. In Bahrain, con l’applicazione della sharia, i gay vengono deportati e imprigionati per dieci anni.

    In Camerun un uomo può essere condannato anche solo per atteggiamenti effeminati o per un sms un po’ troppo affettuoso verso un altro uomo. Il carcere è previsto anche in Birmania, India, Algeria, Burundi, Libia, Malesia, Marocco, Eritrea, Etiopia. A Gaza Hamas è spietato contro i gay: chi riesce a scampare alle torture e alla prigione fugge in Israele. In Ghana si organizzano retate in cui i gay vengono picchiati e anche violentati, prima di essere imprigionati. In Mauritania è prevista la lapidazione. In Siria la situazione per i gay è peggiorata con la guerra e con l’Isis: molti omosessuali vengono uccisi. In Russia è vietato fare propaganda omosessuale.

    In Iran ci sono tuttora le «retate del terrore» per «pulire le strade e le città dagli esseri malvagi e criminali». Tra cui i gay. Le punizioni? Per i maschi la condanna a morte, per i minorenni 74 frustrate e per le donne cento. In pubblico, ovviamente. Gli altri Paesi dove è prevista la pena di morte per gli omosessuali sono l’Afghanistan, gli Emirati Arabi Uniti.

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