Trump caccia l’ambasciatore italiano a Washington troppo ‘renziano’

A un anno dalla nomina, Armando Varricchio potrebbe avere le ore contate...

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    L’ambasciatore italiano a Washington rischia il posto di lavoro. Il motivo? Non piace a Donald Trump. Armando Varricchio, veneziano, 55 anni, ex consigliere diplomatico di Renzi a Palazzo Chigi, da un anno rappresenta il nostro Paese negli Stati Uniti. Il suo mandato quindi sarebbe soltanto all’inizio, tuttavia secondo alcuni rumors insistenti, la sua poltrona sarebbe invece in bilico… e intanto si fa strada l’ipotesi di un cambio con un altro personaggio illustre della diplomazia, l’attuale ambasciatore a Londra, Pasquale Terracciano.

    La colpa, se così possiamo chiamarla, di Armando Varricchio, secondo l’entourage del nuovo Presidente degli Stati Uniti, è quella di essere troppo vicino ai democratici, ‘con la candidata sconfitta Hillary Clinton che, vicina di casa dell’ambasciata, è stata spesso avvistata tra le quattro mura della rappresentanza’, spiega La Stampa. E il fatto che Matteo Renzi sperasse nella vittoria della Clinton non giova affatto alla posizione di Verricchio: ‘È ovvio per me e per tanti di noi preferire Hillary Clinton come commander in chief’.

    Inoltre, una voce giunta all’orecchio di Trump avrebbe confermato che un paio di settimane fa, l’ex premier è volato per qualche giorno in California, e ha incontrato Varricchio a San Francisco. Un appuntamento non ufficiale, rimasto finora segreto, per rassicurarlo sulla sua posizione.

    Sono queste le ragioni per cui c’è chi sostiene che in questo momento l’ambasciatore scelto da Renzi, e simbolo di una fase in cui il nostro Governo si è apertamente schierato a favore dei democratici, non sia più la persona giusta per affiancare Trump e la sua squadra.

    Oltretutto, un sostituto di Varricchio sarebbe già stato individuato e arriverebbe dalla Gran Bretagna: si tratta dell’ambasciatore napoletano Terracciano, 60 anni, un diplomatico stimato, capace anche di iniziative coraggiose, come quando, nel 2011, decise di raggiungere Bengasi in gommone, per prendere contatto coi ribelli libici.