Compagnia petrolifera rinuncia alle esplorazioni nelle terre degli indios incontattati

La canadese Pacific E&P cede alle pressioni delle associazioni e delle tribù e lascia una delle zone più incontaminate dell'Amazzonia peruviana

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    Foto © Survival

    Grande vittoria per chi lotta a fianco delle popolazioni tribali e indigene: la compagnia petrolifera canadese Pacific E&P ha rinunciato all’esplorazione petrolifera delle terre abitate da indios incontattati nell’Amazzonia peruviana. La decisione è stata comunicata con una lettera inviata a Survival International, associazione che si batte per i diritti delle popolazioni incontattate e indigene. Il Manager per le Relazioni Istituzionali e la Sostenibilità di Pacific E&P ha confermato di volete “rinunciare ai suoi diritti di prospezione nel Lotto 135 con decorrenza immediata. Vogliamo sottolineare nuovamente l’impegno della compagnia a condurre le sue operazioni nell’ambito della più alta sostenibilità e delle linee guida sui diritti umani“, si legge nella nota. Un successo di grande importanza, sottolineano da Survival International, che si era fatta promotrice di numerose azioni per bloccare l’esplorazione petrolifera di uno dei territori più incontaminati del pianeta, terra di tribù mai incontrate.

    La compagnia petrolifera aveva ottenuto il permesso per esplorare un enorme territorio della frontiera con l’Amazzonia incontattata, un’area ad alta biodiversità in cui abitano più tribù incontattate che in qualsiasi altra parte del mondo. Nello specifico, la porzione interessata era il Lotto 135, un’area della regione Yavarí Tapiche, al confine tra Brasile e Perù, in una zona della foresta amazzonica mai esplorata e dove vivono indios del tutto sconosciuti e che non hanno mai avuto contatti con il mondo occidentale.

    Come ricorda Survival International, l’organizzazione nazionale indigena del Perù (AIDESEP) chiede da oltre 14 anni che la zona venga adibita a riserva: per di più, parte della concessione petrolifera si trovava in un’area interna al nuovo parco nazionale Sierra del Divisor, una delle riserve naturali più grandi del mondo istituita per la salvaguardia ambientale e delle tribù incontattate.

    Le prime fasi di esplorazioni risalgono al 2012, ma da allora sono partite campagne di protesta da parte di Survival International e diverse organizzazioni indigene peruviane, tra cui AIDESEP, ORAU e ORPIO (Organización Regional de los Pueblos Indígenas del Oriente) che ha fatto causa al governo peruviano proprio per la minaccia delle prospezioni petrolifere, in barba alla convenzione ILO169, la legge internazionale per i popoli indigeni, che impone di proteggere i diritti territoriali indigeni, firmata dal Perù.

    Non voglio che i miei figli siano distrutti dal petrolio e dalla guerra“, aveva detto durante un incontro tra diverse tribù un Salomon Dudu, un uomo Matsés sopravvissuto al primo contatto con la forza alla fine degli anni ’90. “Le compagnie petrolifere ci stanno insultando e noi non resteremo in silenzio mentre ci sfruttano nelle nostre terre ancestrali. Se necessario, moriremo nella guerra contro il petrolio”, erano state le sue parole.

    È una grande notizia per le tribù incontattate, e per tutti coloro che vogliono fermare il genocidio che continua in tutte le Americhe dai tempi di Colombo”, ha dichiarato il Direttore generale di Survival Stephen Corry. “Tutti i popoli incontattati rischiano la catastrofe se la loro terra non sarà protetta, ma noi crediamo che rappresentino una parte essenziale della diversità umana e che il loro diritto alla vita debba essere rispettato. Non smetteremo di lottare affinché possano continuare a vivere“.